editoriale

Vulnerabilità nell’accesso e utilizzo degli strumenti digitali in ambito bancario

07 maggio 2023

Cuneo

Un mucchio di euro Il diritto e l’economia, come molte discipline, devono poter procedere per “modelli” e cioè per categorie o per “figure tipo”. Così, ad esempio, nel mondo giuridico è stata elaborata la figura del “buon padre di famiglia”, vale a dire il modello di persona attenta ai bisogni della propria famiglia e, più in generale, scrupolosa nel fare le cose. Analogamente, in economia, i soggetti economici nell’elaborazione tradizionale corrispondono a delle categorizzazioni, per cui si hanno le famiglie, intese prevalentemente come unità di consumo e di risparmio nell’impiego del reddito ottenuto attraverso il lavoro, o anche le imprese, unità di produzione attraverso l’impiego dei fattori produttivi. Si tratta di elaborazioni necessarie alla riflessione. La legislazione, anche non recente, ha poi individuato altre figure alle quali sono stati associati diritti, doveri, oppure specifici ruoli. Abbiamo, così l’inquilino, il piccolo investitore, il risparmiatore, il consumatore e via discorrendo. Lo scopo della individuazione di queste ultime figure è stato quello di assicurare loro protezione e tutela. Il fine è stato in parte raggiunto, ma le recenti evoluzioni delle dinamiche sociali ed economiche hanno mostrato che le cose possono essere più complesse e le semplificazioni inadeguate. Ad esempio, è stato constatato che un inquilino iper-tutelato può anche non essere la parte debole del rapporto contrattuale di fronte a un piccolo o piccolissimo proprietario immobiliare. In termini un pochino meno immediati, anche le figure di risparmiatore, piccolo investitore, risparmiatore e consumatore hanno mostrato aspetti di inadeguatezza. All’elaborazione della categoria sono, infatti, conseguite tutele di natura formale o formalistica che rendono la vita più complicata a tutti e si rivelano inefficaci di fronte a effettive esigenze. I numerosi questionari e documenti che devono essere compilati e firmati in occasione dell’accensione di un prodotto bancario o finanziario, per certi aspetti, sembrano pensati ed elaborati appositamente per non essere letti e compresi. Gli studiosi più attenti stanno spostando l’attenzione dalle elaborazioni teoriche e formalistiche alle esigenze di protezione che si manifestano concretamente e caso per caso. In un recente contributo in un Quaderno di ricerca giuridica della Banca d’Italia, la Professoressa Maria Cecilia Paglietti, docente di Diritto Comparato presso l’Università di Roma Tre, ha sottolineato l’elemento della vulnerabilità quale aspetto identificativo della necessità di efficaci strumenti di protezione. L’analisi della Professoressa Paglietti si è concentrata sulla figura del “consumatore fragile” nell’ambito della fruizione di servizi di pagamento digitali. In effetti, proprio il mondo digitale è quello in cui maggiormente si può constatare come le fragilità siano difficilmente definibili a priori e nel quale la trasversalità delle vulnerabilità è particolarmente evidente. Infatti, accanto a vulnerabilità già note e, purtroppo sempre presenti, ce ne sono altre che rischiano di sfuggire ma che possono essere altrettanto insidiose e potenzialmente escludenti. Un caso di immediata percezione è quello delle persone anziane, anche se in possesso di un buon grado di istruzione e che vivono in una condizione sociale decisamente lontana e diversa dal disagio comunemente inteso. La necessaria digitalizzazione dei servizi non può non tener conto delle modalità di fruizione di questi servizi da parte di chi non è avvezzo a un simile tipo di meccanismi. In alcuni casi, i modi con i quali alcuni prodotti innovativi sono stati proposti (o imposti?) indistintamente a tutti non sono stati rispettosi di parte del tessuto sociale. Ad esempio, in qualche circostanza, alcuni grandi gruppi bancari non hanno dato buona prova rispetto alle necessità, apparentemente banali, della propria clientela di fronte alla proposta di nuovi strumenti di pagamento, di modalità di accesso al conto corrente oppure di investimento. La centralità del cliente di cui amano parlare gli specialisti della comunicazione deve essere costruita sulla centralità della persona soprattutto in fase di progettazione e proposta dei servizi e dei prodotti. Si tratta di investire tempo e risorse anche per i nostri anziani che, forse, non camminano più così velocemente, ma hanno ampiamente dimostrato di sapere andare lontano.  
Alberto Barra Cena di sant'andrea Difficoltà strumenti digitali