cuneo
Per una volta tanto, non si può fare a meno di abbandonare la naturale ritrosia cuneese, soprattutto quando si tratta di parlare bene di noi stessi. Secondo una recente indagine di Confartigianato, infatti, Cuneo è la prima provincia in Italia per opportunità di lavoro e di crescita professionale in Italia, accompagnata, in questo ideale podio, da Bergamo (al secondo posto) e Vicenza, al terzo posto.
Per ciò che riguarda le regioni, la Lombardia è quella che offre di più ai giovani in termini di condizioni per lavorare e fare impresa, seguita dal Piemonte e dal Veneto.
L’indagine ha rivelato anche dati estremamente preoccupanti a livello nazionale, poiché risultano essere ben 1,6 milioni i ragazzi inattivi, i cosiddetti “Neet” e cioè “Not in Education, Employment or Training”, vale a dire, non impegnati in percorsi educativi, lavorativi o di formazione. In questa dicitura sono incluse tutte le forme di educazione scolastica o universitaria e qualsiasi genere di percorso formativo o professionale. Come, purtroppo, non è difficile immaginare, tra i Neet le donne sono 1,033 milioni (il 65,9% del totale). Tra le persone sotto i 39 anni di età fuori dai circuiti professionali e formativi non mancano i laureati, che sono quasi mezzo milione. Inutile dire che si tratta di dati che collocano l’Italia in fondo alle classifiche europee poiché, anzi, nella triste classifica dei giovani inattivi il nostro paese risulta essere il primo nell’Unione Europea.
In un contesto nazionale non semplice, dunque, il Piemonte e, soprattutto, la nostra provincia si distinguono per “attrattività” in termini di possibilità lavorative rivolte ai giovani. Di fronte a questa bella notizia, che va accolta con le cautele dovute a ogni rilevazione statistica, non possiamo che rallegrarci. Occorre, tuttavia, non tralasciare alcune doverose riflessioni.
La prima è che, evidentemente, quello ottenuto è un risultato che, a sua volta, è l’esito di percorsi virtuosi che non hanno riscontro in altre zone dell’Italia. Riconoscere questo risultato è importante, perché si tratta di un atto di rispetto verso se stessi e nei confronti di chi ci ha preceduto che, evidentemente, ha lavorato molto e bene. Sotto questo profilo vengono in mente, in primo luogo, il vitalissimo tessuto di imprese artigiane, agricole, attività commerciali e professionali, anche di piccole o piccolissime dimensioni, che hanno rappresentato e continuano a rappresentare la linfa del territorio. Allo stesso modo, non si può non attribuire il giusto riconoscimento al circuito scolastico della nostra provincia, liceale, tecnico o professionale che sia. Non è un caso che l’indice in questione metta insieme occupazione professionale, studio e formazione (in senso ampio). Si tratta, infatti, di contesti strettamente correlati che si alimentano tra loro e che devono mantenere e rinnovare canali di dialogo e scambio indispensabili allo sviluppo del territorio.
In secondo luogo, ogni risultato, per lusinghiero che sia, deve anche rappresentare un momento importante di verifica di quello che può essere migliorato. Sotto questo aspetto, il pensiero va alle notissime carenze nei trasporti e nelle infrastrutture. È straordinario che il tessuto imprenditoriale e professionale cuneese abbia raggiunto questi livelli di attrattività per il lavoro giovanile pur in presenza di difficoltà di collegamento che, soprattutto in alcune aree del territorio, diventano sempre più pesanti. Viene da chiedersi che cosa sarebbe stato il territorio cuneese con collegamenti autostradali e ferroviari degni di un paese civile.
Infine, forse la considerazione più difficile, si tratta di comprendere come investire quella che, sotto il punto di vista umano ed economico, rappresenta una ricchezza e un potenziale volano per il raggiungimento di ulteriori traguardi. Tra i canali che si potrebbero indicare, vale la pena di considerare le vie che possono trasformare la ricchezza in sviluppo, e cioè quei percorsi che conducono dagli indici economici a percorsi virtuosi che generano promozione umana anche al di fuori del contesto puramente economico e contabile. Perché un posto dove è bello lavorare rimanga, e diventi sempre più, un luogo in cui è bello vivere non bastano gli indici. Serve uno sguardo accogliente e un senso di comunità premurosa verso chi fatica di più e che porta con sé, giorno dopo giorno, quel desiderio di mettere insieme crescita e solidarietà che rende autentico lo sviluppo.
