economia
Quando un incubo si affaccia alla nostra mente possiamo chiudere gli occhi e considerarlo un sogno che svanisce all’alba. Oppure, fissarlo ad occhi aperti per affrontarlo come tutti i fenomeni che appartengono al mondo reale. Come non considerare reale, anzi incombente, un fenomeno quale l’impazzimento dei prezzi del gas, che si esprime con numeri inoppugnabili? Vediamoli ad occhi aperti, appunto, premettendo che l’indice mensile TTF è dato dai prezzi dello sregolato mercato del gas di Amsterdam e che l’unità di misura è il MWh (1 megawattora = 1000 KWh per il produrre il quale occorrono 94,448 metri cubi di gas). Veniamo ai prezzi e poi “leggiamoli”. (vedi tabellla sottostante)
Il mese di aprile 2021 rappresenta la situazione di partenza: un’epoca lontana e mitica. Il mese di ottobre 2021 e, poi ancora dicembre 2021 ci portano al primo choc delle bollette raddoppiate o triplicate. Nessuna penuria di combustibili, ma l’economia mondiale si stava potentemente risvegliando dalla stagnazione indotta dalla pandemia ed i mercati del fossile profittarono del collo di bottiglia creatosi tra un’offerta in lenta ripresa (pompaggi e noli delle navi) ed una richiesta pressante. Il marzo 2022 registra lo sbalordimento per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Quest’ultima è convinta del colpo di mano e non si sogna di ridurre le forniture di gas, ma il mercato è “preveggente”: ante vede le sanzioni a carico della Russia e la ritorsione sulle forniture del gas. E così anche il prezzo si porta avanti. Maggio 2022 rappresenta un momento riflessivo a seguito della resistenza dell’ Ucraina e a qualche prospettiva di congelamento della situazione bellica. Ma da giugno 2022 i prezzi rompono gli argini, spinti dall’assottigliarsi delle forniture russe, fino all’aspettativa di un quasi azzeramento.
Questa carrellata rivela che i prezzi che si succedono in questi mesi non sono prevalentemente determinati dal valore intrinseco del prodotto, pur incrementato per l’elevata richiesta, ma da imprevedibili componenti speculative. Di fronte a queste scorrerie sul mercato europeo, la Comunità europea sta valutando in questi giorni, con il travaglio e la lentezza dei suoi 27 componenti, contromisure volte a fissare un tetto massimo alle tariffe di acquisto del gas, sinteticamente denominato “price cap”. Diverse possono essere le soluzioni. Un tetto del prezzo del gas può essere posto alle forniture del gas della Russia: è vero che le sta riducendo a suo piacimento, ma quel che eroga le viene pagato a prezzi stratosferici (e cioè a incasso invariato). Nel vedere il gioco si confronterebbero due debolezze: la fame di valuta della Russia e l’impossibilità dell’Europa di privarsi del suo gas per almeno un biennio. Il “price cap” applicato verso gli altri fornitori via gasdotto, Azerbaijan, Algeria, Libia, Norvegia, Olanda (toh, qualche europeo che lucra), sarebbe imbarazzante, nel momento in cui si sono sollecitati aumenti di forniture con la stipula di nuovi contratti. La fissazione di un tetto dei prezzi sul libero mercato spot, potrebbe essere una misura alla radice, poiché i contratti da gasdotto sono, appunto, indicizzati sui valori di tale mercato e verrebbero automaticamente calmierati. Ma qual è il giusto prezzo limite, perché le navi gasiere non volgano, di volta in volta la prua verso mercati più convenienti?
Fino a vent’anni or sono gli acquirenti del gas erano le poche aziende nazionali di riferimento (ENI per l’ Italia); con la successiva liberalizzazione si sono moltiplicati gli operatori ed i “trader”. In questo caso, con disappunto dei liberisti, si tratterebbe di riaccentrare le operazioni nelle mani della Commissione europea e di giungere a prezzi amministrati. Occorre pur dire che nel libero dispiegarsi di tutti i fattori che determinano il mercato, non può negarsi agli acquirenti la libertà di assumere misure a propria tutela per non farsi infilzare come polli.
