economia
L’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale è richiesto nell’articolo 2 della Costituzione. Si tratta di una disposizione mai troppo meditata nella sua attualità.
Lo sfilacciamento sociale al quale assistiamo, il crescente astensionismo elettorale, una certa disaffezione a tutto quello che non corrisponde all’immediato soddisfacimento di un interesse rappresentano altrettante violazioni dei doveri di solidarietà.
Per quello che riguarda le specifiche declinazioni economica e sociale di questi doveri, è preoccupante l’assuefazione alle notizie di ingentissimi incrementi patrimoniali di pochi (sempre più ricchi) in un contesto in cui fasce di popolazione sempre più ampie si trovano in una crescente difficoltà a far fronte anche alle esigenze quotidiane.
In questi giorni, il tema del lavoro e della sua adeguata remunerazione è al centro dell’attenzione del confronto politico. Non è accettabile che a professioni, anche indispensabili per la collettività, corrispondano retribuzioni così manifestamente inadeguate, mentre le rendite finanziarie assicurano profitti principeschi a chi ha il solo merito di poter disporre di enormi capitali.
Rispetto agli anni nei quali fu scritta la Costituzione, oggi le cose sono cambiate. I Costituenti non potevano immaginare i mutamenti di un tessuto economico sempre più condizionato dalla dimensione digitale, dall’intelligenza artificiale, dalle analisi basate su enormi quantità di dati e sulle conseguenze che derivano dall’economia globale.
In questo scenario così diverso da quello in cui la Costituzione è stata scritta, il rispetto dei doveri di solidarietà economica e sociale è sempre più necessario e urgente. Evidentemente, questi tempi nuovi richiedono sia un diverso e più attuale modo di pensare, sia strumenti di solidarietà che possano essere adatti alla rapidità con la quale, oggi, tutto cambia e si muove.
Ciò vale anche per gli assetti del sistema fiscale. Le modalità di distribuzione del carico fiscale e le scelte in questo ambito dovrebbero acquisire una nuova flessibilità. L’esigenza, infatti, è quella di rispondere alle necessità di un sistema colpito duramente dalla pandemia, dalla guerra, dall’inflazione. Sono sempre di più gli analisti economici che parlano apertamente di una recessione oramai vicina. In una situazione del genere, i doveri di solidarietà economica e sociale devono assumere una nuova forma, che può anche essere quella di un carico fiscale maggiormente concentrato, innanzitutto, sul mondo speculativo ma, anche, su quelle realtà commerciali che realizzano lauti profitti proprio per effetto di difficoltà contingenti nel sistema.
La pandemia, ad esempio, è stato un periodo di enorme fatica per moltissimi, ma non per tutti. I giganti delle vendite online hanno registrato enormi incrementi nelle vendite, i produttori di mascherine, gel igienizzanti e presidi sanitari hanno realizzato generosissimi guadagni. Non sarebbe stata un’eresia pensare a meccanismi fiscali che prevedessero un aumento delle imposte per questi soggetti economici con conseguente disponibilità di risorse da indirizzare verso i settori più colpiti. Allo stesso modo, anche oggi, a fronte di un sistema sostanzialmente fermo, ci sono realtà che stanno prosperando. Abbiamo letto di utili estremamente significativi per il sistema bancario, parte dell’export sta andando molto bene, la sanità privata guadagna spazi di mercato, complice un sistema pubblico sempre meno sostenuto e protetto. Non è (solo) una provocazione proporre di applicare, temporaneamente, aliquote fiscali maggiori per questi e per gli altri settori che prosperano mentre tutti gli altri soffrono. Il difetto che accomuna molte delle misure in ambito economico delle quali si sente parlare è che si tratta, sempre, di strumenti “orizzontali”, cioè che vengono applicati nello stesso modo a realtà e contesti che possono essere estremamente diversi tra loro. Il richiamo costituzionale ai doveri di solidarietà potrebbe offrire lo spunto per quello scatto di inventiva e di dignità necessario per uscire da quella che sembra sempre più una strada che non porta da nessuna parte. Le necessità, molto spesso, sono determinate da momenti; le risposte inefficaci le rendono strutturali, quelle ben costruite le trasformano in opportunità per migliorare il sistema, a vantaggio di tutti.
