Davide Garnero, innamorato della Natura, è nato a Saluzzo l’11 maggio 1986 e vive a Brossasco: “I miei genitori hanno sempre vissuto a Venasca dove, grazie a mio nonno, hanno portato avanti l’azienda di famiglia fino agli anni Duemila. Ho studiato a Cuneo all’Ipsia Garelli (sezione meccanica) e ho completato i miei studi con il diploma nel 2005.
Cosa sognava di fare da bambino?
Sognavo di diventare meccanico della Scuderia Ferrari, per questo avevo preso l’indirizzo meccanico a scuola.
L’amore per la Natura, le piante e i fiori come è nato?
È stato graduale, credo che dentro di me ci sia stata un’evoluzione del pensiero e della consapevolezza che mi ha portato a lavorare in simbiosi con la terra.
Quando è nato e cosa è ‘Il ritmo della Natura’?
‘Il ritmo della Natura’ è un progetto post pandemia, quando ci siamo ritrovati a fare i conti con noi stessi e con il sistema in cui viviamo. L’idea nasce nel 2020 e si è sviluppata fino ad arrivare ad essere una idea concreta, con un'azienda nata nel 2021 e le prime coltivazioni con piante officinali e colture ortofrutticole nate l’anno successivo. L’azienda ha sede a Brossasco e il suo obiettivo è quello di ritornare alle origini di convivialità con la nostra terra, creando la giusta sinergia tra natura e uomo.
È vero che prevedete momenti collettivi e di meditazione per contemplare la vita e tutte le sue sfumature?
Sì, è vero: uno degli obiettivi del progetto ‘Il ritmo della Natura’ è anche quello di trovare una connessione con la Natura grazie a delle pratiche ed esercizi in essa: che siano momenti di meditazione o momenti collettivi, l’obiettivo è quello di far star bene l’anima e lo spirito, per affrontare la vita con l’energia positiva che a volte viene persa nella nostra quotidianità, fatta di stress e nervosismo eccessivo.
Il campo di lavanda di Serravalle di Piasco quando è nato?
Il campo a Serravalle di Piasco è nato nel 2022 e ad oggi ci sono 1.500 piantine di lavanda. Io provo un grande senso di libertà quando sono nei campi e c’è una bellissima atmosfera di pace e tranquillità, che aiuta a ritrovare se stessi!
Che progetti ha per il futuro?
Un traguardo importante è rendere il ‘lavandeto’ di Serravalle accessibile e renderlo carino per chi vorrà visitarlo e passare dei momenti al suo interno. Continuare a progettare degli eventi a contatto con la Natura, per invogliare le persone a star bene anche nello spirito e nell’anima. Io credo che il futuro sia anche questo: curare l’anima, avere una leggerezza interiore per affrontare al meglio i problemi della vita. La nostra prima casa, prima di tutto, siamo noi!
Il futuro della valle Varaita, con diversi giovani che ritornano e si mettono in gioco, come lo vede?
È molto bello che molti giovani (e non) stanno ritornando a vivere nella nostra valle: stiamo vivendo una rivoluzione silenziosa, dove se prima si andava a vivere in città dalla campagna, in questo momento storico stiamo vedendo che molta gente sta scappando dai grandi centri (diventati invivibili, anche per colpa della crisi climatica che ci soffoca).
Lei sostiene che “le persone vanno “rieducate”: ma in che modo?
Uso questo termine perché secondo me abbiamo perso il contatto con la Natura, con la nostra terra, con il nostro essere. Abbiamo e stiamo cercando di semplificare la vita, ma la vita ha un suo corso, i suoi tempi, ha i suoi alti e i suoi bassi. Ecco perché uso la parola “rieducare”: cioè essere in grado di gestire tutto questo con semplici pratiche, o cercare di avvicinare le persone ad amare la Natura e ad amarsi, per far nascere dei pensieri positivi e abbattere quei pensieri pesanti, negativi della società, purtroppo indottrinati dalla competizione e dai soldi!
