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Acqua pubblica, possibile dietrofront?

16 marzo 2023

Cuneo

Cuneo - Cuneo come Reggio Emilia? Si parla di gestione del ciclo idrico integrato, e la provincia di Cuneo potrebbe fare la stessa fine di quella di Reggio Emilia, che dopo anni di “battaglie” per la gestione tutta pubblica dell’acqua, votata con stragrande maggioranza dai Comuni della provincia, ora ha fatto marcia indietro. La delibera dell’assemblea dei sindaci di qualche anno fa è stata stralciata e si è tornati a una gestione mista, tra pubblico e privato, in barba alla battaglia sull’acqua pubblica e all’esito del referendum 2011. Visti i tira e molla, la quantità di ricorsi dei privati, tutti andati bocciati, la questione del pagamento del valore residuo e l’operatività piena di Cogesi che continua ad essere rimandata, la situazione di Cuneo sembra davvero essere fotocopia della vicenda emiliana. Cosa è successo a Reggio Emilia?  Dopo anni di discussioni, l’assemblea dei sindaci dell’Ato emiliano delibera, il 26 marzo 2013, la gestione dell’acqua tutta pubblica mediante affidamento diretto in house a una società di proprietà dei Comuni. Si procede negli anni successivi prima alla quantificazione del valore residuo per liquidare il privato. Ma man mano che passava il tempo, la cifra è sempre più lievitata, per via della rivalutazione di anno in anno,  tanto da spaventare i Comuni, che decidono di fare marcia indietro, revocare la delibera e proporre un nuovo modello. Il Consiglio d’Ambito delibera così che l’affidamento della gestione del Servizio idrico integrato venga affidato ad una società a partecipazione mista pubblica e privata, con socio privato industriale scelto mediante procedura competitiva ad evidenza pubblica. È un modello, per ora unico in Italia, che entrerà in funzione dal 1° gennaio 2024. Si chiamerà Arca, Azienda Reggiana per la Cura dell’Acqua, e sarà una società mista a controllo pubblico che, per 17 anni, è affidataria della gestione del servizio pubblico e titolare della concessione. Il 60% delle quote della nuova società saranno di Agac Infrastrutture, proprietaria pubblica delle reti acquedottistiche  (5.000 km di tubi e 31 acquedotti) e partecipata da tutti i 42 Comuni del territorio provinciale, il restante 40% andrà a Ireti, società del Gruppo Iren, individuato come “partner operativo” di minoranza a seguito di una complessa procedura di gara indetta da Atersir (l’Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i Servizi idrici e Rifiuti), che ha visto la multiutility spuntarla sul colosso lombardo A2A (gli stessi due operatori che sarebbero in corsa per l’acquisto dell’albese Egea). Una gara indetta nel 2018 e chiusa con l’aggiudicazione il 28 dicembre 2022. Tutto questo per evitare l’esborso di valore residuo al privato per la ripubblicizzazione di una cifra che andava dai 160 ai 300 milioni. I sindaci emiliani hanno giustificato il retromarcia per questioni economiche che sarebbero, a loro dire, pesate sulle bollette dell’acqua, e con il vantaggio di investimenti da parte di Iren di 480 milioni (80 nei primi dieci anni) in 17 anni per ridurre le perdite idriche. Il valore stimato del servizio idrico integrato oggetto di affidamento è di un miliardo e 255 milioni di euro. L’affidamento prevede ora la creazione di una Società operativa territoriale (Sot), esecutore dei compiti operativi, con passaggio degli attuali circa 200 dipendenti al nuovo gestore. Quale è la situazione di Cuneo? La situazione cuneese è molto simile nella prima parte a quella emiliana. L’assemblea dei sindaci della Granda nel 2018 ha votato per un assetto gestionale pubblico in house sull’intero territorio provinciale dopo anni di discussioni. L’affidamento è stato poi dato a Cogesi, una consortile tutta pubblica che dovrebbe raccogliere tutte le sociètà già pubbliche (Acda, Calso, Alac, Infernotto, Sisi che gestiscono un territorio molto vasto che comprende ampia parte della pianura cuneese, la quasi totalità dei territori montani e parte delle Langhe e Roero e che rappresenta ben oltre il 60% dell’intera provincia), più i gestori privati o pubblico-privati che per poter continuare la gestione del servizio devono trasformarsi in società tutte pubbliche, liquidando i privati. Per questo passaggio Cogesi ha individuato l’advisor nella società ValeCap, che deve indicare da mesi lo strumento adeguato per reperire i fondi necessari per il pagamento del Valore residuo, e il partner, la banca o un fondo, disposto a finanziarlo. Il Vr è quello che il nuovo gestore deve liquidare al vecchio per subentrare nel controllo di reti e impianti del servizio idrico integrato (acquedotti, fognature e depuratori delle acque reflue) in tutta la provincia. Ad oggi il “Vr” di subentro è stato quantificato ma non è stato ancora liquidato e non si sa se ci sia qualcuno che metta a disposizione i 63 milioni da dare ai privati, più la rivalutazione dal 2019, che scatta di anno in anno. Ma in provincia l’attuale gestione da parte dei privati  (Alpi Acque, Tecnoedil, Alse e Mondo Acqua) è scaduta da anni e tutte gestiscono ancora il servizio in una sorta di proroga, non deliberata ma data dallo stato delle cose, sino alla piena operatività del nuovo gestore provinciale, operatività che però non c’è. E che oggi non si vede all’orizzonte, per questo il dietrofront appare una delle strade possibili. Dopo anni di battaglie, che risulterebbero vane, per l’acqua pubblica.  
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