Il salario minimo, talvolta da fame, e le principesche rendite finanziarie
09 luglio 2023
Cuneo
L’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale è richiesto nell’articolo 2 della Costituzione. Si tratta di una disposizione mai troppo meditata nella sua attualità.
Lo sfilacciamento sociale al quale assistiamo, il crescente astensionismo elettorale, una certa disaffezione a tutto quello che non corrisponde all’immediato soddisfacimento di un interesse rappresentano altrettante violazioni dei doveri di solidarietà.
Per quello che riguarda le specifiche declinazioni economica e sociale di questi doveri, è preoccupante l’assuefazione alle notizie di ingentissimi incrementi patrimoniali di pochi (sempre più ricchi) in un contesto in cui fasce di popolazione sempre più ampie si trovano in una crescente difficoltà a far fronte anche alle esigenze quotidiane.
In questi giorni, il tema del lavoro e della sua adeguata remunerazione è al centro dell’attenzione del confronto politico. Non è accettabile che a professioni, anche indispensabili per la collettività, corrispondano retribuzioni così manifestamente inadeguate, mentre le rendite finanziarie assicurano profitti principeschi a chi ha il solo merito di poter disporre di enormi capitali.
Rispetto agli anni nei quali fu scritta la Costituzione, oggi le cose sono cambiate. I Costituenti non potevano immaginare i mutamenti di un tessuto economico sempre più condizionato dalla dimensione digitale, dall’intelligenza artificiale, dalle analisi basate su enormi quantità di dati e sulle conseguenze che derivano dall’economia globale.
In questo scenario così diverso da quello in cui la Costituzione è stata scritta, il rispetto dei doveri di solidarietà economica e sociale è sempre più necessario e urgente. Evidentemente, questi tempi nuovi richiedono sia un diverso e più attuale modo di pensare, sia strumenti di solidarietà che possano essere adatti alla rapidità con la quale, oggi, tutto cambia e si muove.
Ciò vale anche per gli assetti del sistema fiscale. Le modalità di distribuzione del carico fiscale e le scelte in questo ambito dovrebbero acquisire una nuova flessibilità. L’esigenza, infatti, è quella di rispondere alle necessità di un sistema colpito duramente dalla pandemia, dalla guerra, dall’inflazione. Sono sempre di più gli analisti economici che parlano apertamente di una recessione oramai vicina. In una situazione del genere, i doveri di solidarietà economica e sociale devono assumere una nuova forma, che può anche essere quella di un carico fiscale maggiormente concentrato, innanzitutto, sul mondo speculativo ma, anche, su quelle realtà commerciali che realizzano lauti profitti proprio per effetto di difficoltà contingenti nel sistema.
La pandemia, ad esempio, è stato un periodo di enorme fatica per moltissimi, ma non per tutti. I giganti delle vendite online hanno registrato enormi incrementi nelle vendite, i produttori di mascherine, gel igienizzanti e presidi sanitari hanno realizzato generosissimi guadagni. Non sarebbe stata un’eresia pensare a meccanismi fiscali che prevedessero un aumento delle imposte per questi soggetti economici con conseguente disponibilità di risorse da indirizzare verso i settori più colpiti. Allo stesso modo, anche oggi, a fronte di un sistema sostanzialmente fermo, ci sono realtà che stanno prosperando. Abbiamo letto di utili estremamente significativi per il sistema bancario, parte dell’export sta andando molto bene, la sanità privata guadagna spazi di mercato, complice un sistema pubblico sempre meno sostenuto e protetto. Non è (solo) una provocazione proporre di applicare, temporaneamente, aliquote fiscali maggiori per questi e per gli altri settori che prosperano mentre tutti gli altri soffrono. Il difetto che accomuna molte delle misure in ambito economico delle quali si sente parlare è che si tratta, sempre, di strumenti “orizzontali”, cioè che vengono applicati nello stesso modo a realtà e contesti che possono essere estremamente diversi tra loro. Il richiamo costituzionale ai doveri di solidarietà potrebbe offrire lo spunto per quello scatto di inventiva e di dignità necessario per uscire da quella che sembra sempre più una strada che non porta da nessuna parte. Le necessità, molto spesso, sono determinate da momenti; le risposte inefficaci le rendono strutturali, quelle ben costruite le trasformano in opportunità per migliorare il sistema, a vantaggio di tutti.