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9 luglio 2026

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“60 euro all’Asl, 6 euro al Santa Croce”

14 aprile 2023

Cuneo

Cuneo - “La situazione dell’ospedale Santa Croce e Carle è più che allarmante. Da ospedale dove si voleva venire a lavorare ora è diventato l’ospedale da cui si vuole scappare”. Sono le parole dei rappresentanti aziendali dell’Aaroi-Emac, il sindacato che rappresenta gli anestesisti ospedalieri e i medici d’urgenza, Luciana Cagna e il suo sostituto Luigi Barile.Denunciano una situazione davvero grave sui medici anestesisti e i medici d’urgenza e di pronto soccorso che coinvolge però tutto il personale medico, e svelano il meccanismo per cui i medici rinunciano a un contratto sicuro e indeterminato, scappano da Cuneo per approdare agli altri ospedali minori della provincia oltreché al privato e alle cooperative, dove vengono offerte condizioni di lavoro più adeguate e meglio remunerate. Al Santa Croce che è ospedale hub di riferimento provinciale si è passati da 72 anestesisti nel pre-Covid a 47 e ora a 54 ma l’emorragia di medici continua nonostante gli appelli del sindacato che da inizio 2022 ha denunciato  “la fuga allarmante di professionisti stimati, qualificati e con esperienza, dal Dea e dai servizi di anestesia e rianimazione - dice Luciana Cagna - e non si sono trovate soluzioni innescando una caduta verso un baratro in cui sembra non ci sia un fondo. Anzi i colleghi superstiti, già fiaccati da due anni di lavoro oltre i limiti, soprattutto nei reparti Covid e nelle aree di gestione delle emergenze e urgenze, si sono trovati a dover recuperare liste di attesa per ricoveri e prestazioni sanitarie lunghissime e a dover nuovamente farsi carico dell’enorme mole di lavoro accumulata per via della pandemia”. Sembra un circolo vizioso: il personale scappa e quello che rimane è sovraccarico di lavoro continuo, e niente cambia. “Per mantenere l’attività - continua Luciana Cagna - vengono imposti turni settimanali eccedenti le 60 ore, turni che spesso superano le 13 ore consecutive, weekend e festivi quasi sempre lavorati. Ci sono medici che hanno superato i 40 weekend lavorati in un anno, colleghi che hanno solo un paio di giornate libere al mese e lavorano consecutivamente per oltre 20 giorni. Questo a discapito della qualità delle cure e della sicurezza dei pazienti”. Ma perché i medici scappano da Cuneo? La risposta sta nei numeri: 36.000 ore di “straordinario” effettuato dal personale medico di Cuneo nel 2020 e 2021, un lavoro incredibile non debitamente ricompensato, mentre all’Asl c’è tutto un altro trattamento. “Le ore di “straordinario” a Cuneo - continua la rappresentante Aaroi - sono state remunerate circa 6 euro netti l’ora (12 euro lordi, con la proposta per il 2022 di salire a 14 euro!, ndr), una cifra certamente non adeguata a dei professionisti laureati e specializzati che si trovano quotidianamente ad affrontare situazioni critiche. A questo si aggiunge l’aggravante di non essersi visti riconosciute circa 12 mila ore di lavoro extra contrattuali per riferite “ mancanza di fondi” da parte dei vertici aziendali. A discapito di quelle che sono le disposizioni regionali (vedi direttive di gennaio e marzo 2023), quando si è tentato di ovviare alla fuga di professionisti dai reparti d’urgenza e pronto soccorso aumentando la remunerazione oraria per i turni extra (cioè quelli volti a sopperire le carenze di personale e mantenere i minimi livelli assistenziali), direttive che però non sono state rispettate dal Santa Croce e Carle di Cuneo”. “E poi ci si chiede perché si scappa da Cuneo? - sottolinea Luigi Barile - I nostri sforzi non vengono riconosciuti, e i colleghi scappano ma non come succedeva un tempo, in cui molti che arrivavano da tutte le parti d’Italia si avvicinavano a casa, ora i colleghi rimangono in provincia ma vanno negli ospedali minori di Savigliano e Mondovì o a Verduno, perché le condizioni di lavoro e orario sono migliori e perché le ore in più lì vengono riconosciute come prestazioni aggiuntive pagate 60 euro all’ora e non 6. È lo stesso contratto nazionale per tutti ma le Asl applicano tariffe indicate dalle direttive, mentre a Cuneo non succede. Ma non ci si può sempre solo affidare alla buona volontà, all’attaccamento e alla dedizione dei medici, che dopo un periodo così lungo di stress e pressione si stufano. E non vale solo per anestesisti e urgentisti ma vale per tutti, basta vedere quanti professionisti sono scappati da Cuneo anche tra i primari. Eppure l’azienda non ha intrapreso alcuna politica per trattenere i professionisti migliori nel nosocomio di riferimento per l’intera provincia.  L’eccellenza si crea sul campo a partire da chi lavora”. “La direzione sanitaria è ricorsa all’aiuto di colleghi provenienti da ospedali fuori provincia per compensare le carenze di organico - conclude Luciana Cagna -. È questo che si meritano i cittadini cuneesi? Lanciamo una richiesta alla nuova direzione dell’ospedale che possa mettere fine a questo trend negativo e pericoloso per poter rilanciare un ospedale che era un fiore all’occhiello della sanità pubblica regionale ma che rischia invece di diventarne il fanalino di coda”. Un appello per il nuovo commissario Livio Tranchida e per i nuovi direttori sanitario e amministrativo che dovranno affiancarlo.  
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