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16 luglio 2026

editoriale

Il viaggio

22 dicembre 2022

Cuneo

Olafur Eliasson al Castello di Rivoli Non finisce mai. Suggerisce anche questo la mostra “Orizzonti tremanti” di Olafur Eliasson al Castello di Rivoli. L’allestimento nello spazio della Manica Lunga, un kaleidorama dopo l’altro, tra specchi riflettenti e luci colorate in movimento, giunge di fronte alla parete sul fondo, dove uno specchio a parete intera consente di vedere davanti a sé tutto il percorso compiuto fino al quel momento. È come trovarsi improvvisamente di fronte al proprio passato, per coglierlo con un solo colpo d’occhio. A volte succede: si aprono inattesi varchi spazio-temporali in cui ricordi remoti o pezzi di noi lasciati indietro riemergono vividi e ci si parano davanti, chiedendo attenzione. E poi il viaggio riprende. Verso l’orizzonte. Ma l’orizzonte è solo una linea immaginaria, per quanto visibile. Soprattutto è mobile per definizione. Non statico, non fisso. Più ci avviciniamo, più si allontana. Come se volesse ricordarci la priorità del percorso rispetto alla meta. L’orizzonte tremante ci dice che il viaggio non finisce mai. Probabilmente nemmeno dopo aver varcato l’estrema soglia del nostro ultimo giorno. Eliasson, davanti allo specchio che riflette il percorso appena compiuto, appende un driftwood, un tronco trasportato dal mare, orientato Nord-Sud, che indica la direzione del ritorno: l’invito per il visitatore è a ripercorrere i propri passi a ritroso, perché il viaggio è fatto di corsi e ricorsi, di andate e ritorni, di strade da calpestare più volte. Il paesaggio a ogni giro sembra uguale, invece è diverso, perché diversi siamo noi.
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