editoriale
Si è tenuto dal 21 al 23 aprile a Parigi il “Festival del libro” con l’Italia, tornata dopo 21 anni, ospite d’onore; un rito che si ripeterà nel 2024 alla “Fiera del libro” di Francoforte, a segnalare il riconoscimento importante per la cultura e l’editoria italiana, con il libro protagonista.
È stata l’occasione colta dal “Corriere della sera” per una rara e ampia intervista concessa sul tema dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha speso parole illuminanti sul futuro del progetto europeo e sulle condizioni per costruirlo a partire dalla cultura.
Fin dagli anni ‘50 il progetto di integrazione europea faceva perno sul mercato e l’economia, con l’accompagnamento di volenterose architetture istituzionali cui era affidata la speranza di un progressivo sviluppo verso una “sovranità europea”, oggi da molti invocata ma ancora lontana da realizzare.
In quel progetto mancava un ingrediente importante, una politica culturale che aiutasse i popoli d’Europa a riconoscersi in valori comuni e ad abbandonare tentazioni nazionaliste con chiusure identitarie.
A oltre settant’anni di distanza le conseguenze di quell’assenza si stanno facendo sentire, al punto di mettere a rischio uno straordinario progetto, quello del sogno di riuscire ad unificare il continente dopo le tragedie di due guerre mondiali. Oggi il bilancio dell’operazione deve fare i conti con una guerra nel cuore dell’Europa e dinamiche di frammentazione all’interno dell’Unione Europea e non è troppo presto per cercare di correre ai ripari.
Il Presidente Mattarella ne è cosciente e individua nella ricchezza della cultura europea grandi potenzialità per impedire ritorni tribali e contrastare forme crescenti di ignoranza, minaccia crescente per le nostre democrazie: “Il sapere si è affermato come un valore democratico… Non a caso l’accesso all’istruzione è divenuto uno dei diritti contemporanei”.
In questo quadro vengono evocati i contributi che può dare il libro alla vita di Europa, intanto per collocarne la storia nel resto del mondo come suggerirebbe una rilettura de “Il milione”: “Leggere è essenziale. Bisognerebbe leggere di più e, forse, la lettura del “Milione” di Marco Polo potrebbe aiutarci a comprendere lo spirito con cui va guardato il mondo”.
In casa nostra la cultura, sedimentata nei secoli, ci ricorda che “la dimensione europea è ciò che condividiamo quale frutto del deposito lasciato da culture plurali, recato dai popoli che si sono succeduti nell’insediamento sui territori, in continua sequenza tra di loro”.
Rafforza queste considerazioni la convinzione che “ad uccidere la cultura è l’omologazione, il conformismo, anche quello cui sottostiamo inconsciamente o colpevolmente per pigrizia mentale, per opportunismo. Dante, Manzoni, Pirandello, Calvino, Eco, hanno illustrato, con diseguale ambizione naturalmente, la nostra cultura e hanno tutti diritto di cittadinanza. È la “multipolarità delle esperienze culturali” a tessere il tessuto connettivo in cui ritrovarsi”.
Per questo diritto di cittadinanza il libro e la cultura sono un veicolo straordinario per alimentare la “fraternità europea” e buoni esempi non mancano: “le porte aperte ai profughi ucraini e la generosità ad essi mostrata da Paesi come la Polonia parlano da soli. Tuttavia i principi sono tali se non ammettono declinazioni di comodo. La fraternità sarebbe più forte se fosse sempre ugualmente riservata a chi fugge da altre guerre, da altra fame, da altre catastrofi, lungo la linea del Mediterraneo, per esempio”.
Un esempio e una lezione, appunto, su quanto la cultura potrebbe contribuire al futuro di Europa e dell’Italia.
L’Europa, il libro, la cultura
06 maggio 2023
Cuneo
Si è tenuto dal 21 al 23 aprile a Parigi il “Festival del libro” con l’Italia, tornata dopo 21 anni, ospite d’onore; un rito che si ripeterà nel 2024 alla “Fiera del libro” di Francoforte, a segnalare il riconoscimento importante per la cultura e l’editoria italiana, con il libro protagonista.
È stata l’occasione colta dal “Corriere della sera” per una rara e ampia intervista concessa sul tema dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha speso parole illuminanti sul futuro del progetto europeo e sulle condizioni per costruirlo a partire dalla cultura.
Fin dagli anni ‘50 il progetto di integrazione europea faceva perno sul mercato e l’economia, con l’accompagnamento di volenterose architetture istituzionali cui era affidata la speranza di un progressivo sviluppo verso una “sovranità europea”, oggi da molti invocata ma ancora lontana da realizzare.
In quel progetto mancava un ingrediente importante, una politica culturale che aiutasse i popoli d’Europa a riconoscersi in valori comuni e ad abbandonare tentazioni nazionaliste con chiusure identitarie.
A oltre settant’anni di distanza le conseguenze di quell’assenza si stanno facendo sentire, al punto di mettere a rischio uno straordinario progetto, quello del sogno di riuscire ad unificare il continente dopo le tragedie di due guerre mondiali. Oggi il bilancio dell’operazione deve fare i conti con una guerra nel cuore dell’Europa e dinamiche di frammentazione all’interno dell’Unione Europea e non è troppo presto per cercare di correre ai ripari.
Il Presidente Mattarella ne è cosciente e individua nella ricchezza della cultura europea grandi potenzialità per impedire ritorni tribali e contrastare forme crescenti di ignoranza, minaccia crescente per le nostre democrazie: “Il sapere si è affermato come un valore democratico… Non a caso l’accesso all’istruzione è divenuto uno dei diritti contemporanei”.
In questo quadro vengono evocati i contributi che può dare il libro alla vita di Europa, intanto per collocarne la storia nel resto del mondo come suggerirebbe una rilettura de “Il milione”: “Leggere è essenziale. Bisognerebbe leggere di più e, forse, la lettura del “Milione” di Marco Polo potrebbe aiutarci a comprendere lo spirito con cui va guardato il mondo”.
In casa nostra la cultura, sedimentata nei secoli, ci ricorda che “la dimensione europea è ciò che condividiamo quale frutto del deposito lasciato da culture plurali, recato dai popoli che si sono succeduti nell’insediamento sui territori, in continua sequenza tra di loro”.
Rafforza queste considerazioni la convinzione che “ad uccidere la cultura è l’omologazione, il conformismo, anche quello cui sottostiamo inconsciamente o colpevolmente per pigrizia mentale, per opportunismo. Dante, Manzoni, Pirandello, Calvino, Eco, hanno illustrato, con diseguale ambizione naturalmente, la nostra cultura e hanno tutti diritto di cittadinanza. È la “multipolarità delle esperienze culturali” a tessere il tessuto connettivo in cui ritrovarsi”.
Per questo diritto di cittadinanza il libro e la cultura sono un veicolo straordinario per alimentare la “fraternità europea” e buoni esempi non mancano: “le porte aperte ai profughi ucraini e la generosità ad essi mostrata da Paesi come la Polonia parlano da soli. Tuttavia i principi sono tali se non ammettono declinazioni di comodo. La fraternità sarebbe più forte se fosse sempre ugualmente riservata a chi fugge da altre guerre, da altra fame, da altre catastrofi, lungo la linea del Mediterraneo, per esempio”.
Un esempio e una lezione, appunto, su quanto la cultura potrebbe contribuire al futuro di Europa e dell’Italia.