Giuseppe Chiapella con la moglie Teresina
Il suo primo pensiero al risveglio di mattina è la segheria di famiglia. Giuseppe (‘Pino’) Chiapella è nato a Fossano, dove vive, il 28 aprile 1941.
Che ricordi ha di suo padre?
“La mia vita intera ruota intorno alla segheria che mio padre Antonio (classe 1908) riuscì a creare nel 1947, a guerra finita. Ricordo ancor oggi con commozione che mi diceva: ‘Soldi ce n’erano ben pochi, e di trovare uno straccio di lavoro manco a parlarne! C’è voluta tutta la mia incoscienza di allora per indebitarmi fino al collo e partire con le mie sole gambe’. Insieme al suo altrettanto incosciente fratello Giovenale riuscì a sistemare in un piccolo portico adiacente alla casa alcuni macchinari per la produzione (rigorosamente usati!) e a comprare un camion ‘Taurus’ per le consegne: un residuato bellico riconvertito ad attività civile che ci è costato più nelle riparazioni che per l’acquisto!. Erano però gli anni della rinascita e del boom economico e i risultati non tardarono ad arrivare, anche perché buona parte dell’attività di ricostruzione ruotava intorno alla disponibilità di un legname che doveva essere di qualità e di prezzo contenuto e concorrenziale: due parametri che la nostra segheria continua tuttora a rispettare.
E poi?
Dopo aver estinto i debiti, mio padre rilevò la quota di proprietà del fratello, diventando il titolare unico. Sul finire degli anni Sessanta fu trasferita l’attività aziendale in un’area più vasta, perché il modesto portico di casa era del tutto insufficiente. Vennero costruiti una palazzina per l’intera famiglia e un capiente capannone in ferro per ospitare macchinari più moderni. Nel luglio del 1971 le privazioni del periodo bellico e i ritmi frenetici di lavoro causarono però la repentina scomparsa di mio papà Antonio: avevo appena compiuto 30 anni ed è stato un colpo terribile!
Quando ha iniziato a lavorare?
Sono entrato in azienda con i classici ‘calzoni corti’ iniziando dalla gavetta, e mi sono trovato improvvisamente ad assumere (con il mio più giovane fratello Guido) la piena responsabilità dell’azienda operativa ormai in buona parte della ‘Granda’, con i clienti in costante aumento. Erano gli anni Settanta: grandi opportunità, ma anche grandi sacrifici. Niente orari, solo lavoro, lavoro e ancora lavoro! Gli anni nei quali ho fatto davvero di tutto e anche di più: acquisizione di boschi (per lo più in zone disagiate, perché costavano di meno), abbattimento di alberi, lavorazione e commercio di legname con la Francia e l’Austria, acquisto e gestione di macchinari sempre più innovativi... Ho avuto però l’impagabile soddisfazione di assistere alla costante crescita dell’azienda, passando dalla primitiva tettoia in ferro costruita dal fabbro del paese a capannoni prefabbricati sempre più grandi e moderni, dotati di sistemi di sicurezza di avanguardia. Oggi l’azienda ha una ventina di dipendenti e si sviluppa su un’area di 40 mila metri quadrati. Io la guido ancora (insieme a mio fratello Guido) ma ho già intrapreso i passi necessari per trasferirne la titolarità ai miei figli, da tempo inseriti in modo encomiabile.
Dove ha conosciuto sua moglie?
Avevo conosciuto Teresina in occasione della Festa patronale di San Sebastiano, quando suonavo con l’Arrigo Boito e Teresina faceva la maestra all’asilo. Quella santa donna di mia moglie da quasi 60 anni, ormai, costituisce il faro ed il riferimento della mia esistenza!
La Banda, per lei?
Sono entrato giovanissimo a far parte della Banda musicale Arrigo Boito di Fossano. Un’esperienza che ha contribuito in modo determinante a farmi crescere sia dal punto di vista umano che da quello sociale. Ne sono pertanto diventato nel tempo uno dei principali sostenitori.
Lei crede nei gesti solidali?
