Don Paolo Gerardi è nato a Saluzzo il 17 maggio 1957: “I miei genitori vivevano a Piasco, dove sono parroco dall’ottobre 2018”.
Che ricordi ha dei suoi?
La mia famiglia aveva un impronta fortemente religiosa. Mia mamma ci teneva tanto che io mi facessi prete. Lei, da giovane, voleva farsi suora nell’Istituto Santa Maria degli Angeli, a San Grato di Verzuolo, poi ha conosciuto mio papà e con il consenso del parroco di allora don Antonio Maurino nel 1954 si sono sposati. In lei però è rimasta sempre la speranza di un figlio sacerdote. Da adolescente avevo altri progetti. Quando poi a vent’anni ho deciso di entrare in Seminario, ci si può immaginare la sua gioia. Con amore e trepidazione mi ha accompagnato al sacerdozio. Purtroppo è mancata per malattia di cuore appena sei mesi dopo la mia ordinazione, a soli 66 anni di età. Mio papà era ragioniere. Io l’ho sempre stimato come gran lavoratore. È stato impiegato alla Calce Deaglio di Piasco fino alla pensione. È vissuto con me fino al 1997. È stato un grande esempio di impegno civile e sociale di volontariato.
I giochi da bambino?
Ho sempre frequentato fin da ragazzo l’oratorio, giocando con gli altri miei amici. Ricordo però anche i giochi fatti in cortile nella casa di campagna dei miei cugini: ci si divertiva con niente, ma era bello stare insieme! Andavo d’estate volentieri a camminare in montagna.
Le scuole?
Mi è sempre piaciuto studiare. Ho frequentato le Elementari e le Medie a Piasco con buon profitto. Ho fatto il Liceo classico a Saluzzo, negli anni ‘70, quando c’era molto rigore nei professori (la Bosio, don Tento, la Durando) ma anche la contestazione studentesca. Poi mi sono iscritto a Giurisprudenza. Ho frequentato per due anni la facoltà, fino alla decisione di entrare in seminario.
Cosa sognava di fare da bambino?
Da bambino giocavamo con alcuni amici a fare il prete con Luca Margaria (ora è frate Cappuccino a Pinerolo) e Walter Giraudo (diventato sacrestano del Duomo). Da adolescente invece speravo di diventare come mio papà un ragioniere o un commercialista. Mi sarebbe anche piaciuto insegnare Storia e Filosofia, ma mi avevano detto che sarebbe stato difficile trovare lavoro.
Come si è manifestata la chiamata?
Dopo la Maturità classica. Fondamentale è stato il cammino nel Gruppo dei giovani della Parrocchia, iniziato dal parroco don Garnero, che è sempre stato il mio modello di prete. Ho iniziato questa esperienza quando avevo 17 anni. Importante è stato anche frequentare la Città dei ragazzi di Cuneo, dove don Gasparino riusciva ad infiammarci di amore per Dio e per gli altri. Decisiva è stata la morte di don Sandro Barra, giovane sacerdote di Piasco, per un incidente nel vallone di Elva, e l’invito di monsignor Fustella a noi giovani di Piasco perché qualcuno prendesse il suo posto. Nell’autunno del 1977 sono entrato in seminario.
Oggi festeggia 40 anni della sua ordinazione: che effetto le fa?
Non posso che ringraziare il Signore per avermi sempre accompagnato e assistito! Il momento della mia ordinazione è stato veramente un momento straordinario di grazia per me, la mia famiglia e la mia Parrocchia. Ricordo come mi sono stati vicini in quel momento gli amici del mio gruppo parrocchiale e don Giovanni Garnero: un momento che ha coinvolto tutti.
Un ricordo bello di questi 40 anni?
Sono tanti! Ma mi è sempre stata nel cuore l’amicizia con monsignor Diego Bona e la fiducia che ha avuto in me, negli anni in cui ho lavorato in Curia come direttore dell’ufficio catechistico e quando mi ha nominato rettore del Santuario di Valmala.
E un ricordo doloroso?
La morte di mia mamma, appena ordinato sacerdote. È mancata di notte, mentre io ero a fare il campo scuola con i ragazzi di Costigliole a San Mauro di Brossasco. Sono stato avvisato da un mio zio solo il mattino dopo. Meno male che don Garnero si è precipitato a Cuneo con mio papà, nel pieno della notte ed è stato vicino a mia mamma, al posto mio, nel momento della morte. Gliene sono grato per sempre.
I suoi incarichi di oggi?
Sono parroco a Rossana, a Lemma, di San Giovanni e Sant’Antonio a Piasco. Svolgo questo compito insieme a don Marco Casalis. Sono anche insegnante di Patrologia e di Storia della Chiesa allo Studio Teologico Interdiocesano di Fossano (spero solo più per questo anno scolastico).
