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Federico Borgna, dieci anni vissuti con passione

09 giugno 2022

Cuneo

Cuneo - Era il 23 maggio 2012 quando nel Salone d’onore del Municipio il 38enne Federico Borgna, che aveva vinto le elezioni al ballotaggio con Gigi Garelli, veniva proclamato sindaco di Cuneo. In consiglio giurò il 5 giugno. Poi il secondo giuramento dopo la vittoria al primo turno il 4 luglio del 2017. Ora, dopo dieci anni, si appresta a vivere gli ultimi giorni da sindaco e anche da presidente della Provincia.  Che differenza c’è stata tra il primo e il secondo mandato? Il primo è stato quello dell’entusiasmo, il secondo della consapevolezza. Nel primo eravamo un gruppo di persone che si sono trovate a lavorare insieme a una cosa più grande di loro e che nel lavorare insieme sono diventate amici come succede nelle imprese difficili. Ci sono stati legami forti e tante cose le abbiamo portate a casa grazie a una sinergia di rapporti nella giunta e nell’amministrazione.  Il successo elettorale che era stato molto ampio nel secondo mandato e l’esperienza acquisita, hanno fatto sì che negli ultimi cinque anni si raggiungessero risultati molto importanti in un periodo estremamente complicato da gestire. Non possiamo dimenticarci che la metà del secondo mandato è stato diviso tra pandemia e guerra. In questo quadro lasciamo all’Amministrazione che verrà una quantità di progetti finanziati enorme e i conti in ordine. Non successe così anche per lei dieci anni fa, per esempio con via Roma? Godere dei frutti del predecessore è una fortuna e una buona prassi di gestione che a Cuneo c’è o almeno c’è stata nel passaggio tra Valmaggia e me, tra me e il futuro sindaco e immagino tra Rostagno e Valmaggia. È normale che ci sia un passaggio tra amministrazione e l’avuto amministrazioni in continuità è stato un vantaggio per tutti i cuneesi. Oggi il Comune di Cuneo ha a disposizione una quantità di finanziamenti che in città non si sono mai visti: sono 71 milioni di euro di progetti finanziati, forse 78 perché sono in arrivo 5 milioni sul socio-assistenziale e 2 sullo sport. Soddisfatto di questo decennio? Sono stati dieci anni entusiasmanti da tutti i punti di vista, con momenti belli e momenti brutti e credo che la memoria, almeno a me, tenda a far cancellare i momenti brutti. Quali sono le tre scelte amministrative di cui va più orgoglioso? Dire via Roma nel primo mandato è scontato. Ma in questi cinque anni sicuramente il Parco Parri, “Casa dolce Casa” il co-housing per gli anziani nei 18 appartamenti del Puf e l’area play ground di Bombonina di cui andremo a inaugurare il cantiere questa settimana.  Bombonina era l’unica frazione in cui non avevamo fatto interventi significativi e a ragione si lamentava: avevamo preso l’impegno e lo manteniamo. E i tre rammarichi? Sui tre rammarichi faccio più fatica: il cantiere dell’ex Policlinico che non è ancora partito, la tangenziale di Cuneo di cui non si è ancora fatto nulla, e in generale il tema infrastrutturale dalle ferrovie all’autostrada. Le ricordo io una promessa fatta che non ha mantenuto, quella di tirare giù il Palazzo degli Uffici Finanziari? Continuo a pensare che vada tirato giù ma ci sono ancora in questo momento gli uffici del ministero dentro. Con il Demanio stiamo immaginando una soluzione alternativa per gli uffici. Come Comune non abbiamo accolto e dato corso alla variante urbanistica che ci era stata richiesta  dal Fondo proprietario del bene. Ribadisco: l’unica soluzione per quell’edificio e quell’area è l’abbattimento. Spero che la prossima amministrazione lo faccia. Sulla vicenda ospedale c’è chi l’accusa che avendo ricoperto sia il ruolo di presidente della Provincia che di sindaco ha dovuto tenere i piedi in due staffe e mai schierarsi apertamente in favore di Cuneo? Mi sono schierato a favore di Cuneo in modo netto senza se e senza ma e se non è stato capito lo faccio adesso. Penso che immaginare di ispirare la pianificazione sanitaria a spinte campanilistiche, albesi, saluzzesi o monregalesi che siano, è fare un danno a tutta la sanità provinciale. È un servizio troppo serio e delicato per lasciarlo in mano a una così preoccupante assenza di visione. Poi credo ci siano giuste aspettative su certi servizi che devono essere vicini alle persone con un’organizzazione della rete che consenta di avere determinati servizi più vicini al territorio. Ma tutto quello che è elezione e complessità, l’unica struttura che può seriamente dare risposte di qualità complesse è il Santa Croce. Chi non capisce questo o fa finta di non capirlo danneggia tutti e la salute di 600 mila persone. Come è stato conciliare due mansioni così importanti, di sindaco di Cuneo e da otto anni di presidente della Provincia, anche se un ente depotenziato e demansionato rispetto a prima? È stato difficile. Per coprire questi ruoli ho generato una serie di sacrifici: uno mio personale e della mia famiglia perché non ho avuto più spazio per fare altre cose. L’altro delle due strutture e soprattutto dei due staff più vicini a me che hanno dovuto lavorare di più e organizzarsi a lavorare diversamente. Ho dovuto lavorare molto sull’organizzazione e in squadra con la giunta in Comune e con il consiglio in Provincia. Dal punto di vista personale è stato formativo e mi ha fatto crescere tanto. L’inizio in Provincia è stato duro, in un ente che sembrava distrutto con tutto da ricostruire, mentre il Comune era l’ente perfetto in cui funzionava tutto. Col tempo è stato diverso: la Provincia mi ha aiutato a capire meglio il ruolo che Cuneo deve avere rispetto