Ho sempre provveduto (sia a titolo personale che mettendo a disposizione i miei dipendenti) alla manutenzione ordinaria e straordinaria della chiesa dedicata a San Grato. Un sostegno che ho sempre dato anche al vicino Santuario di Cussanio, nel quale una sessantina di anni fa ho sposato Teresina. Lo stesso aiuto l’ho poi fornito (incrementandolo negli ultimi anni per gli indispensabili lavori di consolidamento statico e di manutenzione straordinaria) in favore del piccolo Santuario di San Chiaffredo a Crissolo, dove avevo conosciuto il ‘Papa del Monviso’, don Luigi Destre: un prete originale ed indimenticabile!
E poi?
Da lungo tempo sostengo la sezione fossanese della ‘Croce Bianca’ e i suoi splendidi volontari, operanti in un vasto territorio con zone di non facile accesso. Nel periodo difficile del Covid, d’intesa con i responsabili della Caritas diocesana, ho fornito aiuti concreti a favore delle persone più anziane e disagiate del Fossanese per le piccole necessità quotidiane.
Le soddisfazioni più grandi?
Arrivano sicuramente dal lavoro e dalla famiglia! Abbiamo quattro figli (Antonio, Giovanni Maria, Gabriella e Domenico) e siamo già nonni felici di cinque nipoti.
paesi
Giuseppe Chiapella con la moglie Teresina
Il suo primo pensiero al risveglio di mattina è la segheria di famiglia. Giuseppe (‘Pino’) Chiapella è nato a Fossano, dove vive, il 28 aprile 1941.
Che ricordi ha di suo padre?
“La mia vita intera ruota intorno alla segheria che mio padre Antonio (classe 1908) riuscì a creare nel 1947, a guerra finita. Ricordo ancor oggi con commozione che mi diceva: ‘Soldi ce n’erano ben pochi, e di trovare uno straccio di lavoro manco a parlarne! C’è voluta tutta la mia incoscienza di allora per indebitarmi fino al collo e partire con le mie sole gambe’. Insieme al suo altrettanto incosciente fratello Giovenale riuscì a sistemare in un piccolo portico adiacente alla casa alcuni macchinari per la produzione (rigorosamente usati!) e a comprare un camion ‘Taurus’ per le consegne: un residuato bellico riconvertito ad attività civile che ci è costato più nelle riparazioni che per l’acquisto!. Erano però gli anni della rinascita e del boom economico e i risultati non tardarono ad arrivare, anche perché buona parte dell’attività di ricostruzione ruotava intorno alla disponibilità di un legname che doveva essere di qualità e di prezzo contenuto e concorrenziale: due parametri che la nostra segheria continua tuttora a rispettare.
E poi?
Dopo aver estinto i debiti, mio padre rilevò la quota di proprietà del fratello, diventando il titolare unico. Sul finire degli anni Sessanta fu trasferita l’attività aziendale in un’area più vasta, perché il modesto portico di casa era del tutto insufficiente. Vennero costruiti una palazzina per l’intera famiglia e un capiente capannone in ferro per ospitare macchinari più moderni. Nel luglio del 1971 le privazioni del periodo bellico e i ritmi frenetici di lavoro causarono però la repentina scomparsa di mio papà Antonio: avevo appena compiuto 30 anni ed è stato un colpo terribile!
Quando ha iniziato a lavorare?
Sono entrato in azienda con i classici ‘calzoni corti’ iniziando dalla gavetta, e mi sono trovato improvvisamente ad assumere (con il mio più giovane fratello Guido) la piena responsabilità dell’azienda operativa ormai in buona parte della ‘Granda’, con i clienti in costante aumento. Erano gli anni Settanta: grandi opportunità, ma anche grandi sacrifici. Niente orari, solo lavoro, lavoro e ancora lavoro! Gli anni nei quali ho fatto davvero di tutto e anche di più: acquisizione di boschi (per lo più in zone disagiate, perché costavano di meno), abbattimento di alberi, lavorazione e commercio di legname con la Francia e l’Austria, acquisto e gestione di macchinari sempre più innovativi... Ho avuto però l’impagabile soddisfazione di assistere alla costante crescita dell’azienda, passando dalla primitiva tettoia in ferro costruita dal fabbro del paese a capannoni prefabbricati sempre più grandi e moderni, dotati di sistemi di sicurezza di avanguardia. Oggi l’azienda ha una ventina di dipendenti e si sviluppa su un’area di 40 mila metri quadrati. Io la guido ancora (insieme a mio fratello Guido) ma ho già intrapreso i passi necessari per trasferirne la titolarità ai miei figli, da tempo inseriti in modo encomiabile.
