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12 luglio 2026

editoriale

Sant’Andrea e la sua testimonianza di fede negli affreschi di chiese e cappelle del Cuneese

12 marzo 2023

Cuneo

Sant’Andrea e San Pietro; Affresco; Inizi XV secolo; Autore ignoto; Pieve di San Maurizio; Roccaforte Mondovì. Fig. 1 - Sant’Andrea e San Pietro; Affresco; Inizi XV secolo; Autore ignoto; Pieve di San Maurizio; Roccaforte Mondovì. Nel capitolo dedicato a Sant’Andrea, la Legenda aurea si concentra sulla predicazione e sul martirio di questo apostolo, passando quasi del tutto sotto silenzio il momento nel quale egli condivise con Cristo la sua vita, assistette alla sua passione e morte, condivise con gli altri apostoli la singolarissima esperienza della sua risurrezione, fino al momento della sua ascesa al cielo. Di questa fase della vita di Andrea, Iacopo da Varazze si limita a parlare della chiamata che lo avrebbe visto trasformarsi, gradualmente, prima in discepolo di Gesù e poi in uno dei Dodici. E ad essere rimarcato è il fatto che “Andrea e alcuni altri discepoli furono chiamati dal Signore tre volte”: la prima volta “li chiamò perché lo conoscessero”; la seconda “perché entrassero in familiarità con lui”; la terza e ultima volta “perché diventassero suoi discepoli”. Ad essere delineato è dunque un crescendo che vede Andrea, semplice pescatore, accompagnare suo fratello Simone a incontrare quel singolare profeta di cui il Battista aveva detto “Ecco l’agnello di Dio”; condividere sempre con suo fratello la pesca miracolosa nel mare di Galilea; diventare infine, lasciata ogni cosa e seguito Gesù per non più abbandonarlo, “pescatore di uomini”, entrando così a far parte della ristretta comunità creata da Gesù: quella che il Maestro in seguito avrebbe affidato proprio a suo fratello Simone, da quel momento chiamato Pietro. Ed è in questo crescendo che Andrea si sarebbe affinato come apostolo, preparandosi così al ruolo di testimone del vangelo con il suo stesso martirio. Su questo stretto legame tra Sant’Andrea e San Pietro, protagonisti insieme di una vicenda che avrebbe finito col renderli fratelli anche nell’annuncio del vangelo e nel supplizio da entrambi patito per esso, si concentra l’affresco dipinto, agli inizi del XV secolo, nella pieve di San Maurizio a Roccaforte Mondovì (Fig. 1). Ad esservi rappresentati, uno di fianco all’altro e insieme ad altri sei apostoli collocati al di sotto di un Cristo pantocratore racchiuso in una mandorla che lo separa da tutto ciò che lo circonda, sono proprio Sant’Andrea e San Pietro. I due fratelli sono collocati alla destra di Cristo stesso, in una successione che vede San Pietro più vicino al Signore, subito seguito da Sant’Andrea. Il ruolo peculiare di Pietro appare, oltre che dal suo posizionamento alla destra di Cristo e simmetricamente a San Paolo, anche dalle due lunghe e solide chiavi che tiene, quasi esibendole, nella mano destra. La sua figura però vede enfatizzato il suo essere il primo dei Dodici un tratto di autorevolezza evidenziato, oltre che dai suoi occhi penetranti, anche dal manto blu trapuntato di stelle che gli copre la tunica. E ad indicarne la posizione di peso nel collegio apostolico è proprio il fratello Sant’Andrea che, posto alla sua destra e vestito con un abbigliamento molto più sobrio, indica con la mano sinistra San Pietro, come colui su cui Cristo ha fondato la sua Chiesa. E sarà proprio di quest’ultima che Sant’Andrea, il cui nome è dipinto sopra di lui, risulta essere uno degli architravi, come mostrato dal fatto che ciascuno degli apostoli rappresentati tiene in mano un rotolo volto a indicare il loro essere chiamati ad annunciare ad ogni uomo il comune vangelo. La stretta appartenenza di Sant’Andrea alla comunità degli apostoli creata intorno a sé da Cristo durante la sua vita terrena è espressa attraverso il suo inserimento all’interno della scena dell’ultima cena dipinta da Giovanni Botoneri nel ciclo dedicato alla passione e morte di Cristo all’interno della cappella vecchia del santuario di San Magno a Castelmagno (Fig. 2). A dover essere segnalata, contrariamente a quanto accadeva nell’affresco di Roccaforte Mondovì, è la posizione per nulla centrale di Sant’Andrea. Egli infatti, mentre San Pietro viene collocato dal Botoneri alla destra di Gesù e da lui separato soltanto da San Giovanni, trova invece posto all’estremità destra della tavola: preceduto da San Simone Taddeo e seguito da San Giacomo, che conclude il succedersi degli apostoli inseriti