cuneo
La classe 4ªB della scuola elementare “Andrea Fiore” di Cuneo riflette sulla guerra e pensa alle paure, ai drammi e ai dolori che un conflitto può provocare a grandi e piccini.
Forse, un bambino come te, ha già imparato a conoscere la guerra, ma attraverso i numerosi videogiochi esistenti. Perché, nella vita reale, la violenza va sempre temuta e, soprattutto, ostacolata, mentre nei game la si cerca e diverte?
Omar: Perché è una realtà virtuale: è normale divertirsi.
Simone C: Anche se è violento, sappiamo che è un videogioco e le cose brutte non sono reali.
Miriam: Non credo che una realtà virtuale, per quanto violenta, possa cambiare il carattere di un adulto. I bambini, però, non avendo molta esperienza, non sanno distinguere il bene dal male e sono più influenzabili. I videogame non si usano solo per divertimento, ma anche per sfogare la rabbia.
Arianna: I videogiochi vanno usati con moderazione: si rischia di esserne dipendenti e diventare violenti anche nella vita vera, proprio perché non si riesce a distinguere le due realtà. Chi crea videogiochi violenti, in fondo, vuole la guerra.
Justin: Non è detto: c’è chi li usa per divertimento, chi per sfogare la rabbia e chi sconfigge lì i nemici che non riesce ad affrontare nella vita reale.
Simone C: Esatto, tipo io ci gioco per sfogarmi, ma li uso poco: sono di mio fratello.
Carola: A volte i genitori vogliono tenerci lontani dalle notizie sulla violenza e, ad esempio, non ci parlano della guerra in corso, ma non è giusto.
Mamma e papà non mi hanno raccontato molto, ma non va bene: è giusto che ci informino, così evitiamo di commettere errori pensando invece di agire bene.
Luca: Neanch’io penso sia giusto nasconderci le informazioni sulla guerra: vorrei saperne sempre di più.
Filippo: La penso come Luca, ma è anche vero che alcune notizie potrebbero traumatizzarci.
Lorenzo: Gioco a Top Eleven, dove c’è una chat e spesso un ragazzo mi insulta: dice che sono scarso e che non vincerò mai. Una volta l’ho battuto e lui ha iniziato a insultare tutti gli altri. È una realtà virtuale, ma ci resto male lo stesso e i miei genitori se ne accorgono, ma sanno che è per il gioco.
Francesco: Anche a me è capitato di venire insultato, mentre giocavo su Bruce Arms, ma me ne frego.
Justin: Neanche a me importa, quando mi insultano a Fortnite; al massimo, segnalo chi mi insulta, che poi è bannato, cioè non può giocare per giorni o addirittura per sempre. Se hai i social, devi sempre essere consapevole che ti esponi e la gente può insultarti.
Omar: Fortnite, ad esempio, è vietato ai minori di dodici anni, ma anche altri videogame o film. Se c’è un divieto, è perché quel gioco non è adatto a me.
Simone C: Esatto, un bambino piccolo non sa gestire certi giochi, si arrabbia e si fa male. Lo stesso vale per i giochi Lego: c’è proprio scritto che devono essere usati sotto la supervisione di un adulto.
Simone G: Io ho provato lo stesso a usare un videogame nonostante non avessi l’età adatta; ho smesso dopo poco, ma non perché fosse violento: non riuscivo a muovermi!
Le immagini non hanno né voce né testo, eppure, a volte, le sentiamo fare rumore, le percepiamo sulla pelle e dentro di noi come piccole schegge che ci colpiscono. Quali sono le immagini che ti hanno segnato di più?
Filippo: Ho visto un video in cui c’erano tanti morti per le strade. Mi ha fatto male guardarlo, ma non lo cancellerei dalla memoria: quell’emozione mi servirà da grande per non fare gli errori degli altri.
