editoriale

La leggerezza delle “farfalle”

11 novembre 2022

Cuneo

Farfalle-ginnastica ritmica L’inchiesta di Repubblica sui maltrattamenti subiti da alcune atlete della nazionale italiana di ritmica, le “farfalle”, per il raggiungimento del “peso ideale” con qualunque mezzo (digiuno, lassativi …), ci interpella per la giovane età delle ragazze oggetto delle pressioni, i mezzi utilizzati per esercitarle, il cronicizzarsi di disturbi alimentari, la necessità di percorsi terapeutici di recupero. Talento e ossessione procedono spesso insieme. E se è vero da un latoche del talento non te ne fai nulla senza la propensione all’esercizio ostinato, è anche vero che voler vincere medaglie a costo di simili compromissioni impone una riflessione sulla sostenibilità di percorsi formativi che sembrano alimentare più l’ego di chi li propone che la crescita armonica di chi li intraprende, soprattutto se i formatori (allenatori, psicologi) si rivelano poco formati a interagire con atlete in piena età evolutiva. “Mens sana in corpore sano” è una perla di saggezza da recuperare. Difficile che un corpo adolescente, sottoposto a diversi passaggi quotidiani sulla bilancia e a epiteti umilianti, non manifesti segni di sofferenza mentale legati alla percezione di sé. La dimensione agonistica implica rigore e rinunce. Di qui l’importanza di incentivare l’autostima, attraverso il rinforzo positivo e l’astensione da giudizi distruttivi. Dietro il sorriso di Juri Chechi che vince l’oro agli anelli alle Olimpiadi del 1996 ci sono la pervicace ripetizione del gesto e scelte di vita totalizzanti. Dietro l’abilità di Chuang-Tzu nel disegnare con un solo gesto un granchio perfetto, ci sono dieci anni di osservazione e studio accaniti. E questo fa parte del gioco. Umiliazione e violenza verbale no. Sotto le medaglie indossate dalle “farfalle” vorremmo corpi rispettati nella loro dignità e sorrisi nati da fatica sana e gioiosa soddisfazione.
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