cultura

La nuova Bibbia a cura di Enzo Bianchi e il lungo esilio della Bibbia dal popolo

21 maggio 2023

Cuneo

La Biabbia curata da Enzo Bianchi Sicuramente qualcuno (dei 25 lettori di questo articolo) saprà che è uscita, nel panorama editoriale italiano, una nuova Bibbia, curata da Enzo Bianchi (il fondatore della Comunità di Bose) e una dozzina di collaboratori, edita da Einaudi. A essere precisi, un anno e mezzo fa fu pubblicata l’edizione “major”, più di pregio, in 3 volumi (2 per l’Antico testamento, 1 per il Nuovo, 198 più 3722 pagine), dotata di ricco apparato iconografico (una cinquantina di tavole con capolavori artistici di due millenni), al prezzo piuttosto sostenuto di 240 euro. Ora (aprile 2023) è la volta dell’edizione più economica (un solo volume, pagine 45 più 2521), una grafica austera che non concede nulla ai colori (in rosso solo la copertina cartonata), niente illustrazioni (solo 4 pagine di mappe in bianconero), niente corsivi, caratteri molto minuti, al costo di 38 euro. Gli italiani e la Bibbia non hanno, storicamente, un rapporto molto stretto: già Martin Lutero, più di 500 anni fa, dopo un viaggio nella nostra penisola, scrisse che “In Italia la Scrittura è così dimenticata che rarissimamente si trova una Bibbia”. Più recentemente un pensatore famoso ebbe a dire, sui cattolici in genere, che essi hanno un tale rispetto (per la Bibbia), che se ne tengono sempre a prudente distanza… Forse è un pettegolezzo, ma non si può negare che la Chiesa stessa, paradossalmente, nella storia degli ultimi secoli (dal Concilio di Trento in poi) abbia contribuito a mantenere questa distanza. Infatti, mentre nella prima metà del ’500 (grazie alla recente invenzione della stampa) abbondarono le traduzioni della Bibbia, dal 1559 papa Paolo IV le proibì: la Bibbia fu messa “all’Indice” (cioè l’elenco dei libri proibiti): non si poteva più stamparla nelle varie lingue, senza il permesso della Congregazione del S. Ufficio. Nel 1582 il cardinal Carlo Borromeo a Milano ingiunse (si disse, molto a malincuore) a “librai e stampatori” di consegnare tutte le Bibbie e gli scritti di argomenti religiosi in lingua volgare; le biblioteche dei conventi dovevano fare in tempi brevi l’inventario accurato dei loro libri; la Congregazione dell’Indice prescrisse che i libri sequestrati “publice in die festivo post missarum solemnia ante fores Ecclesiae Majoris sint comburendi”: cioè la Bibbia andava bruciata in giorno festivo, dopo la messa, davanti al duomo! Ci furono molte proteste, da parte anche di tanti vescovi, degli stampatori/editori, con gravi danni al patrimonio librario italiano: la paura suscitata dal protestantesimo di Lutero e Calvino diffuse l’idea e la mentalità che leggere la Bibbia equivaleva a leggere i libri degli eretici. Papa Paolo V (1606-21, della potente famiglia romana Borghese, a cui rivolse - si chiamò nepotismo - continue cure) avrebbe risposto al magistrato veneziano Contarini, che difendeva i teologi veneziani: ”Non sapete come il tanto leggere la Scrittura guasti la religione cattolica?”. Cominciava così per l’Italia, al bagliore di quei roghi sconcertanti, una stagione di “lungo esilio della Bibbia dal popolo cristiano” (dalla prefazione di E. Bianchi), durata per oltre 2 secoli: restava sì il venerabile testo latino della Vulgata di S. Girolamo, che sarà usato nella liturgia per 1500 anni (fino al Concilio Vaticano II), ma il popolo minuto perse ogni familiarità con il testo biblico. A nord delle Alpi e dei Pirenei, grazie ai protestanti, la Bibbia continuerà a essere ben più letta e conosciuta, invece a sud (Italia, Spagna, Portogallo…) l’occhiuta censura dell’Indice indurrà a credere che a un buon cattolico bastasse studiare il Catechismo del Concilio di Trento. Le varie traduzioni Il “lungo esilio della Bibbia dal popolo cristiano”, come si esprime Enzo Bianchi,  