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Sentirsi parte di una comunità che cammina insieme e si aiuta

20 novembre 2022

Cuneo

Boves - “L’accoglienza è del gruppo, non è sentirsi protagonisti, ma essere parte di una comunità che cammina insieme. Forse è questa la visione che serve per il futuro: fare come un formicaio, incominciare a costruire in una piccola zona e poi allargare l’azione grazie all’aiuto di altre formiche operaie”. Elisa Dani, Giorgio Falco e il figlio Davide vivono a Rosbella, in una casa della Curia che la parrocchia di Boves ha concesso in comodato d’uso all’associazione “Sentieri di pace”. Il gruppo, che Elisa e Giorgio hanno fondato insieme a don Gianni Riberi, si occupa di progetti di educazione alla non violenza, di promuovere la partecipazione e di valorizzare il territorio montano. Elisa, attrice teatrale (ed in passato educatrice professionale), lui infermiere. Sposati dal 2000, nel 2002 hanno accolto in affidamento Matteo. “Una scelta nata per due motivi, uno perché la nostra storia personale ci aveva portato a conoscere questa esperienza attraverso varie figure che abbiamo conosciuto nel nostro cammino - raccontano – ed entrambi avevamo l’idea di una famiglia accogliente”. Matteo è rimasto a Rosbella otto anni e nel frattempo è arrivato Davide. “Ci siamo buttati con entusiasmo e un pizzico di inconsapevolezza - dicono -, non è stato sempre facile, ci sono stati anche momenti difficili, ma ci ha insegnato tanto. Matteo ci ha aiutato a capire una cosa fondamentale, cioè che non si accoglie da soli, ma è importante creare una rete di persone che si sostengono e condividono un cammino”. L’esperienza non si è chiusa con Matteo, ma ha preso altre strade, è cresciuta fino a diventare un vero e proprio progetto di accoglienza. Dopo aver ospitato giovani, gruppi di scout e parrocchiali e alcuni volontari del Movimento Internazionale della Riconciliazione “Sereno Regis” di Torino, Elisa e Giorgio con i volontari dell’Associazione hanno adattato il piano terra di casa loro per l’accoglienza famigliare. La prima ad essere ospitata, in collaborazione con Emmaus, è stata una signora senza tetto e poi, nel 2018, è arrivata una famiglia di profughi siriani. Giorgio prima di sposarsi è stato uno dei volontari di Operazione Colomba, il progetto nelle zone di guerra portato avanti dal Corpo nonviolento di pace dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Forte di questa esperienza è andato insieme ad un amico, Matteo, nel campo profughi di Tel Abbas in Libano, ai confini con la Siria, per conoscere la coppia che sarebbe stato ospitata a Rosbella. “Ci siamo interrogati su come poter coinvolgere la comunità, anche per riuscire a reperire risorse economiche per il mantenimento di questa famiglia - spiegano -, abbiamo organizzato serate di solidarietà in pizzeria, momenti di incontro ed è nato un gruppo Whatsapp a cui hanno aderito un centinaio di persone alcune delle quali si sono date disponibili anche concretamente ad aiutare. In estate salivano anche due o tre volontari alla settimana per fare lezione di italiano, si è creata una bellissima rete. È stata coinvolta la comunità, ma anche le istituzioni, un esempio di accoglienza positivo rispetto a quanto a volte succede con altri canali”. Un lavoro dal basso che ha dato i suoi frutti. Dopo il “progetto pilota” siriano, che come modello si è allargato anche a San Defendente di Cervasca, Fossano, Trinità e Savigliano, è arrivata una famiglia ucraina. “Quando ad occuparsi di queste famiglie è un gruppo, il peso è distribuito tra tutti e diventa un vivere la quotidianità - dicono -. Il valore aggiunto è stato l’incontro con altre persone, tante piccole cellule che si mettono in moto e permettono al progetto di svilupparsi. Demandare solo alle istituzioni secondo noi non funziona, fare insieme sì. Abbiamo conosciuto tante persone e abbiamo capito che il mondo è fatto soprattutto da gente positiva e con tanta voglia di fare del bene. Forse la società non è molto aiutata dalle notizie di  media e dai social, ma quando spegni tutto e ti incontri con la Vita Vera scopri che ci sono possibilità di intravedere dei filoni positivi e costruttivi e visioni di futuro da coltivare. E’ un’iniezione di ottimismo, da incontro nasce incontro”.  
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