nella composizione alla sinistra di Cristo. Sebbene questa collocazione apparentemente marginale di due figure del calibro di Sant’Andrea e di San Giacomo non sia facilmente spiegabile, a dover essere sottolineata è invece l’autorevolezza impressa dal pittore alla figura del fratello di San Pietro: la sua tunica nera, sovrastata da un mantello il cui colore richiama il grigio dei lunghi capelli e della fluente barba che incorniciano il suo volto, ci parlano di un uomo avanti negli anni e, proprio per questo, destinato a giocare nel collegio apostolico un ruolo di primo piano. Sant’Andrea; Affresco; Inizi XVI secolo; Giovanni Botoneri; Santuario di San Magno – Cappella vecchia; Castelmagno. Fig. 2 - Sant’Andrea; Affresco; Inizi XVI secolo; Giovanni Botoneri; Santuario di San Magno – Cappella vecchia; Castelmagno. Le pagine dedicate dalla Legenda aurea al martirio di Sant’Andrea costituiscono nel loro insieme una vera e propria esaltazione della croce da lui esplicitamente scelta come mezzo finalizzato a testimoniare con la morte la sua fede. Mentre infatti il suo carnefice ne parla come di un “supplizio infame”, egli insiste nel proclamarla un “grande mistero”, non senza esclamare mentre essa viene portata verso il luogo del suo martirio: “Salve o croce santificata dal corpo di Cristo e ornata dalle sue membra come da gemme. Prima che il Signore salisse a te, l’uomo ti temeva, ma ora, godendo di celeste amore, appari come una grazia”. Una “grazia” alla quale Sant’Andrea non esita a farsi appendere, aiutando i suoi carnefici a svestirlo, continuando a predicare da essa per due giorni alla folla che si era radunata, impedendo a quest’ultima di sottrarlo al suo destino e affermando proprio al riguardo della croce stessa: “Sempre ti ho amato e ho desiderato il tuo abbraccio”. Ed è proprio questo abbraccio ad essere figurativamente espresso dall’affresco realizzato, nella seconda metà del Quattrocento, nella cappella di San Salvatore a Macra (Fig. 3). Restituito alla sua centralità nel collegio apostolico e posto anche in questo caso a fianco di San Pietro alla destra di un sovrastante Cristo pantocratore in mandorla, Sant’Andrea è ritratto mentre abbraccia, tenendola sulla spalla destra una possente croce “intensamente amata, sempre cercata e finalmente pronta per l’anima che la brama”. 3 - Sant’Andrea; Affresco; Seconda metà del XV secolo; Pittore ignoto; Cappella di San Salvatore; Macra.3 - Sant’Andrea; Affresco; Seconda metà del XV secolo; Pittore ignoto; Cappella di San Salvatore; Macra. Fig. 3 - Sant’Andrea; Affresco; Seconda metà del XV secolo; Pittore ignoto; Cappella di San Salvatore; Macra. È proprio questo suo martirio, culminato nella preghiera “Signore, fà che io non abbandoni mai vivo questa croce, perché è ormai tempo che tu affidi alla terra il mio corpo”, a indurre Iacopo da Varagine a pensare Sant’Andrea non solo come un testimone della fede sulla cui tomba miracolosamente e meravigliosamente trasudava “una manna simile a farina e olio aromatico da cui gli abitanti della regione traggono auspici sui futuri raccolti”, ma anche come “garante di una dottrina piena di sapienza”. Su quest’ultimo aspetto insiste dunque l’affresco dipinto da Antonio Dragone da Monteregale, nella seconda metà del XV secolo, sulla parte sinistra della cappella di Santa Croce a Mondovì (Fig. 4). È qui che, al di sotto di una resurrezione che richiama molto da vicino quella di Piero della Francesca conservata nel Museo Civico di Sansepolcro, trovano posto sei tondi all’interno dei quali altrettanti apostoli sorreggono cartigli nei quali ad essere riportati sono alcuni articoli del “credo” cristiano. Tra questi apostoli Sant’Andrea è facilmente individuabile, non solo per la croce che tiene nella mano sinistra e il cui orientamento richiama la croce a X su cui la tradizione vuole che egli sia stato crocifisso, ma anche per la consueta autorevolezza impressagli dalla folta barba e dai lunghi capelli grigi. E non è certo un caso che sul suo cartiglio risulti iscritto in latino proprio uno degli articoli più rilevanti del “credo”: “credo in Gesù Cristo, suo unico figlio, Signore nostro”. Proprio quel Signore cui Sant’Andrea consegnò, senza riserve, la sua stessa vita. ant’Andrea; Affresco; Seconda metà del XV secolo; Antonio Dragone da Monteregale; Cappella di Santa Croce; Mondovì. Fig. 4 - Sant’Andrea; Affresco; Seconda metà del XV secolo; Antonio Dragone da Monteregale; Cappella di Santa Croce; Mondovì.
Sant'Andrea iconografia Legenda aurea