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Rinuccia Marabotto, chiusana e antiquaria, è oggi considerata una delle massime esperte di ceramica chiusana, una nicchia del mercato ma con grandi peculiarità. Attualmente insieme al coordinamento di Chius’Antica ha curato la mostra “Oro e lustri di Chiusa” al Complesso museale “Cavalier Giuseppe Avena” che sarà visitabile fino al 26 marzo.
Come nasce la sua passione per l’antiquariato?
Sono sempre stata appassionata di antiquariato, di oggetti di un tempo passato che hanno fatto la storia. Così, d’accordo con mio marito, decisi di aprire un negozio di antiquariato, era il 1980. Attività che si protrarrà fino al 2005: venticinque anni di storie.
Com’è nata la passione per la ceramica chiusana?
I miei interessi erano in particolare rivolti alla ceramica e al vetro. Chiusa di Pesio ha questi due prodotti nella sua tradizione. Negli anni ho collezionato molti pezzi e ho imparato a distinguere quelle che erano le caratteristiche chiusane.
Come mai la tradizione ceramica è così radicata in Valle Pesio?
Perchè il sottosuolo chiusano e limitrofo è sempre stato ricco di argilla di ottima qualità, inoltre con facilità si reperivano in loco grandi quantità di legname per i forni e anche per i bassi costi delle attrezzature occorrenti per la lavorazione della “terra rossa”. Nel 1763 operavano già 32 piccole fabbriche di ceramica, con la produzione delle cosiddette “ceramiche popolari” in terracotta, tradizione che si è protratta fino agli anni Cinquanta del Novecento.
Nel 1833 invece inizia la lavorazione della terraglia, la “ceramica bianca” per merito dell’architetto Michele Giordana. La manifattura dopo innumerevoli vicissitudini e cambiamenti di proprietà, chiuderà definitivamente nel 1987.
La decorazione è stata molto accurata nella storia?
Della produzione ottocentesca “vecchia Mondovì“ in terraglia prodotta a Chiusa si distinguono i manufatti decorati a pennello con tralci di vite, figure, fiori, uccelli. Della produzione novecentesca sono molto apprezzati i pezzi Art Déco e quelli decorati a lustro, in produzione dal 1927. Alcuni pezzi sono presenti nel museo di Chiusa di Pesio e attualmente anche esposti nella mostra temporanea “Oro e lustri di Chiusa”.
Dalle sue prime mostre al museo. Un sogno realizzato.
Erano anni dove la passione e la voglia di riportare in auge la ceramica chiusana era tanta. Iniziai con piccole mostre tematiche. Poi, conosciuto l’indimenticabile Mario Beria, discendente del Cav. Giuseppe Avena, già proprietario delle Regia fabbrica dei vetri e cristalli, con mio marito e altri appassionati di storia chiusana proponemmo l’idea di un museo. L’Amministrazione Comunale di allora appoggiò l’iniziativa e successivamente venne allestito il Museo.
Oltre al lavoro di antiquaria c’è molto studio e ricerca.
Si, ho avuto la possibilità di conoscere molte delle persone che hanno contribuito alla storia della ceramica chiusana: Domenico Grosso, titolare dell’ultimo laboratorio di stoviglie in terracotta e le eredi Baudena, due sorelle che mi aprirono il loro vecchio magazzino contenente ancora tanto materiale in terracotta prodotto da Tomaso che operò fino verso il 1937. Un’altra preziosa fonte di informazioni sulla produzione della terraglia fu Domenico Renaudi che per quarant’anni operò nella Ceramica Piemontese. Da questi e altri incontri ho imparato tanto anche sulle tecniche utilizzate e mai scontate.
Nella sua carriera saranno tanti i ricordi. Qualcuno in particolare?
Tante sono state le situazioni simpatiche e meno simpatiche, tutte però mi hanno permesso di imparare. Ricordo una mattina presto, era ancora buio, in un mercatino dell’usato due colleghi litigarono per accaparrarsi un piatto ottocentesco della ceramica chiusana. Litigarono a male parole... per poi scoprire che il pezzo era un falso.
Chi erano i suoi clienti?
Appassionati, collezionisti, estimatori da tutta la provincia, torinesi, francesi e molti liguri che avevano le seconde case nelle nostri valli. Spesso poi venivo chiamata per la valutazione di vecchi oggetti di parenti ed era un po’ come entrare nella loro intimità.
Oggi però non ha abbandonato la passione per l’antico.
No, assolutamente questa rimarrà sempre, è stata la mia vita. Collaboro con Chiusa Antica e il museo e mi piace scoprire sempre nuove storie. Oggi mi dedico al giardinaggio, passione che prima non avevo tempo di seguire.
Sappiamo che coltiva rose antiche, tutto torna!
Assolutamente si. Ne coltivo alcune decine perlopiù recuperate o meglio “salvate”. Rose antiche dal profumo superbo e inebriante con un’unica splendida e straripante fioritura annuale che si fa ricordare. Rose sopravvissute all’incuria in vecchi giardini ora in abbandono.
Un’altra passione è la fotografia.
Quella è una passione più recente ma sempre legata alle cose belle e semplici. Prima fotografavo oggetti per cataloghi, poi il giardino, i fiori, la natura, i particolari … da lì ho cercato di affinare la tecnica e mi piace adoperarmi per imprimere il bello tramite l’obiettivo.
