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Riccardo Botta, la sanità di 40 anni fa e quella di oggi

08 luglio 2023

Cuneo

Riccardo Botta “Lo sapete che nella più grande catena di alberghi della Germania occidentale non si costruiscono più i bagni con le vasche, ma solo con il box doccia ed i rubinetti dell’acqua sono tarati a 38°? Mentre noi in Italia tendiamo a fare delle vasche sempre più capienti ed a sprecare centinaia di litri al giorno! Ricordate che mentre in Europa si consumano mediamente 200 litri d’acqua  a persona, nel Sahel si vive con meno di tre litri”.  Riccardo Botta di Scarnafigi, che per 35 anni ha fatto l’infermiere in sala operatoria nell’Ospedale di Saluzzo, ricorda con queste parole il professor Lorenzo Burzio, a 100 anni dalla sua nascita:“Molti di noi uditori, in partenza per l’ Africa, pur avendo una mentalità terzomondialista,  non conoscevano i dati che lui continuava a snocciolare. Il ‘professore filosofo’ (così lo chiamavamo alla Lvia), spaziando nell’antropologia culturale, aveva già allora una mentalità ed una cultura ecologista. All’ inizio degli anni ‘70, la cultura ambientalista non esisteva come è strutturata oggi, al massimo si aveva una mentalità antinucleare, ma nulla che fosse legato ad una visione di tutela della natura, di consumo critico e di risparmio energetico. In quegli anni il boom economico permetteva ogni tipo di scempio ambientale. Lorenzo Burzio (allora sindaco di Saluzzo e insegnante di Filosofia delle Magistrali) viaggiava molto ed era a contatto con differenti culture, attento ai comportamenti di stampo  ambientalista. E Burzio, pur essendo un democristiano di ferro, già allora aveva una visione ecologista, da vero precursore!   Botta, che ricordi ha di quegli anni?  Anni di grandi cambiamenti sociali, di entusiasmi, di lotte per i diritti e di utopie. Certamente però per la sanità la fine degli anni ‘70 e i primi ’80 hanno segnato il periodo aureo del servizio sanitario prestato universalmente alla popolazione. Una riorganizzazione rivoluzionaria, con lo scopo di creare un servizio efficiente e orientato a soddisfare i bisogni delle persone, senza alcun tipo di discriminazione. Sotto il profilo umano e professionale, vedevamo il lavoro come una missione, un servizio. Il personale medico era totalmente maschile, quello infermieristico era quasi tutto femminile.  Come era il suo lavoro? Paragonare il lavoro di 40 anni fa a quello attuale non è possibile, non esisteva la legge sulla tutela dei lavoratori, si lavorava ancora oltre le 8 ore e io, come altri infermieri, facevo il turno di notte coprendo due reparti di Chirurgia ed il Pronto soccorso. Svolgevamo mansioni medico-chirurgiche in autonomia, non più permesse oggi. In sala operatoria oltre alle ore di normale servizio si facevano i ‘weekend di guardia’ arrivando anche a lavorare in urgenze continue per 27-30 ore ininterrotte! I suoi ricordi dei medici visti da vicino?  Le colonne degli anni ‘70 a Saluzzo sono stati i medici Priola, Mauro, Pavesi, Avagnina, Roccavilla, Rossano, Perotti e soprattutto Buratti, che con la sua équipe ha strutturato un’ortopedia, in concorrenza con Savigliano, di alto livello. Un’eccellenza: per la chirurgia della mano e la microchirurgia, Saluzzo era (con il CTO di Torino) il centro di riferimento per il Piemonte!   L’Ospedale di Saluzzo, allora?   C’era un comitato di gestione di 5 persone nominate che facevano capo ad un presidente, coadiuvato tecnicamente da un direttore sanitario… Io ho lavorato con differenti presidenti: Ruatta, Burzio, Cornaglia, Damiano… L’Ospedale copriva tutte le esigenze del vasto territorio saluzzese (più di 100.000 abitanti) prestando attività di medicina, chirurgia, infettivologia, ginecologia e ostetricia, ortopedia, pronto soccorso e trasporto in ambulanza. Pure il servizio sul territorio e la medicina preventiva facevano capo al Comitato di gestione. Lei era rappresentante sindacale Cgil: che rapporti aveva col presidente Burzio?  In quanto rappresentante sindacale, soprattutto lui era la nostra controparte. I rapporti erano oscillanti, da complessi e conflittuali a collaborativi. Per chi lo ha conosciuto, con il suo carattere spigoloso, sa che era ferreo sulle posizioni, ma sempre dialogante. Essendo culturalmente avanti anni luce rispetto ad altri esponenti politici, esibiva la sua superiorità culturale nei dibattiti, ma si infervorava positivamente acquisendo un atteggiamento dialogante quando si trovava di fronte a persone competenti e preparate, apparendo addirittura conciliante e disposto a fare un passo indietro dalle sue posizioni.  La sanità allora e la sanità oggi?     Ho vissuto come infermiere la sanità anni ’70 con le mutue, poi la riforma 833/78, la 502/92 e la 299/99 e vivo oggi come utente la complessa e lacunosa sanità attuale. Ho lavorato per una sanità per tutti che era un modello europeo, insieme ai Paesi nordici.  Non solo gli ospedali ma anche il servizio sul territorio dava buone prestazioni domiciliari. Interventi, visite e prestazioni diagnostiche venivano evase in tempo reale e non esistevano né code, né call center, né burocrazia asfissiante. I difetti di quegli anni erano legati soprattutto ad un certo tipo di clientelismo, visto che la sanità privata non esisteva. Attualmente si è vittima del sistema: entri in una lista e di lì in poi sei un numero che sarà evaso tra 6, 8, 12 mesi o peggio ancora! Ricordiamo tutti le promesse di Cirio nel 2022 (“Abbatteremo le liste di attesa da 6 a 3 mesi”) e oggi vediamo che si arriva anche ai 14 mesi di attesa ed oltre: e allora non ci resta che rivolgerci al privato!  Onestamente va ricordato che le prestazioni sanitarie costavano molto meno e non c’erano tutti gli strumenti e apparecchiature attuali costosissime.  Il concetto di universalità, di gratuità e solidarietà delle prestazioni cozza con il concetto di privato e di prestazioni a pagamento. Nella sanità pubblica, vengono sempre fatte le scelte giuste?   Come utenti siamo spesso, in questo ultimo decennio, tutti critici sulle scelte politiche in ambito sanitario e sulla sua gestione troppo caratterizzata dalla burocrazia e dall’abuso che i cittadini fanno del Servizio sanitario nazionale. Soprattutto dalle liste di attesa e dalla spinta verso la privatizzazione. Pensando all’Africa e ai suoi anni da volontario fra i poveri, e all’Italia di oggi, che pensa?  Sono stato il primo obiettore di coscienza della ‘Granda’ a fare il volontario in Africa e quando si trattava di rinnovare il periodo di volontariato, Lorenzo Burzio appoggiava sempre, sostenendomi, il mio desiderio con grande entusiasmo: lui era conscio dell’importanza della cooperazione internazionale. Lorenzo Burzio-inaugurazione dialisi 1978-foto di Nico Gedda L'inaugurazione della dialisi a Saluzzo nel 1978: Lorenzo Burzio è il secondo uomo a sinistra (foto di Nico Gedda)  
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