Simone C: Anch’io l’ho visto: mi veniva da piangere. Mi ha colpito anche un altro video: una macchina era guidata dagli Ucraini che scappavano, ma è arrivato un carro armato che li ha schiacciati tutti.
Carola: Dopo avere guardato uno di questi video, mi sono così spaventata che l’ho chiuso e ora nemmeno lo ricordo. Poi, ho cercato altre informazioni e ho trovato la foto di alcuni ragazzi nascosti sul tetto di un palazzo, poco prima che arrivasse un missile, uccidendoli.
Arianna: Il video di un bambino costretto a salutare il padre, che è dovuto andare al fronte, ma poi ha scoperto che era morto combattendo.
Francesco: L’immagine di un bambino davanti a un carro armato, che impediva l’inizio del conflitto.
Miriam: Il video in cui alcuni bambini erano per strada e cercavano di mettersi in salvo, ma un palazzo è crollato, cadendo su di loro.
Francesco: L’immagine di alcuni soldati ucraini legati e i Russi che sparavano su di loro.
A uno di questi è saltata la testa e lì ho spento tutto: mi ha impressionato, ma è davvero accaduto ed è giusto saperlo.
Simone G.: Il momento in cui gli Ucraini aspettavano in fila di potere salire su un aereo e fuggire.
Luca: Penso a due immagini: quella in cui alcuni Ucraini si nascondevano in un palazzo, ma morivano per mancanza di cibo; quella dei carri armati diretti a Kiev e pronti a sparare.
“Nella tua testa, stanno combattendo con i loro carri armati e le loro bombe e i loro fucili. Nella tua testa, stanno piangendo” (Zombie, The Cranberries).
La guerra russo ucraina è lontana da noi: non vediamo edifici e città distrutti, morti, feriti, fuggitivi; non sentiamo bombe, spari, urla, silenzi assordanti. Come credere che non sia solo “nella nostra testa”?
Arianna: Mi è piaciuta molto la canzone: ci sprona a non combattere più. Possiamo capire che la guerra esiste davvero informandoci, guardando il Tg e ascoltando le testimonianze degli Ucraini fuggiti dal loro Paese.
Miriam: Esatto, dobbiamo credere a chi soffre e scappa dalla guerra: non si mente mai su queste cose.
Simone C: Sono d’accordo. Credo ci sia la guerra: anche nel mio piccolo, vedo che scoppiano litigi ed è possibile che nascano anche tra gli adulti potenti.
Miriam: Quando la cantante dice: “Nella tua testa, zombie” è perché la guerra distrugge tutto, ma entra anche nella mente delle persone e fa paura.
Lorenzo: La canzone mi ha messo tristezza, ma mi è piaciuta molto!
Luca: Sì, è stata pesante, mi ha trasmesso tristezza e impotenza.
Carola: No, io l’ho trovata molto bella e mi ha dato felicità: è un inno per fare cessare la guerra, quindi l’ho cantata!
Daniel: Mi ha messo tristezza: ho pensato ai morti, ai soldati e a chi piange.
La felicità è nella piccole cose e, con il tempo, ognuno impara a coltivare irrinunciabili rituali di pace.
Il caffè la mattina, i profumi della cucina, le emozioni che lascia un buon libro, l’odore degli alberi in fiore in primavera, il muso del tuo cane o del tuo gatto…
Quali sono i tuoi rituali?
Lorenzo: Passare del tempo con i miei tredici cani!
Daniel: Sono felice quando accarezzo un cane, uno qualsiasi, anche per strada e quando uso i videogame coi miei amici.
Virginia: Accarezzare gli animali e fare kung fu.
Carola: La tecnologia è un rituale di felicità.
A scuola, abbiamo fatto una gara: non usare cellulare, videogame, computer e televisione per una settimana.
Avrei dovuto spegnere il cellulare, ma non l’ho fatto, non ci sono riuscita e ho perso la sfida.
Miriam: Stare con la mia famiglia, accarezzare gli animali e poi non potrei vivere senza i miei hobby: la chitarra, il nuoto, l’equitazione e la danza.