Rinuccia e la passione per l’antica ceramica chiusana e per le rose antiche
25 marzo 2023
Cuneo
Rinuccia Marabotto, chiusana e antiquaria, è oggi considerata una delle massime esperte di ceramica chiusana, una nicchia del mercato ma con grandi peculiarità. Attualmente insieme al coordinamento di Chius’Antica ha curato la mostra “Oro e lustri di Chiusa” al Complesso museale “Cavalier Giuseppe Avena” che sarà visitabile fino al 26 marzo.
Come nasce la sua passione per l’antiquariato?
Sono sempre stata appassionata di antiquariato, di oggetti di un tempo passato che hanno fatto la storia. Così, d’accordo con mio marito, decisi di aprire un negozio di antiquariato, era il 1980. Attività che si protrarrà fino al 2005: venticinque anni di storie.
Com’è nata la passione per la ceramica chiusana?
I miei interessi erano in particolare rivolti alla ceramica e al vetro. Chiusa di Pesio ha questi due prodotti nella sua tradizione. Negli anni ho collezionato molti pezzi e ho imparato a distinguere quelle che erano le caratteristiche chiusane.
Come mai la tradizione ceramica è così radicata in Valle Pesio?
Perchè il sottosuolo chiusano e limitrofo è sempre stato ricco di argilla di ottima qualità, inoltre con facilità si reperivano in loco grandi quantità di legname per i forni e anche per i bassi costi delle attrezzature occorrenti per la lavorazione della “terra rossa”. Nel 1763 operavano già 32 piccole fabbriche di ceramica, con la produzione delle cosiddette “ceramiche popolari” in terracotta, tradizione che si è protratta fino agli anni Cinquanta del Novecento.
Nel 1833 invece inizia la lavorazione della terraglia, la “ceramica bianca” per merito dell’architetto Michele Giordana. La manifattura dopo innumerevoli vicissitudini e cambiamenti di proprietà, chiuderà definitivamente nel 1987.
La decorazione è stata molto accurata nella storia?
Della produzione ottocentesca “vecchia Mondovì“ in terraglia prodotta a Chiusa si distinguono i manufatti decorati a pennello con tralci di vite, figure, fiori, uccelli. Della produzione novecentesca sono molto apprezzati i pezzi Art Déco e quelli decorati a lustro, in produzione dal 1927. Alcuni pezzi sono presenti nel museo di Chiusa di Pesio e attualmente anche esposti nella mostra temporanea “Oro e lustri di Chiusa”.
Dalle sue prime mostre al museo. Un sogno realizzato.
Erano anni dove la passione e la voglia di riportare in auge la ceramica chiusana era tanta. Iniziai con piccole mostre tematiche. Poi, conosciuto l’indimenticabile Mario Beria, discendente del Cav. Giuseppe Avena, già proprietario delle Regia fabbrica dei vetri e cristalli, con mio marito e altri appassionati di storia chiusana proponemmo l’idea di un museo. L’Amministrazione Comunale di allora appoggiò l’iniziativa e successivamente venne allestito il Museo.
Oltre al lavoro di antiquaria c’è molto studio e ricerca.
Si, ho avuto la possibilità di conoscere molte delle persone che hanno contribuito alla storia della ceramica chiusana: Domenico Grosso, titolare dell’ultimo laboratorio di stoviglie in terracotta e le eredi Baudena, due sorelle che mi aprirono il loro vecchio magazzino contenente ancora tanto materiale in terracotta prodotto da Tomaso che operò fino verso il 1937. Un’altra preziosa fonte di informazioni sulla produzione della terraglia fu Domenico Renaudi che per quarant’anni operò nella Ceramica Piemontese. Da questi e altri incontri ho imparato tanto anche sulle tecniche utilizzate e mai scontate.
Nella sua carriera saranno tanti i ricordi. Qualcuno in particolare?
Tante sono state le situazioni simpatiche e meno simpatiche, tutte però mi hanno permesso di imparare. Ricordo una mattina presto, era ancora buio, in un mercatino dell’usato due colleghi litigarono per accaparrarsi un piatto ottocentesco della ceramica chiusana. Litigarono a male parole... per poi scoprire che il pezzo era un falso.
Chi erano i suoi clienti?
Appassionati, collezionisti, estimatori da tutta la provincia, torinesi, francesi e molti liguri che avevano le seconde case nelle nostri valli. Spesso poi venivo chiamata per la valutazione di vecchi oggetti di parenti ed era un po’ come entrare nella loro intimità.
Oggi però non ha abbandonato la passione per l’antico.
No, assolutamente questa rimarrà sempre, è stata la mia vita. Collaboro con Chiusa Antica e il museo e mi piace scoprire sempre nuove storie. Oggi mi dedico al giardinaggio, passione che prima non avevo tempo di seguire.
Sappiamo che coltiva rose antiche, tutto torna!
Assolutamente si. Ne coltivo alcune decine perlopiù recuperate o meglio “salvate”. Rose antiche dal profumo superbo e inebriante con un’unica splendida e straripante fioritura annuale che si fa ricordare. Rose sopravvissute all’incuria in vecchi giardini ora in abbandono.
Un’altra passione è la fotografia.
Quella è una passione più recente ma sempre legata alle cose belle e semplici. Prima fotografavo oggetti per cataloghi, poi il giardino, i fiori, la natura, i particolari … da lì ho cercato di affinare la tecnica e mi piace adoperarmi per imprimere il bello tramite l’obiettivo.