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“Odio la guerra e quando la vedo in tv penso sempre a mio fratello, morto in Russia”

29 ottobre 2022

Cuneo

Lidia Camia “Se vuoi vivere bene, devi voler bene agli altri imparando a vivere giorno per giorno”: non ha dubbi Lidia Camia, nata il 2 agosto 1927 a Diano d’Alba, donna dolce e sorridente, che gusta ancora la vita nonostante da qualche mese sia bloccata su una carrozzella. La sua casa domina dall’alto, fra i fiori, gli splendidi scenari delle vigne di Monforte d’Alba. Signora Lidia, le pesano le 95 primavere? Ho qualche problema di salute, diversamente no. Leggo molto, esco in giardino, ascolto in tv le Messe e i Rosari e vado a trovare mio marito Angelo al cimitero: ho dei ricordi molto belli di lui, che era un angelo di fatto! Un uomo buono, la nostra è stata una vita bella insieme. Pregavamo tanto insieme, lavoravamo molto, abbiamo fatto i figli e siamo stati bene insieme! Lui suonava la fisarmonica e cantavamo insieme. Lei spera di arrivare ai 100 anni? Se il Signore me lo consente, sì: e non manca tanto. I suoi genitori? Mio padre si chiamava Luigi, mia mamma Costanza Brovia. Mio padre a 6 anni era già affittato a fare il ‘vachè’, mia madre ha fatto sempre la serva. I miei facevano i mezzadri e i padroni, tirchi, contavano i fichi sull’albero: la povertà l’ho conosciuta, eccome! Cosa mangiavate? A colazione sempre la polenta, a pranzo una fetta di ‘tuma’, una pagnotta e una manciata di noci. A sera la minestra. La carne solo quando veniva a trovarci qualcuno: un coniglio o un pollo, che diversamente vendevamo al mercato. La guerra di oggi? Io odio la guerra perché è bruttissima: si dovrebbe sempre ragionare, parlare e discutere, mai arrivare a combattere! Quando la vedo oggi in tv, non posso non pensare al fazzoletto bianco con il quale mio fratello Carlo mi salutava, al momento della partenza della tradotta per la Russia. Cosa è successo a suo fratello? Il 24 gennaio 1940, a 19 anni, è partito soldato negli alpini. Da gennaio fino ad agosto è stato a Dronero, poi la Russia. Gli scrivevamo e gli mandavamo dei pacchi con calze di lana, berretti e maglie (perché sul Don faceva molto freddo) filati da mia mamma con la lana delle pecore e tinti di colore grigioverde. Carlo ci ha scritto tante lettere, eravamo d’accordo che le numerasse, alcune sono andate perse, altre erano state censurate: le custodisco ancora. Poi dal 1942 non abbiamo più avuto sue notizie e lui non è più tornato a casa.  I suoi genitori come hanno reagito? Abbiamo fatto tutti tanta tanta fatica per superare il grandissimo dolore della morte di Carlo, ma in famiglia siamo sempre stati molto uniti. Le veglie? Avevamo la stalla grande e i vicini venivano sempre volentieri da noi, perché mio padre suonava la fisarmonica, mio fratello Carlo suonava il basso e l’altro mio fratello Marco la cornetta, eravamo una famiglia di musicisti! Dopo cena recitavamo sempre tutti insieme il Rosario. Nelle stalle si filava, si parlava, si suonava e cantava e si ballava. Il lavoro dei campi? È cambiato molto, una volta si lavorava tutto a mano. Era una grande fatica, quanto sudore… Poi con l’arrivo dei macchinari la situazione è migliorata. Io ho lavorato la terra per tutta la vita. C’era una ‘tampa’ dove andavamo a fare i bucati e d’inverno le mani si screpolavano per il freddo! Dove ha conosciuto suo marito? Angelo Bruno l’ho conosciuto perché la mia madrina Maria di Monforte era sua zia. A me Angelo non piaceva molto e all’inizio non mi interessava. La prima volta che l’ho visto non mi ha fatto nessun effetto, c’era un altro bel ragazzo che dimostrava interesse per me, ma era di famiglia ricca. Era anche venuto a parlare a mio padre, ma i suoi non erano d’accordo, perché noi eravamo poveri. Un giorno Angelo è venuto a trovarmi a casa, e mia zia insisteva nel dirmi che era un bravo ragazzo. Alla fine mi sono convinta. Dove avete celebrato le nozze? Giovedì 24 febbraio 1949 ci siamo sposati a Santa Vittoria d’Alba. C’erano una ventina di parenti. Abbiamo fatto il pranzo e poi siamo andati a Savona: che grande emozione! Perché io avevo 20 anni e non avevo mai visto il mare in vita mia! Mi ha fatto uno strano effetto, sono restata senza parole di fronte alle onde, fino ad allora io avevo visto solo il Tanaro. Io pensavo di vedere la sponda dall’altra parte, non immaginavo uno spettacolo del genere. Al mare sono poi ritornata volentieri altre volte. Lei andava d’accordo con suo marito? Ci siamo sempre voluti bene, lui è mancato nel gennaio 2003. Si era ammalato e l’ho accudito fino alla fine, voleva morire a casa ed è stato così. Le ultime parole che mi ha detto sono state: “Ti aspetto!” e io lo sogno sovente, e lui è sereno. È stato il mio unico e grande amore e mai l’ho tradito. Il segreto per fare durare i matrimoni è quello di volersi bene e di rispettarsi sempre. Quanti figli avete avuto? Due gemelli che avevo nel grembo, a seguito di una mia caduta al pascolo, sono nati morti al quinto mese di gravidanza. A mio marito avevano suggerito di metterli in una scatola, lui aveva preparato una cassa di legno per i loro corpicini. È stato un dolore grande e difficile, tante volte li sogno che escono fuori dalla cassa e mi vengono incontro per farsi abbracciare… Poi abbiamo avuto Franca, Carla, Sergio e Anna. Quando è nato il nostro figlio maschio, Angelo era strafelice e mi ha riempito di baci!  La sua famiglia? Mi ha dato e mi dà grandi soddisfazioni. Sono anche nonna e bisnonna felice di dodici nipoti e quattro pronipoti! Mio marito diceva sempre che essere nonni è bellissimo e io sono d’accordo. Io sono coccolata e seguita e spero di non finire in una Casa di riposo. Papa Francesco? Mi piace moltissimo! È alla buona, è spontaneo e ha i poveri nel cuore. La morte? È una cosa naturale e non mi fa paura. Io non dico bugìe e spero di morire in santa pace e senza soffrire. Spero di poter riabbracciare i miei cari. Alla sera prego sempre e le ultime preghiere sono per mio fratello Carlo e per mio marito Angelo. Nella vita cosa conta veramente? Volere bene agli altri. Essere in pace con tutti, pregare e aiutare gli altri. La vita non è sempre facile, ma è bella: e io volentieri vivrei di nuovo la stessa vita che ho fatto!
Intervista Monforte Lidia Camia