Francesco: Non riesco a resistere al calcio e ai videogame.
Luca: Non potrei vivere senza tutta la mia famiglia, i miei amici che mi fanno ridere sempre, uno spazio per giocare e svagarmi.
Simone G: La famiglia, gli amici e il basket.
Paure, drammi, dolori che un conflitto può provocare
02 giugno 2022
Cuneo
La classe 4ªB della scuola elementare “Andrea Fiore” di Cuneo riflette sulla guerra e pensa alle paure, ai drammi e ai dolori che un conflitto può provocare a grandi e piccini.
Forse, un bambino come te, ha già imparato a conoscere la guerra, ma attraverso i numerosi videogiochi esistenti. Perché, nella vita reale, la violenza va sempre temuta e, soprattutto, ostacolata, mentre nei game la si cerca e diverte?
Omar: Perché è una realtà virtuale: è normale divertirsi.
Simone C: Anche se è violento, sappiamo che è un videogioco e le cose brutte non sono reali.
Miriam: Non credo che una realtà virtuale, per quanto violenta, possa cambiare il carattere di un adulto. I bambini, però, non avendo molta esperienza, non sanno distinguere il bene dal male e sono più influenzabili. I videogame non si usano solo per divertimento, ma anche per sfogare la rabbia.
Arianna: I videogiochi vanno usati con moderazione: si rischia di esserne dipendenti e diventare violenti anche nella vita vera, proprio perché non si riesce a distinguere le due realtà. Chi crea videogiochi violenti, in fondo, vuole la guerra.
Justin: Non è detto: c’è chi li usa per divertimento, chi per sfogare la rabbia e chi sconfigge lì i nemici che non riesce ad affrontare nella vita reale.
Simone C: Esatto, tipo io ci gioco per sfogarmi, ma li uso poco: sono di mio fratello.
Carola: A volte i genitori vogliono tenerci lontani dalle notizie sulla violenza e, ad esempio, non ci parlano della guerra in corso, ma non è giusto.
Mamma e papà non mi hanno raccontato molto, ma non va bene: è giusto che ci informino, così evitiamo di commettere errori pensando invece di agire bene.
Luca: Neanch’io penso sia giusto nasconderci le informazioni sulla guerra: vorrei saperne sempre di più.
Filippo: La penso come Luca, ma è anche vero che alcune notizie potrebbero traumatizzarci.
Lorenzo: Gioco a Top Eleven, dove c’è una chat e spesso un ragazzo mi insulta: dice che sono scarso e che non vincerò mai. Una volta l’ho battuto e lui ha iniziato a insultare tutti gli altri. È una realtà virtuale, ma ci resto male lo stesso e i miei genitori se ne accorgono, ma sanno che è per il gioco.
Francesco: Anche a me è capitato di venire insultato, mentre giocavo su Bruce Arms, ma me ne frego.
Justin: Neanche a me importa, quando mi insultano a Fortnite; al massimo, segnalo chi mi insulta, che poi è bannato, cioè non può giocare per giorni o addirittura per sempre. Se hai i social, devi sempre essere consapevole che ti esponi e la gente può insultarti.
Omar: Fortnite, ad esempio, è vietato ai minori di dodici anni, ma anche altri videogame o film. Se c’è un divieto, è perché quel gioco non è adatto a me.
Simone C: Esatto, un bambino piccolo non sa gestire certi giochi, si arrabbia e si fa male. Lo stesso vale per i giochi Lego: c’è proprio scritto che devono essere usati sotto la supervisione di un adulto.
Simone G: Io ho provato lo stesso a usare un videogame nonostante non avessi l’età adatta; ho smesso dopo poco, ma non perché fosse violento: non riuscivo a muovermi!
Le immagini non hanno né voce né testo, eppure, a volte, le sentiamo fare rumore, le percepiamo sulla pelle e dentro di noi come piccole schegge che ci colpiscono. Quali sono le immagini che ti hanno segnato di più?
