cuneo

“Allontamento zero”, una battaglia sulle spalle dei bambini

27 ottobre 2022

Cuneo

Cuneo - “Allontanamento Zero” è legge. Non sono bastati gli oltre 500 emendamenti contrari, la protesta delle minoranze in Consiglio (dal Pd a Luv, al M4o) e la contrarietà di molte associazioni che si occupano di affido, dopo tre anni il discusso provvedimento per ridurre al minimo gli allontanamenti dei minori dalle famiglie di origine promosso dall’assessora leghista alla famiglia Chiara Gaucino è stato approvato lunedì dal Consiglio Regionale con i soli voti favorevoli della maggioranza. “Questa legge lancia un messaggio sbagliato e fuorviante già nello slogan, facendo pensare che tutti i bambini possano crescere nella loro famiglia se supportata, ma purtroppo non è così - sottolinea Frida Tonizzo, presidente nazionale dell’Anfaa (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie) -. "L’allontamento non è un intervento punitivo nei confronti della famiglia di origine, ma di tutela del minore - spiega Tonizzo -. Ci sono infatti situazioni che, nonostante supporti e aiuti di ogni tipo, non rendono i genitori in grado di provvedere alle necessità dei propri figli e in questo caso interviene l’allontanamento, che deve essere secondo noi il più tempestivo possibile nell’interesse del bambino”. Presentata nel 2019 sulla scia dello scandalo Bibbiano, la legge ha tra i punti principali l’eliminazione delle difficoltà economiche delle famiglie di origine dalle cause di allontanamento dei minori. “Non esiste un allontanamento motivato da ragioni esclusivamente economiche - spiega la Tonizzo -. In Piemonte il 98% dei minori in difficoltà sono seguiti in famiglia, vuol dire che per quanto possibile la permanenza in famiglia è già una priorità, ma se ci sono dei problemi economici il problema va affrontato dando contributi, non si può scrivere in una legge che le famiglie di origine vanno sostenute economicamente con un rimborso pari a quello previsto per i nuclei affidatari perchè il problema che sta alla base di tutelare un bambino allontanandolo non è solo di carattere economico, ma presenta sempre altre concause abbastanza gravi”. Oltre all’aspetto economico, che riguarda anche lo stanziamento di fondi perchè - cosa fondamentale - non sono previsti nel bilancio regionale finanziamenti aggiuntivi -, tra i punti più critici anche il rischio che si allunghino le tempistiche di intervento a scapito dei bambini. La ratio della legge sembra infatti tutelare più la famiglia d’origine che il minore, sia introducendo la messa in atto di un Progetto educativo famigliare (Pef) della durata minima di sei mesi che coinvolge i servizi sociali, la famiglia e i minori, sia dando una rigida priorità all’affido famigliare entro il quarto grado di parentela. “Noi non possiamo aspettare che ci siano le condizioni per l’allontanamento urgente previste dalla legge 403 quando il bambino è in una situazione di conclamato pericolo - continua la presidente Anfaa -. Dobbiamo valutare e decidere conseguentemente, ma non possiamo sperimentare sempre e comunque una permanenza del bambino in famiglia se ci sono condizioni gravi di maltrattamento e abuso”. L’altro aspetto che introduce in maniera pesante questa legge è l’affido ai parenti, una scelta che in Piemonte rappresenta già la metà degli affidi in corso. “Essere legati da un rapporto di parentela, però, non vuol dire necessariamente essere in grado di affrontare le difficoltà che crescere un bambino può presentare. Il punto di riferimento deve essere la tutela dell’interesse superiore del minore, va attentamente valutato se è meglio un affidamento a parenti, che se sono capaci va privilegiato, o a dei terzi. L’essere parenti non basta. Questa legge prevede che debbano essere documentati i motivi per cui i parenti non sarebbero idonei, pensiamo alle complicazioni in caso di bambini stranieri con parenti prossimi nei paesi di origine difficili da contattare. Bisogna essere realisti, affido a parenti sì, solo se hanno le capacità per crescere un minore e sono stati valutati positivamente dai servizi”. Insomma, una legge che rischia di essere più un “manifesto” ideologico di una parte politica, che un reale sostegno alla tutela dei più piccoli. “Allontanamento Zero ritarda il riconoscimento delle difficoltà di un bambino e della sua famiglia e rischia di pregiudicare le possibilità di recupero di entrambe” conclude Tonizzo.
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