al territorio, che cosa vuol dire per Cuneo essere capoluogo di provincia, che cosa fai se riesci ad andare oltre al confine amministrativo della città, anche se non è un esercizio semplice E quale è il ruolo? C’è un tema di responsabilità verso il territorio circostante: Cuneo in questo momento sta facendo concorsi per mezza provincia, sta facendo supporto per appalti e tante pratiche. È una disponibilità amministrativa che non genera un costo ma fa lavorare di più le strutture. Poi c’è un tema di indirizzo o di sostegno alla costruzione di indirizzo: la partita dell’acqua pubblica ne è un esempio lampante. È stata una partita vincente, costruita dal Comune di Cuneo che è riuscito ad avere successo in un quadro che all’inizio era perdente e minoritario. Questo perché ha saputo lavorare con gli altri e ha saputo capire quali erano i problemi e le perplessità del territorio ma ha saputo fare politica e sintesi condivise.  Come la descriverebbe oggi questa provincia? La nostra non è una provincia è una regione, è grande come tante regioni italiane e le differenze di dialetto che ci sono in provincia sono anche differenze culturali e di processi mentali e decisionali. Siamo allo stesso tempo una provincia che ha capito storicamente che stare insieme, anche faticosamente, è molto più conveniente che dividersi. Sulla base di questa intelligente intuizione, di fatto c’è una competizione tra territori che ti porta sempre ad essere all’avanguardia. È questa cosa mi è stata evidente altrove: se vivo la provincia di Cuneo stando a Cuneo la vedo in un modo quando vado a Roma o Torino o Bruxelles la provincia di Cuneo è vista come un modello di efficienza e di forza davvero unica. Dal punto di vista personale come ha vissuto questi dieci anni, come è cambiata la sua vita? Non mi sono reso conto che sono passati dieci anni. Vedo intorno a me le persone che sono invecchiate e dunque sono invecchiato anche io, ma non me ne rendo conto. Sono stati dieci anni intensi: dal punto di vista personale mi sono successe cose molto belle e altre tristi come la perdita di persone care, ma a volte in questi ritmi non hai nemmeno avuto il tempo di soffermarti su questo. La vita di questi dieci anni è stata entusiasmante e bella mi ha dato tantissimo ma mi ha tolto anche tante cose, tante cose normali della mia famiglia e dei miei amici. Numeri alla mano, la media dell’età dei candidati sindaco è aumentata di 25 anni  rispetto a 10 anni fa. Che riflessione fa? Uno dei principali problemi del Paese e della città e il tema della formazione della classe dirigente. Siamo riusciti nel capolavoro di dipingere la politica come luogo degli arrivisti, di chi si vuole arricchire, dove si lavora poco, si parla tanto e non si concretizza nulla, dove non ci sono competenze e per questo tanti non si avvicinano alla politica e questo è un problema enorme per la politica e per l’amministrazione. Chi fa il consigliere comunale, da Briga Alta, il più piccolo Comune della provincia fino a Cuneo, noi diciamo che fa l’amministratore locale ma in realtà fa anche politica, perché come amministratore traspone in azione quella che è una visione politica della società, anche senza rendersene conto. Come amministratori locali avete responsabilità in questo? Potevate fare di più? I risultati dicono che potevamo fare di più o che dovevamo fare di più. Dopodiché nessuno si può tirare fuori, la politica ha la sua responsabilità ma tutti devono fare la loro parte. Fare l’amministratore locale è faticoso, richiede pazienza, umiltà, studio, dedizione. Nella campagna elettorale il fenomeno emerge in modo esponenziale ma è il lavoro dopo che conta. Sono i cinque anni che trascorrono tra un’elezione e l’altra su cui si deve lavorare e sono cinque anni di discussioni e confronti a volte arricchenti, ma a volte noiosi, faticosi e litigiosi. La politica è anche quello. Lei ha accumulato una serie di incarichi tra cui l’esperienza in Europa e tra le Province. Solo poltrone da occupare o c’è altro? Ho avuto in questi anni quattro incarichi: sindaco, presidente della Provincia, componente del Comitato europeo delle Regioni e presidente regionale dell’Ali, Autonomie Locali Italiane. L’ho fatto perché mi piace e perché solo così cresci, solo attraverso il confronto. Tante cose a Cuneo e in provincia le abbiamo fatte e portate a casa perché sono nate dal confronto, da spunti, da idee avvenute altrove. E questo non credo valga solo per la politica ma per la vita. Più sono ampi e più alzi il livello dei tuoi interlocutori più cresci tu e più fai crescere la realtà per la quale operi.  Il futuro? Si vede in politica o da altre parti? Quando dovevo decidere se candidarmi al secondo mandato ho fatto, come ad ogni scelta importante, un consulto di famiglia che è finito in parità con le critiche del “lavori più di prima, guadagni di meno e hai tante grane”. Il mio voto era dunque decisivo ed era evidente. Ho corso in questi dieci anni perché mi piace. La politica è passione,  qualcuno dice una malattia. Mi auguro sia la stessa passione che muove i sette candidati oggi. E da questa passione-malattia non guarisci. Non so cosa mi riserva il futuro: in parte dipende da me e in parte non da me. Quello che dipende da me lo faccio ovvero continuare a interessarmi della città e della provincia. In questi anni mi sono davvero innamorato di questo territorio che ha potenzialità enormi ancora da esprimere. Continuerò a farlo come cittadino, come persona impegnata nel sociale o nella politica, o con ruoli particolari. Vedremo.
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