Cuneo è la migliore provincia in Italia per opportunità di lavoro per i giovani
03 giugno 2023
Cuneo
Per una volta tanto, non si può fare a meno di abbandonare la naturale ritrosia cuneese, soprattutto quando si tratta di parlare bene di noi stessi. Secondo una recente indagine di Confartigianato, infatti, Cuneo è la prima provincia in Italia per opportunità di lavoro e di crescita professionale in Italia, accompagnata, in questo ideale podio, da Bergamo (al secondo posto) e Vicenza, al terzo posto.
Per ciò che riguarda le regioni, la Lombardia è quella che offre di più ai giovani in termini di condizioni per lavorare e fare impresa, seguita dal Piemonte e dal Veneto.
L’indagine ha rivelato anche dati estremamente preoccupanti a livello nazionale, poiché risultano essere ben 1,6 milioni i ragazzi inattivi, i cosiddetti “Neet” e cioè “Not in Education, Employment or Training”, vale a dire, non impegnati in percorsi educativi, lavorativi o di formazione. In questa dicitura sono incluse tutte le forme di educazione scolastica o universitaria e qualsiasi genere di percorso formativo o professionale. Come, purtroppo, non è difficile immaginare, tra i Neet le donne sono 1,033 milioni (il 65,9% del totale). Tra le persone sotto i 39 anni di età fuori dai circuiti professionali e formativi non mancano i laureati, che sono quasi mezzo milione. Inutile dire che si tratta di dati che collocano l’Italia in fondo alle classifiche europee poiché, anzi, nella triste classifica dei giovani inattivi il nostro paese risulta essere il primo nell’Unione Europea.
In un contesto nazionale non semplice, dunque, il Piemonte e, soprattutto, la nostra provincia si distinguono per “attrattività” in termini di possibilità lavorative rivolte ai giovani. Di fronte a questa bella notizia, che va accolta con le cautele dovute a ogni rilevazione statistica, non possiamo che rallegrarci. Occorre, tuttavia, non tralasciare alcune doverose riflessioni.
La prima è che, evidentemente, quello ottenuto è un risultato che, a sua volta, è l’esito di percorsi virtuosi che non hanno riscontro in altre zone dell’Italia. Riconoscere questo risultato è importante, perché si tratta di un atto di rispetto verso se stessi e nei confronti di chi ci ha preceduto che, evidentemente, ha lavorato molto e bene. Sotto questo profilo vengono in mente, in primo luogo, il vitalissimo tessuto di imprese artigiane, agricole, attività commerciali e professionali, anche di piccole o piccolissime dimensioni, che hanno rappresentato e continuano a rappresentare la linfa del territorio. Allo stesso modo, non si può non attribuire il giusto riconoscimento al circuito scolastico della nostra provincia, liceale, tecnico o professionale che sia. Non è un caso che l’indice in questione metta insieme occupazione professionale, studio e formazione (in senso ampio). Si tratta, infatti, di contesti strettamente correlati che si alimentano tra loro e che devono mantenere e rinnovare canali di dialogo e scambio indispensabili allo sviluppo del territorio.
In secondo luogo, ogni risultato, per lusinghiero che sia, deve anche rappresentare un momento importante di verifica di quello che può essere migliorato. Sotto questo aspetto, il pensiero va alle notissime carenze nei trasporti e nelle infrastrutture. È straordinario che il tessuto imprenditoriale e professionale cuneese abbia raggiunto questi livelli di attrattività per il lavoro giovanile pur in presenza di difficoltà di collegamento che, soprattutto in alcune aree del territorio, diventano sempre più pesanti. Viene da chiedersi che cosa sarebbe stato il territorio cuneese con collegamenti autostradali e ferroviari degni di un paese civile.
Infine, forse la considerazione più difficile, si tratta di comprendere come investire quella che, sotto il punto di vista umano ed economico, rappresenta una ricchezza e un potenziale volano per il raggiungimento di ulteriori traguardi. Tra i canali che si potrebbero indicare, vale la pena di considerare le vie che possono trasformare la ricchezza in sviluppo, e cioè quei percorsi che conducono dagli indici economici a percorsi virtuosi che generano promozione umana anche al di fuori del contesto puramente economico e contabile. Perché un posto dove è bello lavorare rimanga, e diventi sempre più, un luogo in cui è bello vivere non bastano gli indici. Serve uno sguardo accogliente e un senso di comunità premurosa verso chi fatica di più e che porta con sé, giorno dopo giorno, quel desiderio di mettere insieme crescita e solidarietà che rende autentico lo sviluppo.