economia
Affrancarsi dai combustibili fossili
01 ottobre 2022
Cuneo
Le variabili legate all’agire o anche solo al sentire umano rispetto a temi di interesse economico sono talmente forti, impreviste e imprevedibili che non è possibile ricondurre l’economia nell’ambito delle scienze esatte. Spesso, è molto difficile attribuire una causa certa a un determinato effetto che viene osservato. Evidentemente, non si tratta di un aspetto di poco conto. Decidere se e come intervenire per affrontare un certo problema richiede infatti che le cause ne siano state individuate. La semplice riproposizione di ricette economiche già utilizzate con successo in passato può rivelarsi inefficace o, addirittura, disastrosa. È ciò che è capitato negli anni settanta quando, di fronte alle difficoltà economiche internazionali, i governi di tutto il mondo hanno applicato le ricette, di origine Keynesiana, che avevano risolto la recessione conseguente alla grande crisi del 1929 e che prevedevano massicci interventi finanziati attraverso la spesa pubblica. Azioni di questo tipo, tuttavia, si sono rivelate non solo inefficaci, ma addirittura controproducenti e la soluzione è arrivata quando sono stati seguiti gli insegnamenti dell’economista austriaco, e premio Nobel per l’economia nel 1974, Friedrich August von Hayek.
Secondo von Hayek, il male assoluto dei sistemi economici era rappresentato dall’inflazione e ogni intervento dello Stato a sostegno delle famiglie o delle imprese tramite sussidi o contributi era destinato a rivelarsi controproducente, anche a causa della spinta inflazionistica che avrebbe determinato.
Più in generale, von Hayek era contrario a un ruolo attivo dello Stato in economia; questo tipo di presenza pubblica non era altro (per citare il titolo di un libro dello stesso von Hayek) che “La via per la schiavitù”.
Per certi aspetti, il confronto che tende a riproporsi è sempre quello che coinvolge il ruolo dello Stato e degli enti di governo dell’economia e della circolazione monetaria.
Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, ha recentemente annunciato un rialzo dei tassi di interesse al quale potrebbero seguirne altri.
Lo scopo dell’azione della “Fed” è quello di combattere l’inflazione. A un aumento dei tassi corrisponde, infatti, un aumento del costo del denaro per tutto il sistema, con conseguente maggiori difficoltà per famiglie e imprese nell’accesso al credito e corrispondente diminuzione della moneta in circolazione.
Il rovescio della medaglia è che la stretta sul costo del denaro, rendendo più onerosi gli investimenti, porta con sé effetti negativi sulla produzione e sull’occupazione, aprendo la strada verso la recessione.
Lo stesso Powell ha ammesso che questo rischio esiste ma, evidentemente, la priorità della Federal Reserve, in questo frangente, è la lotta all’inflazione.
In un quadro di generale consenso rispetto alle politiche monetarie di rialzo dei tassi di interesse, si riscontrano alcune voci contrarie. Tra queste, si segnala la presa di posizione del Padre Gesuita Gael Giraud, economista della prestigiosa Georgetown University, dove dirige l’Environmental Justice Program (letteralmente, “Programma di giustizia ambientale”).
Secondo Padre Giraud, l’aumento dei prezzi registrato in questi mesi non è da attribuire a dinamiche puramente monetarie, ma è dovuto all’aumento del prezzo dei combustibili fossili. Sempre secondo Padre Giraud, un’azione come quella della Federal Reserve non solo non risolverà il problema, ma aggraverà la situazione di moltissime imprese che, già duramente provate, non potranno più contare sul ricorso al credito. Le difficoltà delle imprese ricadranno a loro volta sulle famiglie e, in ultima analisi, su tutto il sistema. Padre Giraud sostiene che lo Stato dovrebbe incentivare gli investimenti e applicare un efficace controllo dei prezzi anche per frenare le spinte speculative di chi, in questi mesi, ha approfittato della situazione per aumentare il prezzo di beni e servizi in modo ingiustificato e ingiustificabile.
La via indicata da Padre Giraud è quella di un Green New Deal, cioè di una progressiva e definitiva emancipazione dai combustibili fossili in vista di una nuova via che ripercorra, in chiave contemporanea, le orme delle politiche che il Presidente Roosevelt, sulla base delle indicazioni di Keynes, adottò per risollevare gli Stati Uniti dopo la crisi del 1929.
L’idea è suggestiva ed è argomentata in modo molto solido. I tempi potrebbero essere propizi per un autentico nuovo corso.