La fatica più grande?
Quella di convincere i miei familiari ad una scelta “diversa”, un passo indietro alla solita vita, una decrescita, ma un grande passo verso una maggiore consapevolezza. La crisi climatica ha accelerato un processo in me e ho dovuto fare i conti con una società che non accettava il fatto di cambiare, quindi sì, la fatica più grande è questa, il sentirsi solo a provare a migliorare un processo in declino.
La soddisfazione più grande?
Il vedere con i miei occhi crescere e coltivare la verdura, la frutta, vedere crescere il ‘lavandeto’ in un posto diventato magico per noi, dove prima non c’era niente!
È possibile un mondo migliore di quello di oggi?
C’è già un mondo migliore, che vive sotto traccia, lontano dalla corrente dominante: ci sono persone che nella loro vita stanno portando avanti una rivoluzione, un ritorno alle vecchie abitudini, ai lavori antichi, alle coltivazioni ormai perse. Anche nella nostra valle, sono persone che hanno deciso di “lasciare la vecchia via per la nuova” e il movimento sta aumentando ogni anno. Io non posso dire che è la strada giusta, ma è l’unica che mi fa sperare nel futuro e mi permette di credere in un mondo migliore. Cambiare è possibile: io lo testimonio, io lo vivo.
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Davide Garnero, innamorato della Natura, è nato a Saluzzo l’11 maggio 1986 e vive a Brossasco: “I miei genitori hanno sempre vissuto a Venasca dove, grazie a mio nonno, hanno portato avanti l’azienda di famiglia fino agli anni Duemila. Ho studiato a Cuneo all’Ipsia Garelli (sezione meccanica) e ho completato i miei studi con il diploma nel 2005.
Cosa sognava di fare da bambino?
Sognavo di diventare meccanico della Scuderia Ferrari, per questo avevo preso l’indirizzo meccanico a scuola.
L’amore per la Natura, le piante e i fiori come è nato?
È stato graduale, credo che dentro di me ci sia stata un’evoluzione del pensiero e della consapevolezza che mi ha portato a lavorare in simbiosi con la terra.
Quando è nato e cosa è ‘Il ritmo della Natura’?
‘Il ritmo della Natura’ è un progetto post pandemia, quando ci siamo ritrovati a fare i conti con noi stessi e con il sistema in cui viviamo. L’idea nasce nel 2020 e si è sviluppata fino ad arrivare ad essere una idea concreta, con un'azienda nata nel 2021 e le prime coltivazioni con piante officinali e colture ortofrutticole nate l’anno successivo. L’azienda ha sede a Brossasco e il suo obiettivo è quello di ritornare alle origini di convivialità con la nostra terra, creando la giusta sinergia tra natura e uomo.
È vero che prevedete momenti collettivi e di meditazione per contemplare la vita e tutte le sue sfumature?
Sì, è vero: uno degli obiettivi del progetto ‘Il ritmo della Natura’ è anche quello di trovare una connessione con la Natura grazie a delle pratiche ed esercizi in essa: che siano momenti di meditazione o momenti collettivi, l’obiettivo è quello di far star bene l’anima e lo spirito, per affrontare la vita con l’energia positiva che a volte viene persa nella nostra quotidianità, fatta di stress e nervosismo eccessivo.
Il campo di lavanda di Serravalle di Piasco quando è nato?
Il campo a Serravalle di Piasco è nato nel 2022 e ad oggi ci sono 1.500 piantine di lavanda. Io provo un grande senso di libertà quando sono nei campi e c’è una bellissima atmosfera di pace e tranquillità, che aiuta a ritrovare se stessi!
Che progetti ha per il futuro?
Un traguardo importante è rendere il ‘lavandeto’ di Serravalle accessibile e renderlo carino per chi vorrà visitarlo e passare dei momenti al suo interno. Continuare a progettare degli eventi a contatto con la Natura, per invogliare le persone a star bene anche nello spirito e nell’anima. Io credo che il futuro sia anche questo: curare l’anima, avere una leggerezza interiore per affrontare al meglio i problemi della vita. La nostra prima casa, prima di tutto, siamo noi!
