Cuneo – Era in cerca di una assicurazione per la sua auto, l’offerta che trovò su Internet gli sembrò vantaggiosa e chiamò il numero di telefono cui rimandava il sito. Al telefono rispose un uomo che diceva di chiamarsi Andrea e con lui si accordò per la stipula di un’assicurazione auto da 529 euro. Il certificato che gli venne inviato via mail a seguito della ricarica Postepay che fece ad agosto 2020 era però fasullo e il signor S., 37enne di origini pakistane, se ne accorse suo malgrado solo a distanza di un mese quando, entrando con l’auto nella zona a traffico limitato di Torino, venne multato dalla Polizia municipale. Oltre alla multa l’uomo si vide recapitare una sanzione di 1.200 euro per aver circolato su di un veicolo privo di assicurazione auto. L’intestataria della carta Postepay ricaricabile è la signora L. I. C., residente a Napoli, rinviata a giudizio con l‘accusa di truffa aggravata dalla minorata difesa. Prima di prendere atto di essere stato truffato, l’uomo provò subito a richiamare il signore che gli aveva venduto l’assicurazione e a spiegare, nel suo incerto italiano, la spiacevole situazione in cui si era trovato e il sedicente signor Andrea provò ancora a rassicurarlo: “Mi disse di stare tranquillo – ha riferito la alla giudice la vittima della truffa -, che lui sapeva queste cose mentre io non le capivo perché ero straniero. Poi però sono andato a fare una nuova assicurazione e l’impiegata mi ha detto che ero stato truffato”. La carta Postepay risultava essere stata attivata a fine luglio 2020, pochi giorni prima della truffa al signor S.: “La carta d’identità che era stata esibita al momento dell’attivazione della carta Postepay – ha riferito il brigadiere che aveva seguito le indagini – era la stessa che L. I. C. consegnò quando venne indagata, quindi non era stata né rubata né persa, così come la carta Postepay, mentre l’utenza telefonica usata per mettere in atto la truffa era intestata a un cittadino pakistano irreperibile in Italia ma che era già stato segnalato perché quella stessa utenza era stata usata per un’altra truffa”. Il certificato di assicurazione che la vittima ricevette via mail era, per una persona che comprende bene l’italiano, palesemente fasullo, ma mancava la certificazione della sua nullità da parte di un ente autorizzato e il processo è stato rinviato al 19 ottobre per consentire all’accusa di reperirlo e allegarlo agli atti del processo prima della discussione e della sentenza.