cuneo

Reddito di cittadinanza e formazione al lavoro

13 novembre 2022

Cuneo

Cuneo - L’annuncio del cambio del reddito di cittadinanza con la diminuzione della platea dei beneficiari, fatto dal premier Giorgia Meloni nei giorni scorsi, pare abbia causato una corsa verso i corsi di formazione lavoro delle agenzie formative. O perlomeno una corsa ad informarsi su cosa offrono. Molti delle agenzie di formazione confermano ma nessuno si sbilancia, anche perché il futuro in materia di formazione professionale e per lavoratori e disoccupati, in Piemonte sembra piuttosto complicato. Il problema sta soprattutto nel rispondere alle esigenze richieste dal Pnrr da cui deriva il 70% dei fondi: molte delle agenzie formative hanno fatto riferimento a quelle risorse, puntando proprio sull’immissione di milioni di euro nel settore della formazione, non facendo i conti però sulle richieste stringenti del Pnrr in materia e della platea di chi cerca lavoro davvero. L’accesso al Piano nazionale di ripresa e resilienza ha previsto su volontà della Regione Piemonte e dell’assessore Elena Chiorino, l’attivazione del programma “Gol” (Garanzia di occupabilità dei lavoratori), pensato per tutti i lavoratori o potenziali lavoratori domiciliati in Piemonte, tra questi, prioritariamente, persone che percepiscono ammortizzatori sociali e reddito di cittadinanza, persone in condizione di fragilità e svantaggio, donne e giovani con meno di trent’anni. Un affare da 59.956.000 euro, una cifra enorme rispetto a tutto il resto della formazione professionale, mai vista nel settore, dove i finanziamenti si aggirano annualmente intorno ai 30 milioni di euro, ma che potrebbe diventare difficilmente spendibile considerati i vincoli imposti. E non solo, proprio la scelta del Pnrr potrebbe essere controproducente perché impedirebbe di far partire anche i percorsi di formazioni che si finanziano abitualmente con le risorse del Fondo Sociale Europeo (Fse) più limitate ma sicure e con meno condizioni. Per accedere al programma “Gol” occorre farsi “profilare” dai Centri per l’impiego attraverso una griglia predisposta di domande ben precise che fanno emergere, per ogni singolo aspirante lavoratore, un profilo preciso: disponibile al reinserimento occupazionale da subito senza necessità di partecipare ad alcun corso; indirizzato per un corso breve di aggiornamento professionale (150 ore); per un percorso più lungo di riqualificazione professionale (600 ore); o a un programma di lavoro e inclusione in presenza di bisogni più complessi; oppure casi di ricollocazione collettiva come nelle situazioni di crisi aziendali che coinvolgono lavoratori ancora formalmente occupati, ma potenzialmente in transizione. Solo il Centro per l’impiego di Cuneo (ma in provincia ce ne sono altri quattro a Fossano, Saluzzo, Mondovì e Alba) ha “profilato” 1.500 utenti, non solo i percettori del reddito di cittadinanza, e ora sono tutti in attesa. Perché la partenza di molti dei corsi per la riqualificazione professionale è legata al numero reale di chi potrà averne accesso secondo il proprio profilo risultato dal questionario e non magari secondo le proprie reali esigenze o volontà (l’adesione ai percorsi è personale). Per questo molte delle agenzie formative stanno vivendo giorni di attesa complicati perché la partenza dei corsi e, i conseguenti cospicui finanziamenti del Pnrr, derivano proprio da questi numeri. Intanto per chi percepisce il reddito di cittadinanza (648 a Cuneo città, poco più di 1.500 nel bacino cuneese di cui 132 a Borgo, 68 a Boves e 67 a Busca, e poi 354 a Bra, 293 ad Alba, 257 a Savigliano, 224 a Mondovì, 223 a Fossano e 180 a Saluzzo) sono stati attivati in modo obbligatorio, su richiesta della Regione, dei brevi corsi formativi (16 ore di corso) per acquistare conoscenze digitali e cosiddette “abilità trasversali” sul mondo del lavoro (come cercare lavoro, come compilare un curriculum vitae, etc). Poco più di cinquanta i cuneesi coinvolti. Sembra in ogni caso difficile che ci sia la possibilità, al di là degli annunci, che il reddito di cittadinanza possa essere abolito, sarà cambiato con un’ulteriore stretta: verrà rinnovato per periodi sempre più brevi e non sarà a vita, l’assegno calerà con il passare del tempo e chi rifiuterà una sola offerta di lavoro lo perderà per sempre. Sembrano queste le proposte del governo Meloni: come la Naspi, l’indennità di disoccupazione che dura 18 mesi, il reddito di cittadinanza avrà un termine e dopo i 18 mesi subirà man mano delle decurtazioni. Rimarrà il sussidio a chi realmente non ha la possibilità di lavorare.
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