Il futuro della valle Varaita, con diversi giovani che ritornano e si mettono in gioco, come lo vede?
È molto bello che molti giovani (e non) stanno ritornando a vivere nella nostra valle: stiamo vivendo una rivoluzione silenziosa, dove se prima si andava a vivere in città dalla campagna, in questo momento storico stiamo vedendo che molta gente sta scappando dai grandi centri (diventati invivibili, anche per colpa della crisi climatica che ci soffoca).
Lei sostiene che “le persone vanno “rieducate”: ma in che modo?
Uso questo termine perché secondo me abbiamo perso il contatto con la Natura, con la nostra terra, con il nostro essere. Abbiamo e stiamo cercando di semplificare la vita, ma la vita ha un suo corso, i suoi tempi, ha i suoi alti e i suoi bassi. Ecco perché uso la parola “rieducare”: cioè essere in grado di gestire tutto questo con semplici pratiche, o cercare di avvicinare le persone ad amare la Natura e ad amarsi, per far nascere dei pensieri positivi e abbattere quei pensieri pesanti, negativi della società, purtroppo indottrinati dalla competizione e dai soldi!
La fatica più grande?
Quella di convincere i miei familiari ad una scelta “diversa”, un passo indietro alla solita vita, una decrescita, ma un grande passo verso una maggiore consapevolezza. La crisi climatica ha accelerato un processo in me e ho dovuto fare i conti con una società che non accettava il fatto di cambiare, quindi sì, la fatica più grande è questa, il sentirsi solo a provare a migliorare un processo in declino.
La soddisfazione più grande?
Il vedere con i miei occhi crescere e coltivare la verdura, la frutta, vedere crescere il ‘lavandeto’ in un posto diventato magico per noi, dove prima non c’era niente!
È possibile un mondo migliore di quello di oggi?
C’è già un mondo migliore, che vive sotto traccia, lontano dalla corrente dominante: ci sono persone che nella loro vita stanno portando avanti una rivoluzione, un ritorno alle vecchie abitudini, ai lavori antichi, alle coltivazioni ormai perse. Anche nella nostra valle, sono persone che hanno deciso di “lasciare la vecchia via per la nuova” e il movimento sta aumentando ogni anno. Io non posso dire che è la strada giusta, ma è l’unica che mi fa sperare nel futuro e mi permette di credere in un mondo migliore. Cambiare è possibile: io lo testimonio, io lo vivo.
Davide Garnero: cambiare è possibile
01 luglio 2023
Cuneo
Davide Garnero, innamorato della Natura, è nato a Saluzzo l’11 maggio 1986 e vive a Brossasco: “I miei genitori hanno sempre vissuto a Venasca dove, grazie a mio nonno, hanno portato avanti l’azienda di famiglia fino agli anni Duemila. Ho studiato a Cuneo all’Ipsia Garelli (sezione meccanica) e ho completato i miei studi con il diploma nel 2005.
Cosa sognava di fare da bambino?
Sognavo di diventare meccanico della Scuderia Ferrari, per questo avevo preso l’indirizzo meccanico a scuola.
L’amore per la Natura, le piante e i fiori come è nato?
È stato graduale, credo che dentro di me ci sia stata un’evoluzione del pensiero e della consapevolezza che mi ha portato a lavorare in simbiosi con la terra.
Quando è nato e cosa è ‘Il ritmo della Natura’?
‘Il ritmo della Natura’ è un progetto post pandemia, quando ci siamo ritrovati a fare i conti con noi stessi e con il sistema in cui viviamo. L’idea nasce nel 2020 e si è sviluppata fino ad arrivare ad essere una idea concreta, con un'azienda nata nel 2021 e le prime coltivazioni con piante officinali e colture ortofrutticole nate l’anno successivo. L’azienda ha sede a Brossasco e il suo obiettivo è quello di ritornare alle origini di convivialità con la nostra terra, creando la giusta sinergia tra natura e uomo.
