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San Giovanni Battista come annunciatore del Salvatore dell’iconografia cuneese

24 dicembre 2022

Cuneo

La grandezza di Giovanni il Battista dovette essere lampante già alla cerchia di coloro che seguivano Gesù di Nazaret. È per questo che nei vangeli, ciascuno dei quali a modo suo ne evoca la figura, di lui si afferma: “Il popolo era in at- tesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo”. Ed è forse per questa ragione che la Legenda Aurea, nel suo parlare di colui che Gesù stesso non esitò a chiamare “il più grande tra i nati di donna”, gli dedica addirittura – contrariamente a quello che accade per gli altri santi considerati – non uno, ma due capitoli: il primo alla sua nascita e alla sua vicenda profetica, l’altro alla sua decapitazione da parte di Erode Antipa. Per focalizzare il tratto saliente di questo particolarissimo personaggio biblico Iacopo da Varagine non esita dunque ad affidarsi alle parole di un autorevole padre della chiesa, Giovanni Crisostomo: “Tutti i profeti hanno profetizzato Cristo: egli non solo profetizzò Cristo, ma fu profetizzato dagli altri profeti; gli altri trasmisero la voce, egli fu la voce; e tanto la voce è prossima alla parola, senza essere la parola, quanto egli fu prossimo a Cristo, senza essere Cristo”. Ed è proprio per questo costituirsi come “la voce” stessa di Cristo che san Giovanni Battista quale “messaggero inestimabile, dopo aver subito il martirio portò alle anime recluse nel Limbo il prezioso messaggio dell’imminente venuta di Cristo e della loro redenzione”. Prendendo ancora una volta ispirazione dal vangelo di Giovanni, laddove esso fa dire di sé al Battista: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: «Rendete diritta la via del Signore»”, il primo aspetto che di lui viene evidenziato è il suo essere un profeta tutto dedito alla predicazione. Quest’ultima appare radicata in abitudini di vita tanto austera da indurre la Legenda aurea a parlarne come di una vita “santissima”: “Il modo di vivere di Giovanni era tale da fare sembrare colpevole la vita di ogni altro (...). Qualsiasi uomo, messo accanto a Giovanni, pareva un lurido peccatore”. È dunque questo suo essere il Precursore, la cui vita è connotata da un rigore inimitabile, che viene evocato dall’i-conografia prevalente del santo: quella cioè che lo vede rappresentato come figura isolata o, alternativamente, a fian-co di Cristo o della Vergine. Ed è proprio questa tipologia rappresentativa ad essere attestata dall’affresco quattrocentesco a dedicato san Giovanni Battista rinvenibile nella chiesa di sant’Agostino a Saliceto (Fig. 1). L’immagine in questione risulta del tutto in linea con la narrazione del vangelo di Matteo laddove esso afferma che egli “portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi”. Ed è dunque abbigliato con una pelle di animale, a piedi nudi e in pieno deserto che il Precursore viene rappresentato mentre, con la mano destra, indica il Cristo bambino tenuto in braccio dalla Vergine, e con la sinistra tiene un cartiglio che riporta in latino le parole “Ecco l’agnello di Dio”. Ed è proprio su queste parole che insiste la Legenda aurea quando individua in Giovanni Battista colui che, al pari degli arcangeli, è in grado di rivelare agli uomini di ogni tempo “i misteri della nostra redenzione”. E non solo di rivelarli, quando disse di Cristo “Colui che verrà dopo di me è più forte di me”, ma addirittura di indicarli nel loro esito più concreto e compiuto, come nel momento in cui, dimostrandosi “più che profeta, mostrò Gesù a dito” a coloro che seguivano la sua predicazione. Proprio su questo aspetto sembra insistere un’altra iconografia piuttosto diffusa del Battista: quella che raccorda in un’unica immagine la figura del Precursore e quella del Salvatore, rappresentando il primo mentre con l’indice destro indica Cristo nella forma di un agnello con