cuneo
Piccoli Comuni, mancano tecnici e personale, a rischio i milioni del Pnrr
15 luglio 2022
Cuneo
Cuneo - Mancano i tecnici comunali che riescano a garantire ai piccoli e piccolissimi Comuni di utilizzare le risorse straordinarie date dallo Stato e i fondi del Pnrr dell’Europa. A rischio centinaia di milioni di euro che potrebbero cambiare il volto, ma soprattutto l’offerta dei servizi e l’attrattività dei piccoli Comuni fronteggiando lo spopolamento e la loro cronica vulnerabilità. Ma quello del personale sta diventando un problema per tutti.
A segnalare il problema sono tanti sindaci dei piccoli Municipi che stanno affrontando in questi anni il problema del personale, evidenziato negli ultimi anni dal sistema bandi. Dal 2018 in poi stanno arrivando dallo Stato fondi speciali di finanziamento ai piccoli Comuni per lavori pubblici di efficientamento energetico, mobilità sostenibile, messa in sicurezza di scuole e di edifici pubblici. I fondi sono stati confermati per cinque annualità dal 2020 al 2024: 50 mila euro all’anno, diventati 100 mila quest’anno, per i piccoli Comuni, ma a salire: 70, 90, 130, 170, 210 e 250 mila euro a seconda della popolazione. A questi si sono aggiunti per alcuni Comuni i fondi Covid, i tanti bandi, e ora le ampie risorse del Pnrr che rischiano di trasformarsi da opportunità a un dramma per i Municipi.
“Vincere un bando a cui ogni sindaco si sente in dovere per la sua comunità di rispondere è oggi un problema vero per i piccoli Comuni” spiega Roberto Colombero presidente Uncem Piemonte.
I piccoli Comuni non hanno personale, a volte solo un istruttore amministrativo, il vecchio messo comunale, che si occupa praticamente di tutto, e un segretario comunale a scavalco in più Comuni. A volte si aggiunge, sempre condiviso tra più Comuni, un addetto alla tesoreria o alla ragioneria e appunto un tecnico per i lavori pubblici. E sono proprio questi a mancare perché è una professionalità che è venuta meno negli anni caratterizzati dall’immobilismo dei piccoli Enti pubblici senza risorse o con risorse appena sufficienti per l’ordinaria amministrazione (erba, pulizia, segnaletica, rimozione neve, etc). Ma ora che le risorse ci sono il personale manca a decine e decine di Comuni, anche in quelli grandi, In una situazione difficile con procedure di appalto e rendicontazione che sono diventate molto più complicate.
“È il risultato di una scelta politica scellerata fatta anni fa di destrutturazione degli enti locali - continua Colomberto - senza possibilità di assumere, di sopperire al turn over, dai piccoli ai medi Comuni, dalle Province alle Comunità montane. Su strutture già deboli adesso piomba la mannaia del sistema folle dei bandi e del Pnrr che fa esplodere tutto. Il Pnrr se non risponde a logiche di area vasta e di aggregazione diventa davvero solo un problema per i sindaci”.
Qualcuno, pochi quelli che possono, si affidano per i grandi progetti a consulenti esterni, ma i più fanno fatica, si strappano il personale a vicenda. E senza dipendenti è complesso se non impossibile seguire i bandi, preparare i progetti, controllare che i fondi vengano spesi bene.
Anche i tecnici condivisi tra Comuni con l’aumentare del lavoro scelgono di stabilizzarsi in uno e quasi sempre scelgono il Comune più grande, sempre a scapito dei piccoli centri.
Senza contare che negli ultimi anni molti se ne sono andati in pensione, approfittando di “scivoli”, “quota 100” o “opzione donna”.
Secondo gli ultimi dati resi noti dalla Ragioneria dello Stato, oggi i Comuni hanno 320.304 dipendenti. Nel 2010 erano 392.856, nel 2001 451.878: in dieci anni i dipendenti sono diminuiti del 18,5%, in vent’anni del 29,1%, un terzo. A causa del ricambio molto limitato, inoltre, l’età media si è alzata dai 45 anni del 2001 fino ai 53 del 2021.