dopo oltre due secoli dal Concilio di Trento, troverà fine nel 1757, quando papa Benedetto XIV consentirà la versione italiana della più che millenaria Vulgata latina: molto diffusa sarà quella di monsignor Antonio Martini, poi arcivescovo di Firenze, pubblicata nel 1769; a inizi ’900 l’edizione della Pia Società S. Girolamo toccherà i 23 milioni di copie, al costo di 20 centesimi, poi sarà sospettata di modernismo. Intanto con gli studi sulla Bibbia e le varie scienze che progredivano sempre più, fioriranno nel tempo molte iniziative editoriali, tra cui spiccava, a metà ’900, La Bible de Jérusalem, opera nata dal lavoro dell’Ecole biblique dei padri domenicani francesi, uscita prima a fascicoli, poi in successive revisioni (l’ultima a fine ’900), considerata un po’ come “la madre” delle traduzioni moderne. Per l’Italia citiamo appena le traduzioni del Ricciotti, Vaccari, Garofalo, quelle a più riprese delle Edizioni Paoline, la cosiddetta “Bibbia concordata” (interconfessionale) e diverse altre. La riforma liturgica del post-Concilio porterà anche la Chiesa italiana alla revisione dei lezionari, approdata nel 2008 al nuovo testo ufficiale (che l’editrice EDB pubblica con l’apparato di note della Bibbia di Gerusalemme). Ritornando ora alla nostra Bibbia di Bianchi-Einaudi, proviamo a fare qualche breve considerazione, da lettori comuni, cattolici “dei giorni feriali” (non addetti ai lavori, come si usa dire). Il grande cantiere della Bibbia non si chiuderà mai: essa, ci avverte Bianchi stesso nella prefazione, “E’ sempre disponibile a una lettura infinita … a partire da chi legge”, credente o no; essa ci invita alla pluralità e al dialogo, ripudiando ogni fondamentalismo. Il testo che ci viene presentato si avvale del lavoro di 12 collaboratori (tra i quali vogliamo ricordare anche la presenza di un cuneese, d. Romano Penna, della diocesi di Alba, storico esperto delle origini cristiane): ognuno di quali ha curato la traduzione, l’introduzione e le note relative alla sua parte. Un testo, ci viene ricordato dall’editore, non preoccupato di limare “asperità linguistiche, culturali, teologiche”, né condizionato da esigenze confessionali o liturgiche. Proviamo a fare qualche veloce esempio, partendo proprio dalle primissime parole di Genesi: mentre l’antica Vulgata scolpisce, molto assertiva: In principio Deus creavit coelum et terram, il testo di Bianchi-Einaudi comincia più lievemente con una subordinata: “Quando il Signore, il Dio, cominciò a creare … l’alito di Dio aleggiava”. Più avanti, descrivendo la relazione tra Adamo ed Eva, il testo della CEI (quello che sentiamo leggere in chiesa) userà i termini marito e moglie, mentre il nostro testo dirà sempre l’uomo e la sua donna. A “Beati i poveri …” del Vangelo ora viene preferito il sinonimo “Felici i poveri nello spirito”; il prologo del Vangelo di Giovanni invece ha: In principio era il Logos, non ritenendo soddisfacente per la traduzione nessun termine italiano; l’espressione ricorrente spesso in bocca a Gesù, resa dal testo CEI con “In verità vi dico”, è ricondotta all’originale ebraico “Amen vi dico” (cfr. Giov. 10: Amen amen sono io la porta… sono io il buon pastore”). Ancora qualche esempio: Maria di Nazaret è descritta (nell’Annunciazione di Luca) come “ragazza vergine fidanzata”, il pubblicano della parabola è reso con l’esattore delle tasse; Gesù all’alba del giorno di Pasqua, dialogando nel giardino con Maria Maddalena, nel testo CEI le dice: “Non mi trattenere…”, mentre qui, in modo sorprendente e perentorio: “Smetti di toccarmi, pur non essendo ancora salito al Padre”. E concludiamo, ricordando Umberto Eco che in suo un saggio del 2003 (“Dire quasi la stessa cosa”)  ci avvertiva come il tradurre sia un’operazione molto complessa (a volte quasi impossibile)…  
Pubblicazione Orme di rettili Pirtomaso Bergesio Traduzione