Dove ha conosciuto sua moglie?
Avevo conosciuto Teresina in occasione della Festa patronale di San Sebastiano, quando suonavo con l’Arrigo Boito e Teresina faceva la maestra all’asilo. Quella santa donna di mia moglie da quasi 60 anni, ormai, costituisce il faro ed il riferimento della mia esistenza!
La Banda, per lei?
Sono entrato giovanissimo a far parte della Banda musicale Arrigo Boito di Fossano. Un’esperienza che ha contribuito in modo determinante a farmi crescere sia dal punto di vista umano che da quello sociale. Ne sono pertanto diventato nel tempo uno dei principali sostenitori.
Lei crede nei gesti solidali?
Ho sempre provveduto (sia a titolo personale che mettendo a disposizione i miei dipendenti) alla manutenzione ordinaria e straordinaria della chiesa dedicata a San Grato. Un sostegno che ho sempre dato anche al vicino Santuario di Cussanio, nel quale una sessantina di anni fa ho sposato Teresina. Lo stesso aiuto l’ho poi fornito (incrementandolo negli ultimi anni per gli indispensabili lavori di consolidamento statico e di manutenzione straordinaria) in favore del piccolo Santuario di San Chiaffredo a Crissolo, dove avevo conosciuto il ‘Papa del Monviso’, don Luigi Destre: un prete originale ed indimenticabile!
E poi?
Da lungo tempo sostengo la sezione fossanese della ‘Croce Bianca’ e i suoi splendidi volontari, operanti in un vasto territorio con zone di non facile accesso. Nel periodo difficile del Covid, d’intesa con i responsabili della Caritas diocesana, ho fornito aiuti concreti a favore delle persone più anziane e disagiate del Fossanese per le piccole necessità quotidiane.
Le soddisfazioni più grandi?
Arrivano sicuramente dal lavoro e dalla famiglia! Abbiamo quattro figli (Antonio, Giovanni Maria, Gabriella e Domenico) e siamo già nonni felici di cinque nipoti.
Giuseppe Chiapella, una vita intensa nella storica segheria di famiglia
17 giugno 2022
Cuneo
Giuseppe Chiapella con la moglie Teresina
Il suo primo pensiero al risveglio di mattina è la segheria di famiglia. Giuseppe (‘Pino’) Chiapella è nato a Fossano, dove vive, il 28 aprile 1941.
Che ricordi ha di suo padre?
“La mia vita intera ruota intorno alla segheria che mio padre Antonio (classe 1908) riuscì a creare nel 1947, a guerra finita. Ricordo ancor oggi con commozione che mi diceva: ‘Soldi ce n’erano ben pochi, e di trovare uno straccio di lavoro manco a parlarne! C’è voluta tutta la mia incoscienza di allora per indebitarmi fino al collo e partire con le mie sole gambe’. Insieme al suo altrettanto incosciente fratello Giovenale riuscì a sistemare in un piccolo portico adiacente alla casa alcuni macchinari per la produzione (rigorosamente usati!) e a comprare un camion ‘Taurus’ per le consegne: un residuato bellico riconvertito ad attività civile che ci è costato più nelle riparazioni che per l’acquisto!. Erano però gli anni della rinascita e del boom economico e i risultati non tardarono ad arrivare, anche perché buona parte dell’attività di ricostruzione ruotava intorno alla disponibilità di un legname che doveva essere di qualità e di prezzo contenuto e concorrenziale: due parametri che la nostra segheria continua tuttora a rispettare.