l’aureola tenuto con la mano destra su una sorta di piedistallo destinato a sostenerlo. Ed è a questa tipologia di immagini che si rifà l’affresco di Hans Clemer collocato lungo un corridoio del Castello Rosso di Costigliole Saluzzo (Fig. 2). San Giovanni, collocato alla destra di una Vergine con Bambino, vi appare rivestito da una tunica tendente al rosso sulla quale, all’altezza del collo, brilla una pietra preziosa: entrambi simboli di un martirio che ha ormai strappato il Precursore alla sua vita terrena, cui allude ancora la veste di pelli che si intravvede sotto il mantello nero che ricopre la tunica. A giocare un ruolo chiave è però qui proprio l’agnello con l’aureola che il Battista sorregge con la sinistra, mentre con la destra lo indica come Salvatore: è lui infatti l’Agnus Dei. Sebbene la Legenda Aurea non ne espliciti il ruolo in questa specifica occasione, il suo rimarcare la funzione del Bat- tista come Precursore evoca continuamente il momento nel quale, battezzando Gesù, san Giovanni si connota come colui che ne svela davanti agli occhi di tutti il suo costituirsi come l’autentico messia. Ed è proprio il “Battesimo di Cristo” attribuito ad Hans Clemer ad essere inserito nella decorazione dell’Abbazia dei santi Pietro e Colombano a Pagno (Fig. 3). La scena, cui fanno da sfondo due colline sulle quali trovano rispettivamente posto un curioso mulino a vento e una torre rossa, è collocata in un’area desertica al centro della quale scorre il fiume Giordano: Ed è qui, con i piedi in acqua, che Gesù viene rappresentato nell’atto di ricevere il battesimo proprio dal Battista. Il volto di quest’ultimo, dai tratti decisamente più severi di quello del Precursore dipinto dallo stesso Clemer nel Castello Rosso di Costigliole Saluzzo, appare in linea col suo abbigliamento: non più una preziosa e raffinata tunica ma – questa vol- ta – un ruvido vestito nascosto da un mantello rosso porpora dai risvolti bianchi. San Giovanni, inginocchiato di fron- te a Cristo, gli impone sul capo la mano destra, mentre lo Spirito Santo in forma di colomba scende su di lui. Dall’altro dei cieli il Padre guarda la scena e, attraverso un cartiglio, conferma il costituirsi di Cristo come il suo unico Figlio, attestando- ne così l’indicazione del Precursore come “l’Agnello di Dio”. La predicazione del Battista non avrebbe risparmiato nemmeno il re Erode Antipa che, pubblicamente rimproverato dal Precursore per il suo incestuoso convivere con la cognata Erodiade, lo fece prima “rinchiudere in prigione”, per trovare poi “un’occasione per ucciderlo”: dopo aver visto la figlia di Erodiade danzare ed esserne rimasto affascinato al punto da prometterle tutto quello che gli avrebbe chiesto, a fronte della richiesta della testa di san Giovanni avanzata dalla ragazza, Erode ne decretò l’esecuzione per decapitazione. Un’allusione a quest’ultima è rinvenibile in alcune immagini di San Grato, vescovo di Aosta. Nella Magna Legenda Sancti Grati si legge infatti che egli, recatosi in Terrasanta, ritrovò al fondo di un pozzo la testa di san Giovanni Battista, riportandola successivamente, nascosta sotto il suo mantello, prima a Roma e poi ad Aosta. E proprio a questo evento allude, analogamente ad altre presenti nel Cuneese, l’immagine di san Grato dipinta da Antonio Dragone da Mondovì nella Cappella di San Bernardo delle For- che di Mondovì (Fig. 4). Il tratto più singolare di questa figura, rappresentata mentre in paramenti episcopali con la mano destra benedice chi gli sta di fronte, è infatti proprio il suo sorreggere con la sinistra, che stringe il pastorale, un volume sul quale trova posto una testa mozzata le cui fattezze rendono riconoscibile proprio il volto di san Giovanni Battista. Attestando così la venerazione diffusa di cui godeva il Precursore, in questa specifica area geografica, già anche all’epoca dell’affresco.
Cuneo Arte San Giovanni Battista Giovanni il battista nazareth