cultura
Giorgio Giordano, artigiano del colore come gli antichi pittori itineranti
27 agosto 2022
Cuneo
Giorgio Giordano è nato il 2 agosto 1960 a Saluzzo e da sempre vive nella borgata di Molino della valle di Rossana. È un valido artista.
I giochi da bambino?
Ci divertivamo con niente! Costruivamo i carrettini di legno e ci buttavamo per le stradine facendo le corse con i miei coetanei, allora c’era molta più vita di adesso! Qui vivevano una decina di famiglie. Giocavo nei momenti di svago, diversamente aiutavo mio padre che aveva una segheria.
Le scuole?
Le Elementari a Rossana, le Medie a Piasco, poi il Liceo artistico a Cuneo e l’Accademia Albertina. Poi un anno a studiare Filosofia. Ricordo bene la bottega di Rita Bastonero vicino alla chiesa, dove andavo a comprare la liquirizia e le caramelle… un punto di ritrovo fisso per noi ragazzini! Facevo le Elementari e un giorno mi avevano mandato a comprare le acciughe: avevo sbagliato la quantità (“Ne voglio un chilo!”) ma Rita, insospettita, chiese a mia sorella Mariangela e mi diede l’etto che dovevo prendere!
I suoi genitori?
Di mia mamma Caterina ho dei ricordi bellissimi: la persona che ho stimato di più! L’ho vista faticare tanto: doveva pensare alla casa, alla campagna e aiutare mio padre. Eravamo tre figli, mia sorella Mariangela è già mancata nel 1991, siamo restati Franco e io. Io ero il più piccolo e con mia mamma c’era un legame molto forte! Mia mamma era sempre un po’ preoccupata di quel che poteva succedermi quando lasciavo la borgata.
E suo padre?
Mio padre Felice (“Lice dal mulin”) era molto attivo: non si è mai negato a nessuno. Era molto stimato e apprezzato, spesso veniva chiamato per riportare la pace nelle famiglie quando c’erano discussioni. Nel periodo della guerra, aveva costruito le casse per i partigiani uccisi a Valmala, rischiando la pelle. Le SS erano arrivate di notte e si erano fatte accompagnare a Valmala la notte dopo nel cimitero: per fortuna i nazisti non si accorsero che lui aveva costruito le casse e lo lasciarono andare via. La vigilia di Natale del 1944 si era imbarcato a Bari per Valona su una nave poi colpita da un sottomarino, che l’aveva affondata. Si era salvato perché non essendo assolutamente capace a nuotare non si era tolto il giubbotto salvagente, perché aveva paura dell’acqua del mare...
I suoi sogni da bambino?
La mia idea era quella di fare il postino… Poi ho scoperto di avere la passione per l’arte e per il disegno.
Che lavori ha fatto?
Quando ero bambino, cercavo di aiutare i miei a coltivare il ribes e i lamponi. Poi sono andato a cogliere la frutta e finita l’Accademia sono finito a Palermo.
Per fare cosa?
Avrei fatto il servizio civile, ero amico di Luca Margaria di Piasco, allora attivista del Gruppo nonviolento di Saluzzo che aveva fatto l’obiettore a Castelmagno: oggi è frate cappuccino. Sono andato invece poi a Palermo dove nella Polizia facevo le scorte ai maxi processi. Nonostante alcuni servizi molto pesanti, ho dei ricordi molto belli di quegli anni e ne approfittavo per conoscere i vari ‘tesori’ della Sicilia.
Perchè ama l’arte?
Mi è sempre piaciuta, dipingo anche ma devo dire che negli ultimi tempi molte cose sono cambiate in me. In questa fase della mia vita l’arte non la sento, non la vivo assolutamente e trovo che sia diventata un grande baraccone dove tanti si tuffano dentro per far vedere agli altri che ci sono: io non ci credo più molto.
Perchè va a dipingere i Santi dei piloni di montagna?
Perchè adoro dipingere i piloni! In quei momenti, mi sento un artigiano del colore, un artigiano della pittura e non mi sento di essere un artista o di dover dimostrare chissà che cosa! In questi casi, faccio un’opera di arte pittorica e ho una grande passione per i pittori che hanno lavorato nelle nostre valli: rispetto i pittori itineranti e soffro nel vedere certi piloni che vanno a perdersi. A volte basterebbe rifare i tetti di certi piloni per allungare di decenni le loro vite! Ma c’è purtroppo un disinteresse generale…
Come sono i giovani che incontra oggi a scuola?
Io insegno Pittura figurativa al Liceo artistico di Cuneo da 38 anni e ho avuto a che fare con diverse generazioni di giovani. Li incontro anche in giro certi miei ex studenti e a scuola arrivano i loro figli: con i ragazzi ho rapporti molto belli. Li trovo nella situazione di oggi molto più soli, molto più fragili, tante volte sono messi in ansia più dai genitori che da loro stessi. A volte certi genitori sono troppo ‘pressanti’...
L’insegnante Giorgio Giordano che cerca di fare?
Mi impegno per adeguarmi alle nuove tecnologìe e per stare dietro alle trasformazioni che hanno anche cambiato la scuola: ma alla mia età è sempre più difficile seguirle.
La soddisfazione più grande con i ragazzi?
Capire che dopo tanti anni loro non mi hanno dimenticato.
Nella sua vita ha dovuto affrontare grandi dolori: come ha fatto ad andare avanti?
La vita riserva dolori a tanti! Ci sono delle situazioni difficili: nel giro di pochi anni, ho visto morire mia sorella, mio padre, mia madre e poi mia moglie. Credo che il cervello di ognuno di noi ha dei meccanismi di autodifesa per cui certi dolori grandi con il tempo riesci a metabolizzarli e il tempo ti aiuta a sentirli meno forti.
La vita è facile o difficile?
E’ una bella domanda! Molto dipende dagli obiettivi che uno si pone.
Il mondo di oggi le piace?
Ci sono situazioni terribili. La guerra è inaccettabile. Alfredo, un mio vicino di casa, mi diceva sempre: “Io ho la fortuna di capire nulla”. Oggi molti sentono la necessità di esternare il proprio pensiero sui social, oggi tutti sanno tutto di tutti e si permettono anche di insultare…
Il primo pensiero al risveglio?
Vediamo come va questa giornata! E spero sempre che sia buona.
In cosa crede?
Non c’è una domanda diversa? Per me sono importanti e fondamentali mia figlia Giada e la mia compagna Sandra ed è importante la vita che sto vivendo.
Dio c’è?
Non mi pongo questa domanda e come Alfredo ripeto che non ci capisco nulla! Ma credo che se ti comporti bene e non fai del male a nessuno, vuol dire che stai vivendo in modo corretto.