È vero che prevedete momenti collettivi e di meditazione per contemplare la vita e tutte le sue sfumature?
Sì, è vero: uno degli obiettivi del progetto ‘Il ritmo della Natura’ è anche quello di trovare una connessione con la Natura grazie a delle pratiche ed esercizi in essa: che siano momenti di meditazione o momenti collettivi, l’obiettivo è quello di far star bene l’anima e lo spirito, per affrontare la vita con l’energia positiva che a volte viene persa nella nostra quotidianità, fatta di stress e nervosismo eccessivo.
Il campo di lavanda di Serravalle di Piasco quando è nato?
Il campo a Serravalle di Piasco è nato nel 2022 e ad oggi ci sono 1.500 piantine di lavanda. Io provo un grande senso di libertà quando sono nei campi e c’è una bellissima atmosfera di pace e tranquillità, che aiuta a ritrovare se stessi!
Che progetti ha per il futuro?
Un traguardo importante è rendere il ‘lavandeto’ di Serravalle accessibile e renderlo carino per chi vorrà visitarlo e passare dei momenti al suo interno. Continuare a progettare degli eventi a contatto con la Natura, per invogliare le persone a star bene anche nello spirito e nell’anima. Io credo che il futuro sia anche questo: curare l’anima, avere una leggerezza interiore per affrontare al meglio i problemi della vita. La nostra prima casa, prima di tutto, siamo noi!
Il futuro della valle Varaita, con diversi giovani che ritornano e si mettono in gioco, come lo vede?
È molto bello che molti giovani (e non) stanno ritornando a vivere nella nostra valle: stiamo vivendo una rivoluzione silenziosa, dove se prima si andava a vivere in città dalla campagna, in questo momento storico stiamo vedendo che molta gente sta scappando dai grandi centri (diventati invivibili, anche per colpa della crisi climatica che ci soffoca).
Lei sostiene che “le persone vanno “rieducate”: ma in che modo?
Uso questo termine perché secondo me abbiamo perso il contatto con la Natura, con la nostra terra, con il nostro essere. Abbiamo e stiamo cercando di semplificare la vita, ma la vita ha un suo corso, i suoi tempi, ha i suoi alti e i suoi bassi. Ecco perché uso la parola “rieducare”: cioè essere in grado di gestire tutto questo con semplici pratiche, o cercare di avvicinare le persone ad amare la Natura e ad amarsi, per far nascere dei pensieri positivi e abbattere quei pensieri pesanti, negativi della società, purtroppo indottrinati dalla competizione e dai soldi!
La fatica più grande?
Quella di convincere i miei familiari ad una scelta “diversa”, un passo indietro alla solita vita, una decrescita, ma un grande passo verso una maggiore consapevolezza. La crisi climatica ha accelerato un processo in me e ho dovuto fare i conti con una società che non accettava il fatto di cambiare, quindi sì, la fatica più grande è questa, il sentirsi solo a provare a migliorare un processo in declino.
La soddisfazione più grande?
Il vedere con i miei occhi crescere e coltivare la verdura, la frutta, vedere crescere il ‘lavandeto’ in un posto diventato magico per noi, dove prima non c’era niente!
È possibile un mondo migliore di quello di oggi?
C’è già un mondo migliore, che vive sotto traccia, lontano dalla corrente dominante: ci sono persone che nella loro vita stanno portando avanti una rivoluzione, un ritorno alle vecchie abitudini, ai lavori antichi, alle coltivazioni ormai perse. Anche nella nostra valle, sono persone che hanno deciso di “lasciare la vecchia via per la nuova” e il movimento sta aumentando ogni anno. Io non posso dire che è la strada giusta, ma è l’unica che mi fa sperare nel futuro e mi permette di credere in un mondo migliore. Cambiare è possibile: io lo testimonio, io lo vivo.