È faticoso essere parroco di più paesi?
Era molto più facile avere solo una parrocchia, si riusciva a seguire maggiormente la gente e a stare di più con loro. Con tre parrocchie è molto più difficile. Mi trovo molto bene a lavorare con don Marco. È un po’ più difficile con gli altri preti della Vicaria, anche se c’è lo sforzo da parte di tutti di migliorare. Si sta cercando un coordinamento maggiore con gli altri sacerdoti della fraternità pastorale della bassa Valle Varaita.
Il mondo di oggi?
La situazione dell’umanità in questo momento è tragica. Papa Francesco è molto stimato nel mondo, ma purtroppo i suoi appelli alla pace e alla solidarietà tra i popoli non sono ascoltati. C’è la guerra in Ucraina, che insanguina l’Europa, ma non possiamo dimenticare gli altri conflitti che colpiscono molti popoli. Non possiamo però solo aspettare le decisioni dei potenti, ognuno deve fare nel piccolo la sua parte, con un impegno personale di solidarietà e di condivisione.
Cosa mette al primo posto nella vita?
Vorrei mettere il rapporto con il Signore, perché solo con il suo aiuto posso sperare di combinare qualcosa. Chiedo a Lui l’aiuto per andare verso il prossimo e riuscire a fare del bene!
Quando si sveglia di mattina, il primo suo pensiero?
Assaporo la gioia di essere ancora in vita e ringrazio il Signore del suo amore.
paesi
Don Paolo Gerardi è nato a Saluzzo il 17 maggio 1957: “I miei genitori vivevano a Piasco, dove sono parroco dall’ottobre 2018”.
Che ricordi ha dei suoi?
La mia famiglia aveva un impronta fortemente religiosa. Mia mamma ci teneva tanto che io mi facessi prete. Lei, da giovane, voleva farsi suora nell’Istituto Santa Maria degli Angeli, a San Grato di Verzuolo, poi ha conosciuto mio papà e con il consenso del parroco di allora don Antonio Maurino nel 1954 si sono sposati. In lei però è rimasta sempre la speranza di un figlio sacerdote. Da adolescente avevo altri progetti. Quando poi a vent’anni ho deciso di entrare in Seminario, ci si può immaginare la sua gioia. Con amore e trepidazione mi ha accompagnato al sacerdozio. Purtroppo è mancata per malattia di cuore appena sei mesi dopo la mia ordinazione, a soli 66 anni di età. Mio papà era ragioniere. Io l’ho sempre stimato come gran lavoratore. È stato impiegato alla Calce Deaglio di Piasco fino alla pensione. È vissuto con me fino al 1997. È stato un grande esempio di impegno civile e sociale di volontariato.
I giochi da bambino?
Ho sempre frequentato fin da ragazzo l’oratorio, giocando con gli altri miei amici. Ricordo però anche i giochi fatti in cortile nella casa di campagna dei miei cugini: ci si divertiva con niente, ma era bello stare insieme! Andavo d’estate volentieri a camminare in montagna.
Le scuole?
Mi è sempre piaciuto studiare. Ho frequentato le Elementari e le Medie a Piasco con buon profitto. Ho fatto il Liceo classico a Saluzzo, negli anni ‘70, quando c’era molto rigore nei professori (la Bosio, don Tento, la Durando) ma anche la contestazione studentesca. Poi mi sono iscritto a Giurisprudenza. Ho frequentato per due anni la facoltà, fino alla decisione di entrare in seminario.
Cosa sognava di fare da bambino?
Da bambino giocavamo con alcuni amici a fare il prete con Luca Margaria (ora è frate Cappuccino a Pinerolo) e Walter Giraudo (diventato sacrestano del Duomo). Da adolescente invece speravo di diventare come mio papà un ragioniere o un commercialista. Mi sarebbe anche piaciuto insegnare Storia e Filosofia, ma mi avevano detto che sarebbe stato difficile trovare lavoro.
Come si è manifestata la chiamata?
Dopo la Maturità classica. Fondamentale è stato il cammino nel Gruppo dei giovani della Parrocchia, iniziato dal parroco don Garnero, che è sempre stato il mio modello di prete. Ho iniziato questa esperienza quando avevo 17 anni. Importante è stato anche frequentare la Città dei ragazzi di Cuneo, dove don Gasparino riusciva ad infiammarci di amore per Dio e per gli altri. Decisiva è stata la morte di don Sandro Barra, giovane sacerdote di Piasco, per un incidente nel vallone di Elva, e l’invito di monsignor Fustella a noi giovani di Piasco perché qualcuno prendesse il suo posto. Nell’autunno del 1977 sono entrato in seminario.