I costi del gas sono determinati soprattutto dalla speculazione
18 settembre 2022
Cuneo
Quando un incubo si affaccia alla nostra mente possiamo chiudere gli occhi e considerarlo un sogno che svanisce all’alba. Oppure, fissarlo ad occhi aperti per affrontarlo come tutti i fenomeni che appartengono al mondo reale. Come non considerare reale, anzi incombente, un fenomeno quale l’impazzimento dei prezzi del gas, che si esprime con numeri inoppugnabili? Vediamoli ad occhi aperti, appunto, premettendo che l’indice mensile TTF è dato dai prezzi dello sregolato mercato del gas di Amsterdam e che l’unità di misura è il MWh (1 megawattora = 1000 KWh per il produrre il quale occorrono 94,448 metri cubi di gas). Veniamo ai prezzi e poi “leggiamoli”. (vedi tabellla sottostante)
Il mese di aprile 2021 rappresenta la situazione di partenza: un’epoca lontana e mitica. Il mese di ottobre 2021 e, poi ancora dicembre 2021 ci portano al primo choc delle bollette raddoppiate o triplicate. Nessuna penuria di combustibili, ma l’economia mondiale si stava potentemente risvegliando dalla stagnazione indotta dalla pandemia ed i mercati del fossile profittarono del collo di bottiglia creatosi tra un’offerta in lenta ripresa (pompaggi e noli delle navi) ed una richiesta pressante. Il marzo 2022 registra lo sbalordimento per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Quest’ultima è convinta del colpo di mano e non si sogna di ridurre le forniture di gas, ma il mercato è “preveggente”: ante vede le sanzioni a carico della Russia e la ritorsione sulle forniture del gas. E così anche il prezzo si porta avanti. Maggio 2022 rappresenta un momento riflessivo a seguito della resistenza dell’ Ucraina e a qualche prospettiva di congelamento della situazione bellica. Ma da giugno 2022 i prezzi rompono gli argini, spinti dall’assottigliarsi delle forniture russe, fino all’aspettativa di un quasi azzeramento.
Questa carrellata rivela che i prezzi che si succedono in questi mesi non sono prevalentemente determinati dal valore intrinseco del prodotto, pur incrementato per l’elevata richiesta, ma da imprevedibili componenti speculative. Di fronte a queste scorrerie sul mercato europeo, la Comunità europea sta valutando in questi giorni, con il travaglio e la lentezza dei suoi 27 componenti, contromisure volte a fissare un tetto massimo alle tariffe di acquisto del gas, sinteticamente denominato “price cap”. Diverse possono essere le soluzioni. Un tetto del prezzo del gas può essere posto alle forniture del gas della Russia: è vero che le sta riducendo a suo piacimento, ma quel che eroga le viene pagato a prezzi stratosferici (e cioè a incasso invariato). Nel vedere il gioco si confronterebbero due debolezze: la fame di valuta della Russia e l’impossibilità dell’Europa di privarsi del suo gas per almeno un biennio. Il “price cap” applicato verso gli altri fornitori via gasdotto, Azerbaijan, Algeria, Libia, Norvegia, Olanda (toh, qualche europeo che lucra), sarebbe imbarazzante, nel momento in cui si sono sollecitati aumenti di forniture con la stipula di nuovi contratti. La fissazione di un tetto dei prezzi sul libero mercato spot, potrebbe essere una misura alla radice, poiché i contratti da gasdotto sono, appunto, indicizzati sui valori di tale mercato e verrebbero automaticamente calmierati. Ma qual è il giusto prezzo limite, perché le navi gasiere non volgano, di volta in volta la prua verso mercati più convenienti?
Fino a vent’anni or sono gli acquirenti del gas erano le poche aziende nazionali di riferimento (ENI per l’ Italia); con la successiva liberalizzazione si sono moltiplicati gli operatori ed i “trader”. In questo caso, con disappunto dei liberisti, si tratterebbe di riaccentrare le operazioni nelle mani della Commissione europea e di giungere a prezzi amministrati. Occorre pur dire che nel libero dispiegarsi di tutti i fattori che determinano il mercato, non può negarsi agli acquirenti la libertà di assumere misure a propria tutela per non farsi infilzare come polli.