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economia

Il peso dello strapotere dei giganti del web

28 maggio 2023

Cuneo

web e denaro Nonostante i ripetuti rialzi dei tassi da parte della Banca Centrale Europea, l’inflazione resiste e, al momento, non può dirsi domata. Le autorità di governo del sistema economico sono impegnate anche sul fronte informativo e, nei giorni scorsi l’Autorità Bancaria Europea (“European Banking Authority” o “EBA”) ha diffuso una guida per i risparmiatori. Il contenuto del testocontiene alcuni consigli, semplici quanto preziosi. Si tratta di cinque suggerimenti che possono valere per tutti. Secondo l’EBA, soprattutto in questa fase, è importante che i risparmiatori: (1) acquisiscano consapevolezza e mantengano il controllo su quanto spendono e per quali finalità, (2) stabiliscano delle priorità di spesa e programmino nel tempo le proprie spese, (3) prestino attenzione alle diverse tipologie di commissione in relazione alle operazioni bancarie e di finanziamento, (4) si lascino consigliare da persone affidabili ed esperte e accettino di adattare la propria programmazione finanziaria e (5) siano consapevoli che i tassi di interesse stabiliti dalla Banca Centrale Europea hanno un impatto diretto sulle finanze di ognuno. Nell’auspicio che il maggior numero possibile di cittadini europei recepisca questi consigli, è sempre più urgente e necessario comprendere e correggere i meccanismi che alimentano una spirale inflattiva che sta infliggendo l’ennesimo duro colpo al nostro sistema economico. Come per molti processi economici, anche sulle cause dell’insorgenza dell’inflazione dei nostri giorni non c’è uniformità di vedute. C’è a chi ne ha identificato l’origine in meccanismi puramente monetari, ritenendo che l’aumento dei prezzi sia stato dovuto a un eccesso di moneta nel sistema, a sua volta da ricollegare alle robuste iniezioni di liquidità a livello europeo, a suo tempo decisa e attuata dalle autorità monetarie per rendere meno costosi prestiti alle famiglie e investimenti delle imprese. Di diversa opinione sono coloro che pensano che l’inflazione non sia un fenomeno puramente monetario e che, nello specifico, quella attuale sia stata generata dall’improvviso e consistente aumento dei prezzi dell’energia, a sua volta determinato dalle politiche di contenimento dell’utilizzo delle fonti energetiche inquinanti e dalla guerra in Ucraina. Comunque la si veda, pare indubbio che i meccanismi che oggi alimentano l’aumento dei prezzi non sono gli stessi che ne hanno dato l’avvio. Da mesi la Banca Centrale Europea sta alzando i tassi di interesse, così combattendo l’eccesso di moneta; allo stesso tempo, i prezzi del gas sono ai minimi dall’estate scorsa. Eppure, l’inflazione non è sconfitta. Oramai da qualche settimana, non solo i rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, ma anche i vertici delle banche centrali nazionali e della Banca Centrale Europea, seppure con sfumature e con accenti diversi, indicano nei margini di profitto dei giganti del web una delle principali cause dell’inefficacia delle politiche monetarie e della riduzione dei prezzi dell’energia. In sostanza e in termini tecnici, quella che è cominciata come una inflazione da eccesso di offerta di moneta o da costi dell’energia, sta diventando una inflazione da profitti, dovuta all’ingordigia dei soliti noti, che non riducono i prezzi pur in presenza di minori costi, con ciò realizzando profitti ben più significativi di quelli che la normale dinamica domanda/offerta genererebbe. L’autorevolezza di chi la sostiene induce a riflettere con attenzione su questa analisi che, per altri aspetti, non rappresenta altro che un ulteriore tassello di un puzzle che va componendosi in modo sempre più chiaro. Sono anni che in molti segnalano che lo strapotere di Google, Amazon e dei proprietari dei social più diffusi mette in pericolo l’indipendenza dell’intero sistema economico e gli equilibri dell’economia reale. All’inizio, erano singoli studiosi indipendenti a segnalare l’emergenza, poi movimenti di opinione ritenuti sempre meno “estremisti” anche dai settori della cultura e dell’economia più tradizionali, oggi sono i vertici delle istituzioni monetarie. Sebbene certamente non fulminea, e per certi aspetti tardiva, questa presa di consapevolezza va salutata come una buona notizia. La speranza è che ora seguano i fatti, che dovranno tradursi in regole, controlli e lezioni per il futuro, perché quando la politica e le istituzioni trascurano un ambito strategico, l’esito non può che essere la legge del più forte e del più furbo, ai danni di tutti gli altri.
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