Oggi festeggia 40 anni della sua ordinazione: che effetto le fa?
Non posso che ringraziare il Signore per avermi sempre accompagnato e assistito! Il momento della mia ordinazione è stato veramente un momento straordinario di grazia per me, la mia famiglia e la mia Parrocchia. Ricordo come mi sono stati vicini in quel momento gli amici del mio gruppo parrocchiale e don Giovanni Garnero: un momento che ha coinvolto tutti.
Un ricordo bello di questi 40 anni?
Sono tanti! Ma mi è sempre stata nel cuore l’amicizia con monsignor Diego Bona e la fiducia che ha avuto in me, negli anni in cui ho lavorato in Curia come direttore dell’ufficio catechistico e quando mi ha nominato rettore del Santuario di Valmala.
E un ricordo doloroso?
La morte di mia mamma, appena ordinato sacerdote. È mancata di notte, mentre io ero a fare il campo scuola con i ragazzi di Costigliole a San Mauro di Brossasco. Sono stato avvisato da un mio zio solo il mattino dopo. Meno male che don Garnero si è precipitato a Cuneo con mio papà, nel pieno della notte ed è stato vicino a mia mamma, al posto mio, nel momento della morte. Gliene sono grato per sempre.
I suoi incarichi di oggi?
Sono parroco a Rossana, a Lemma, di San Giovanni e Sant’Antonio a Piasco. Svolgo questo compito insieme a don Marco Casalis. Sono anche insegnante di Patrologia e di Storia della Chiesa allo Studio Teologico Interdiocesano di Fossano (spero solo più per questo anno scolastico).
È faticoso essere parroco di più paesi?
Era molto più facile avere solo una parrocchia, si riusciva a seguire maggiormente la gente e a stare di più con loro. Con tre parrocchie è molto più difficile. Mi trovo molto bene a lavorare con don Marco. È un po’ più difficile con gli altri preti della Vicaria, anche se c’è lo sforzo da parte di tutti di migliorare. Si sta cercando un coordinamento maggiore con gli altri sacerdoti della fraternità pastorale della bassa Valle Varaita.
Il mondo di oggi?
La situazione dell’umanità in questo momento è tragica. Papa Francesco è molto stimato nel mondo, ma purtroppo i suoi appelli alla pace e alla solidarietà tra i popoli non sono ascoltati. C’è la guerra in Ucraina, che insanguina l’Europa, ma non possiamo dimenticare gli altri conflitti che colpiscono molti popoli. Non possiamo però solo aspettare le decisioni dei potenti, ognuno deve fare nel piccolo la sua parte, con un impegno personale di solidarietà e di condivisione.
Cosa mette al primo posto nella vita?
Vorrei mettere il rapporto con il Signore, perché solo con il suo aiuto posso sperare di combinare qualcosa. Chiedo a Lui l’aiuto per andare verso il prossimo e riuscire a fare del bene!
Quando si sveglia di mattina, il primo suo pensiero?
Assaporo la gioia di essere ancora in vita e ringrazio il Signore del suo amore.
Don Paolo: “Nella mia chiamata, è stata decisiva la morte improvvisa di don Sandro Barra a Elva”
25 novembre 2022
Cuneo
Don Paolo Gerardi è nato a Saluzzo il 17 maggio 1957: “I miei genitori vivevano a Piasco, dove sono parroco dall’ottobre 2018”.
Che ricordi ha dei suoi?
La mia famiglia aveva un impronta fortemente religiosa. Mia mamma ci teneva tanto che io mi facessi prete. Lei, da giovane, voleva farsi suora nell’Istituto Santa Maria degli Angeli, a San Grato di Verzuolo, poi ha conosciuto mio papà e con il consenso del parroco di allora don Antonio Maurino nel 1954 si sono sposati. In lei però è rimasta sempre la speranza di un figlio sacerdote. Da adolescente avevo altri progetti. Quando poi a vent’anni ho deciso di entrare in Seminario, ci si può immaginare la sua gioia. Con amore e trepidazione mi ha accompagnato al sacerdozio. Purtroppo è mancata per malattia di cuore appena sei mesi dopo la mia ordinazione, a soli 66 anni di età. Mio papà era ragioniere. Io l’ho sempre stimato come gran lavoratore. È stato impiegato alla Calce Deaglio di Piasco fino alla pensione. È vissuto con me fino al 1997. È stato un grande esempio di impegno civile e sociale di volontariato.
I giochi da bambino?
Ho sempre frequentato fin da ragazzo l’oratorio, giocando con gli altri miei amici. Ricordo però anche i giochi fatti in cortile nella casa di campagna dei miei cugini: ci si divertiva con niente, ma era bello stare insieme! Andavo d’estate volentieri a camminare in montagna.
