economia
Difficile dire quali saranno i fatti e le vicende economiche che segneranno il nuovo anno che comincia in questi giorni. La storia recente dovrebbe aver insegnato che anche le previsioni sui mercati finanziari più accreditate sono state spesso smentite da quello che è poi capitato.
Paiono, invece, più tracciate le vie che verranno seguite dall’economia monetaria e degli strumenti di pagamento. Secondo quanto detto e ribadito in più circostanze dalla Banca Centrale Europea, nel 2023 si andrà verso un rafforzamento e una accelerazione di due processi già avviati: la completa digitalizzazione dell’euro e l’apertura all’accesso ai conti bancari a realtà economiche non bancarie.
Per quanto riguarda l’euro completamente digitalizzato, a ottobre del 2023 terminerà la fase di istruttoria avviata nel 2021 dalla Banca Centrale Europea. Gli esiti, ad oggi, paiono scontati nella direzione di uno sviluppo dell’iniziativa; lo scopo è quello di avere una moneta digitale che possa essere utilizzata per i pagamenti elettronici e che sia sottratta al controllo dei circuiti delle carte di pagamento (soprattutto se extra – europei, come avviene per le carte di credito) per rimanere nell’ambito del perimetro di sorveglianza delle autorità monetarie dell’Unione Europea. In sé, si tratta di una iniziativa certamente interessante e con motivi di interesse di un certo rilievo. L’auspicio è che i regolatori e il legislatore europeo sappiano valorizzare quanto di buono e di efficiente esiste già a livello europeo. Che la sovranità monetaria sia un elemento chiave di sviluppo è, oramai, un concetto acquisito; l’importante è che non si ceda a particolarismi o a velleità tecnocratiche, ma si vada nella direzione del soddisfacimento delle necessità di sicurezza, semplicità d’uso e familiarità.
Diverso e, per certi aspetti, più controverso è il tema dell’accesso ai conti da parte di soggetti terzi non bancari e che, tra gli specialisti, viene chiamato “open banking” (che potremmo tradurre con “banca aperta”). L’idea è quella di rendere accessibile a soggetti non banche sia parte dell’operatività bancaria, sia quell’enorme patrimonio informativo che risiede nei conti bancari degli utenti. Non si tratta di una novità, la via è stata aperta dalla Direttiva n. 2366 del 2015, cosiddetta PSD2 (dall’inglese “Payment Services Directive 2”, la seconda direttiva in materia di servizi di pagamento dopo quella del 2007). La norma ha introdotto due nuovi servizi di pagamento online (e, dunque, elettronici) che possono essere offerti da soggetti in possesso di regolare licenza e con l’autorizzazione del titolare di conto di pagamento. Questi servizi consistono, da un lato, nella possibilità di dare ordini di pagamento alla banca in nome e per conto del titolare del conto e, dall’altro lato, nell’acquisire informazioni dai conti e nell’utilizzarle. Entrambi i servizi presentano alcuni elementi di attenzione. Nel primo caso, il cosiddetto servizio di disposizione di ordini di pagamento prevede che le credenziali di accesso ai servizi di “home banking” (e dunque questi servizi bancari offerti e fruiti online) vengano cedute a soggetti terzi che operano in nome del titolare; trattandosi di enti autorizzati e vigilati, non si ha motivo di ritenere che non operino con scrupolo ma, in ogni caso, si tratta di un’operazione estremamente delicata sotto il profilo della sicurezza dei dati che, nei fatti, vengono condivisi con terze parti non bancarie. Nella seconda ipotesi, quella del servizio di informazione sui conti, il vero nodo interpretativo risiede nella comprensione del tipo di informazioni alle quali viene dato accesso e dei destinatari della comunicazione di questi dati. Con i pagamenti, infatti, vengono veicolate e custodite informazioni che possono essere estremamente delicate. Da una posizione fortemente debitoria oppure dal saldo del conto in presenza di un certo reddito si possono ottenere utili informazioni rispetto alla propensione al consumo e al risparmio di una certa persona, con conseguente appetibilità di quel determinato profilo, ad esempio, per realtà che offrono servizi finanziari aggressivi.
Per quanto banale possa sembrare, anche in questo caso, uno sviluppo autentico passa attraverso le regole. L’auspicio, quindi, è che la buona volontà di chi intende innovare sia accompagnata dalla lungimiranza di regole chiare, certe e, soprattutto, a tutela di chi è sprovvisto dei necessari mezzi per difendersi in un contesto sempre più complesso e sempre più vicino.
