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Suor Cencia a 93 anni ancora cura le “Perle” di Dronero

23 dicembre 2022

Cuneo

Suor Vincenza con le Perle di Dronero “Quando sono davanti Gesù Bambino, penso che andrà incontro a grandi dispiaceri. Lui viene fra di noi volentieri, assistito dal Padre, che gli dà amore, forza, capacità e sapienza per svolgere il suo compito. E penso sempre che è coraggioso!”: ha 93 anni di età, il suo fisico ha qualche acciacco ma lei non smette di servire e ‘coccolare’ le sue adorate ‘figliole’. Suor Vincenza Pesenti è nata nel Bergamasco, a Trescore Balneario, il 1°ottobre del 1929. Suor Vincenza, ricorda quando è arrivata a Dronero? “Sono arrivata in valle Maira il 13 luglio 1954, in treno. Le ragazze sono venute a prendermi con le suore, con un carretto. Mi sono subito spaventata, perchè non erano belle a vedersi. Ho avuto paura, mi è venuta voglia di piangere e dopo cinque minuti volevo scappare. Invece, da oltre 68 anni sono qui: e sono felice di servirle!”. Sorride dolcemente suor Vincenza, “angelo custode” delle “Perle” di Dronero. Per le ragazze, è semplicemente “suor Cencia”.  La sua famiglia? “Mio padre Giovanni faceva il mezzadro e lavorava  in Svizzera, mia madre Carolina faceva la casalinga. Eravamo tre maschi e due femmine, mia sorella Venturina era suora, a Pallanza”. La sua vocazione religiosa come è nata? “Ero piccola e andavo all’Asilo. Vedevo piangere sovente tanti bambini poveri, che venivano dalla montagna… La donna che li seguiva faceva giocare solo i bimbi più belli. Io un giorno mi sono rivolta alla Madonna: ‘Scendi fra di noi, a fare compagnia a questi bimbi! E io quando sarò grande, aiuterò i bambini’. La Madonna mi ha preso in parola. Avevo cinque anni! Sono entrata in convento a 18 anni, fra i dubbi di mio padre”. E poi? “Il 13 gennaio 1951 sono entrata fra le Suore di San Vincenzo de Paoli. Ero a Bergamo e ho iniziato a imparare a lavorare. Con altre due ragazze, sono partita poi per Torino”.  I primi tempi a Dronero?  “Davo una mano: queste ragazze erano povere e malconce, io cercavo di rendermi utile. La mia direttrice, suor Caterina, quando mi vedeva piangere (e avrei voluto essere spostata), mi sgridava: ‘Scema che non sei! Fra tutte le suore che ci sono nel mondo, il buon Dio ha scelto te! Hai tutte le capacità per farcela!’ ”.   Un ricordo bello di questi anni? “I ricordi belli sono tanti, perché sotto lo sguardo del Signore tutto quello che ti capita è bello. Quando vedo le “Perle” felici, io sono contenta!”.  Un ricordo triste?  “Quando muore una delle nostre ragazze, è dura. E io soffro sinceramente, e piango, ogni volta che una delle nostre amate figliole lascia questa terra”.  Lei assiste ancora le ragazze diversamente abili. Dove trova la forza? “Lo faccio per quel che ancora riesco. È il Signore che mi dà la forza, e io sono felice di essere qui! Se avessi anche un minimo dubbio che Lui non c’è, avrei già lasciato stare tutto e non ce l’avrei mai fatta!”.  La Provvidenza c’è? “Oh, certamente! L’abbiamo toccato con mano tante volte… Mettevamo su l’acqua a bollire, ma la nostra dispensa era vuota. Giravamo con le ragazze il carretto fra le botteghe di Dronero a chiedere se c’era la pasta rotta, o un po’ di farina, o fra i contadini a chiedere un po’ di patate… Tante volte di sera ci siamo trovate senza latte, o senza pane, o senza pasta: e la mattina dopo, il mangiare per le ragazze è sempre arrivato! E succede ancora oggi nel 2022: ci sono ancora tante persone buone che ci vogliono bene e che non si dimenticano delle necessità della nostra Casa. A loro va il nostro grazie riconoscente!”. Lei si sente realizzata? “Sì, sono felice di essere suora. Nella mia pochezza, cerco di fare il possibile per essere vicina alle ragazze, che sono tanto care: sono le mie figlie, sono le mie gioie! Mi danno tantissime soddisfazioni. Hanno dei problemi, ma la loro grande sensibilità è fuori dal comune”. Un gruppo di amici della Casa della Divina Provvidenza di Dronero aveva scritto nel 2007 al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: e l’onorificenza del Cavalierato al merito della Repubblica era arrivata per suor Vincenza, più che meritata! È così in una domenica carica di grandissime emozioni, davanti a 350 persone, suor Vincenza, le sue sorelle e le “Perle” erano state festeggiate, in una giornata davvero indimenticabile. La guerra in Ucraina? “Non ci sono parole davanti al popolo ucraino che soffre terribilmente! Pensando a loro, io sto davvero male!”. Ricorda chi le ha telefonato il 27 dicembre 2020? “Ma certo! Come posso dimenticare la telefonata ricevuta da Papa Francesco? ‘Sono Papa Francesco dal Vaticano, devo salutarla e ringraziarla per tutto quello che fa per le ragazze!’. Io non ci credevo che fosse proprio il Papa e gli ho detto: ‘Ma lei è proprio il Papa, quello vero?’. Lui mi ha confermato che chiamava da Roma, dopo una sonora risata. Noi continuiamo a pregare per Lui e sappiamo che il Papa fa altrettanto e non ci ha dimenticate!”. I Natali di quando era bambina? “Ero piccola ed allora si viveva il vero senso del Natale! E con una grande gioia per la nascita di Gesù Bambino. Ricordo che andavo a giocare nella neve con gli zoccoli e che a Natale si mangiava sempre il risotto, con un coniglio o una lepre (perché mio papà era cacciatore). E mangiavamo una fetta del panettone donatoci da una signora” E i doni portati da Gesù Bambino? “Fichi secchi, qualche mandarino e le arachidi. Il nostro era un Natale ‘povero’, ma vero”.
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