Le scuole?
Mi è sempre piaciuto studiare. Ho frequentato le Elementari e le Medie a Piasco con buon profitto. Ho fatto il Liceo classico a Saluzzo, negli anni ‘70, quando c’era molto rigore nei professori (la Bosio, don Tento, la Durando) ma anche la contestazione studentesca. Poi mi sono iscritto a Giurisprudenza. Ho frequentato per due anni la facoltà, fino alla decisione di entrare in seminario.
Cosa sognava di fare da bambino?
Da bambino giocavamo con alcuni amici a fare il prete con Luca Margaria (ora è frate Cappuccino a Pinerolo) e Walter Giraudo (diventato sacrestano del Duomo). Da adolescente invece speravo di diventare come mio papà un ragioniere o un commercialista. Mi sarebbe anche piaciuto insegnare Storia e Filosofia, ma mi avevano detto che sarebbe stato difficile trovare lavoro.
Come si è manifestata la chiamata?
Dopo la Maturità classica. Fondamentale è stato il cammino nel Gruppo dei giovani della Parrocchia, iniziato dal parroco don Garnero, che è sempre stato il mio modello di prete. Ho iniziato questa esperienza quando avevo 17 anni. Importante è stato anche frequentare la Città dei ragazzi di Cuneo, dove don Gasparino riusciva ad infiammarci di amore per Dio e per gli altri. Decisiva è stata la morte di don Sandro Barra, giovane sacerdote di Piasco, per un incidente nel vallone di Elva, e l’invito di monsignor Fustella a noi giovani di Piasco perché qualcuno prendesse il suo posto. Nell’autunno del 1977 sono entrato in seminario.
Oggi festeggia 40 anni della sua ordinazione: che effetto le fa?
Non posso che ringraziare il Signore per avermi sempre accompagnato e assistito! Il momento della mia ordinazione è stato veramente un momento straordinario di grazia per me, la mia famiglia e la mia Parrocchia. Ricordo come mi sono stati vicini in quel momento gli amici del mio gruppo parrocchiale e don Giovanni Garnero: un momento che ha coinvolto tutti.
Un ricordo bello di questi 40 anni?
Sono tanti! Ma mi è sempre stata nel cuore l’amicizia con monsignor Diego Bona e la fiducia che ha avuto in me, negli anni in cui ho lavorato in Curia come direttore dell’ufficio catechistico e quando mi ha nominato rettore del Santuario di Valmala.
E un ricordo doloroso?
La morte di mia mamma, appena ordinato sacerdote. È mancata di notte, mentre io ero a fare il campo scuola con i ragazzi di Costigliole a San Mauro di Brossasco. Sono stato avvisato da un mio zio solo il mattino dopo. Meno male che don Garnero si è precipitato a Cuneo con mio papà, nel pieno della notte ed è stato vicino a mia mamma, al posto mio, nel momento della morte. Gliene sono grato per sempre.
I suoi incarichi di oggi?
Sono parroco a Rossana, a Lemma, di San Giovanni e Sant’Antonio a Piasco. Svolgo questo compito insieme a don Marco Casalis. Sono anche insegnante di Patrologia e di Storia della Chiesa allo Studio Teologico Interdiocesano di Fossano (spero solo più per questo anno scolastico).
È faticoso essere parroco di più paesi?
Era molto più facile avere solo una parrocchia, si riusciva a seguire maggiormente la gente e a stare di più con loro. Con tre parrocchie è molto più difficile. Mi trovo molto bene a lavorare con don Marco. È un po’ più difficile con gli altri preti della Vicaria, anche se c’è lo sforzo da parte di tutti di migliorare. Si sta cercando un coordinamento maggiore con gli altri sacerdoti della fraternità pastorale della bassa Valle Varaita.
Il mondo di oggi?
La situazione dell’umanità in questo momento è tragica. Papa Francesco è molto stimato nel mondo, ma purtroppo i suoi appelli alla pace e alla solidarietà tra i popoli non sono ascoltati. C’è la guerra in Ucraina, che insanguina l’Europa, ma non possiamo dimenticare gli altri conflitti che colpiscono molti popoli. Non possiamo però solo aspettare le decisioni dei potenti, ognuno deve fare nel piccolo la sua parte, con un impegno personale di solidarietà e di condivisione.
Cosa mette al primo posto nella vita?
Vorrei mettere il rapporto con il Signore, perché solo con il suo aiuto posso sperare di combinare qualcosa. Chiedo a Lui l’aiuto per andare verso il prossimo e riuscire a fare del bene!
Quando si sveglia di mattina, il primo suo pensiero?
Assaporo la gioia di essere ancora in vita e ringrazio il Signore del suo amore.