E poi?
Dopo aver estinto i debiti, mio padre rilevò la quota di proprietà del fratello, diventando il titolare unico. Sul finire degli anni Sessanta fu trasferita l’attività aziendale in un’area più vasta, perché il modesto portico di casa era del tutto insufficiente. Vennero costruiti una palazzina per l’intera famiglia e un capiente capannone in ferro per ospitare macchinari più moderni. Nel luglio del 1971 le privazioni del periodo bellico e i ritmi frenetici di lavoro causarono però la repentina scomparsa di mio papà Antonio: avevo appena compiuto 30 anni ed è stato un colpo terribile!
Quando ha iniziato a lavorare?
Sono entrato in azienda con i classici ‘calzoni corti’ iniziando dalla gavetta, e mi sono trovato improvvisamente ad assumere (con il mio più giovane fratello Guido) la piena responsabilità dell’azienda operativa ormai in buona parte della ‘Granda’, con i clienti in costante aumento. Erano gli anni Settanta: grandi opportunità, ma anche grandi sacrifici. Niente orari, solo lavoro, lavoro e ancora lavoro! Gli anni nei quali ho fatto davvero di tutto e anche di più: acquisizione di boschi (per lo più in zone disagiate, perché costavano di meno), abbattimento di alberi, lavorazione e commercio di legname con la Francia e l’Austria, acquisto e gestione di macchinari sempre più innovativi... Ho avuto però l’impagabile soddisfazione di assistere alla costante crescita dell’azienda, passando dalla primitiva tettoia in ferro costruita dal fabbro del paese a capannoni prefabbricati sempre più grandi e moderni, dotati di sistemi di sicurezza di avanguardia. Oggi l’azienda ha una ventina di dipendenti e si sviluppa su un’area di 40 mila metri quadrati. Io la guido ancora (insieme a mio fratello Guido) ma ho già intrapreso i passi necessari per trasferirne la titolarità ai miei figli, da tempo inseriti in modo encomiabile.
Dove ha conosciuto sua moglie?
Avevo conosciuto Teresina in occasione della Festa patronale di San Sebastiano, quando suonavo con l’Arrigo Boito e Teresina faceva la maestra all’asilo. Quella santa donna di mia moglie da quasi 60 anni, ormai, costituisce il faro ed il riferimento della mia esistenza!
La Banda, per lei?
Sono entrato giovanissimo a far parte della Banda musicale Arrigo Boito di Fossano. Un’esperienza che ha contribuito in modo determinante a farmi crescere sia dal punto di vista umano che da quello sociale. Ne sono pertanto diventato nel tempo uno dei principali sostenitori.
Lei crede nei gesti solidali?
Ho sempre provveduto (sia a titolo personale che mettendo a disposizione i miei dipendenti) alla manutenzione ordinaria e straordinaria della chiesa dedicata a San Grato. Un sostegno che ho sempre dato anche al vicino Santuario di Cussanio, nel quale una sessantina di anni fa ho sposato Teresina. Lo stesso aiuto l’ho poi fornito (incrementandolo negli ultimi anni per gli indispensabili lavori di consolidamento statico e di manutenzione straordinaria) in favore del piccolo Santuario di San Chiaffredo a Crissolo, dove avevo conosciuto il ‘Papa del Monviso’, don Luigi Destre: un prete originale ed indimenticabile!
E poi?
Da lungo tempo sostengo la sezione fossanese della ‘Croce Bianca’ e i suoi splendidi volontari, operanti in un vasto territorio con zone di non facile accesso. Nel periodo difficile del Covid, d’intesa con i responsabili della Caritas diocesana, ho fornito aiuti concreti a favore delle persone più anziane e disagiate del Fossanese per le piccole necessità quotidiane.
Le soddisfazioni più grandi?
Arrivano sicuramente dal lavoro e dalla famiglia! Abbiamo quattro figli (Antonio, Giovanni Maria, Gabriella e Domenico) e siamo già nonni felici di cinque nipoti.