Il 2023 nel mondo dei servizi di pagamento: dall’euro digitale alla “banca aperta”
14 gennaio 2023
Cuneo
Difficile dire quali saranno i fatti e le vicende economiche che segneranno il nuovo anno che comincia in questi giorni. La storia recente dovrebbe aver insegnato che anche le previsioni sui mercati finanziari più accreditate sono state spesso smentite da quello che è poi capitato.
Paiono, invece, più tracciate le vie che verranno seguite dall’economia monetaria e degli strumenti di pagamento. Secondo quanto detto e ribadito in più circostanze dalla Banca Centrale Europea, nel 2023 si andrà verso un rafforzamento e una accelerazione di due processi già avviati: la completa digitalizzazione dell’euro e l’apertura all’accesso ai conti bancari a realtà economiche non bancarie.
Per quanto riguarda l’euro completamente digitalizzato, a ottobre del 2023 terminerà la fase di istruttoria avviata nel 2021 dalla Banca Centrale Europea. Gli esiti, ad oggi, paiono scontati nella direzione di uno sviluppo dell’iniziativa; lo scopo è quello di avere una moneta digitale che possa essere utilizzata per i pagamenti elettronici e che sia sottratta al controllo dei circuiti delle carte di pagamento (soprattutto se extra – europei, come avviene per le carte di credito) per rimanere nell’ambito del perimetro di sorveglianza delle autorità monetarie dell’Unione Europea. In sé, si tratta di una iniziativa certamente interessante e con motivi di interesse di un certo rilievo. L’auspicio è che i regolatori e il legislatore europeo sappiano valorizzare quanto di buono e di efficiente esiste già a livello europeo. Che la sovranità monetaria sia un elemento chiave di sviluppo è, oramai, un concetto acquisito; l’importante è che non si ceda a particolarismi o a velleità tecnocratiche, ma si vada nella direzione del soddisfacimento delle necessità di sicurezza, semplicità d’uso e familiarità.
Diverso e, per certi aspetti, più controverso è il tema dell’accesso ai conti da parte di soggetti terzi non bancari e che, tra gli specialisti, viene chiamato “open banking” (che potremmo tradurre con “banca aperta”). L’idea è quella di rendere accessibile a soggetti non banche sia parte dell’operatività bancaria, sia quell’enorme patrimonio informativo che risiede nei conti bancari degli utenti. Non si tratta di una novità, la via è stata aperta dalla Direttiva n. 2366 del 2015, cosiddetta PSD2 (dall’inglese “Payment Services Directive 2”, la seconda direttiva in materia di servizi di pagamento dopo quella del 2007). La norma ha introdotto due nuovi servizi di pagamento online (e, dunque, elettronici) che possono essere offerti da soggetti in possesso di regolare licenza e con l’autorizzazione del titolare di conto di pagamento. Questi servizi consistono, da un lato, nella possibilità di dare ordini di pagamento alla banca in nome e per conto del titolare del conto e, dall’altro lato, nell’acquisire informazioni dai conti e nell’utilizzarle. Entrambi i servizi presentano alcuni elementi di attenzione. Nel primo caso, il cosiddetto servizio di disposizione di ordini di pagamento prevede che le credenziali di accesso ai servizi di “home banking” (e dunque questi servizi bancari offerti e fruiti online) vengano cedute a soggetti terzi che operano in nome del titolare; trattandosi di enti autorizzati e vigilati, non si ha motivo di ritenere che non operino con scrupolo ma, in ogni caso, si tratta di un’operazione estremamente delicata sotto il profilo della sicurezza dei dati che, nei fatti, vengono condivisi con terze parti non bancarie. Nella seconda ipotesi, quella del servizio di informazione sui conti, il vero nodo interpretativo risiede nella comprensione del tipo di informazioni alle quali viene dato accesso e dei destinatari della comunicazione di questi dati. Con i pagamenti, infatti, vengono veicolate e custodite informazioni che possono essere estremamente delicate. Da una posizione fortemente debitoria oppure dal saldo del conto in presenza di un certo reddito si possono ottenere utili informazioni rispetto alla propensione al consumo e al risparmio di una certa persona, con conseguente appetibilità di quel determinato profilo, ad esempio, per realtà che offrono servizi finanziari aggressivi.
Per quanto banale possa sembrare, anche in questo caso, uno sviluppo autentico passa attraverso le regole. L’auspicio, quindi, è che la buona volontà di chi intende innovare sia accompagnata dalla lungimiranza di regole chiare, certe e, soprattutto, a tutela di chi è sprovvisto dei necessari mezzi per difendersi in un contesto sempre più complesso e sempre più vicino.