Filippo: Ho visto un video in cui c’erano tanti morti per le strade. Mi ha fatto male guardarlo, ma non lo cancellerei dalla memoria: quell’emozione mi servirà da grande per non fare gli errori degli altri.
Simone C: Anch’io l’ho visto: mi veniva da piangere. Mi ha colpito anche un altro video: una macchina era guidata dagli Ucraini che scappavano, ma è arrivato un carro armato che li ha schiacciati tutti.
Carola: Dopo avere guardato uno di questi video, mi sono così spaventata che l’ho chiuso e ora nemmeno lo ricordo. Poi, ho cercato altre informazioni e ho trovato la foto di alcuni ragazzi nascosti sul tetto di un palazzo, poco prima che arrivasse un missile, uccidendoli.
Arianna: Il video di un bambino costretto a salutare il padre, che è dovuto andare al fronte, ma poi ha scoperto che era morto combattendo.
Francesco: L’immagine di un bambino davanti a un carro armato, che impediva l’inizio del conflitto.
Miriam: Il video in cui alcuni bambini erano per strada e cercavano di mettersi in salvo, ma un palazzo è crollato, cadendo su di loro.
Francesco: L’immagine di alcuni soldati ucraini legati e i Russi che sparavano su di loro.
A uno di questi è saltata la testa e lì ho spento tutto: mi ha impressionato, ma è davvero accaduto ed è giusto saperlo.
Simone G.: Il momento in cui gli Ucraini aspettavano in fila di potere salire su un aereo e fuggire.
Luca: Penso a due immagini: quella in cui alcuni Ucraini si nascondevano in un palazzo, ma morivano per mancanza di cibo; quella dei carri armati diretti a Kiev e pronti a sparare.
“Nella tua testa, stanno combattendo con i loro carri armati e le loro bombe e i loro fucili. Nella tua testa, stanno piangendo” (Zombie, The Cranberries).
La guerra russo ucraina è lontana da noi: non vediamo edifici e città distrutti, morti, feriti, fuggitivi; non sentiamo bombe, spari, urla, silenzi assordanti. Come credere che non sia solo “nella nostra testa”?
Arianna: Mi è piaciuta molto la canzone: ci sprona a non combattere più. Possiamo capire che la guerra esiste davvero informandoci, guardando il Tg e ascoltando le testimonianze degli Ucraini fuggiti dal loro Paese.
Miriam: Esatto, dobbiamo credere a chi soffre e scappa dalla guerra: non si mente mai su queste cose.
Simone C: Sono d’accordo. Credo ci sia la guerra: anche nel mio piccolo, vedo che scoppiano litigi ed è possibile che nascano anche tra gli adulti potenti.
Miriam: Quando la cantante dice: “Nella tua testa, zombie” è perché la guerra distrugge tutto, ma entra anche nella mente delle persone e fa paura.
Lorenzo: La canzone mi ha messo tristezza, ma mi è piaciuta molto!
Luca: Sì, è stata pesante, mi ha trasmesso tristezza e impotenza.
Carola: No, io l’ho trovata molto bella e mi ha dato felicità: è un inno per fare cessare la guerra, quindi l’ho cantata!
Daniel: Mi ha messo tristezza: ho pensato ai morti, ai soldati e a chi piange.
La felicità è nella piccole cose e, con il tempo, ognuno impara a coltivare irrinunciabili rituali di pace.
Il caffè la mattina, i profumi della cucina, le emozioni che lascia un buon libro, l’odore degli alberi in fiore in primavera, il muso del tuo cane o del tuo gatto…
Quali sono i tuoi rituali?
Lorenzo: Passare del tempo con i miei tredici cani!
Daniel: Sono felice quando accarezzo un cane, uno qualsiasi, anche per strada e quando uso i videogame coi miei amici.
Virginia: Accarezzare gli animali e fare kung fu.
Carola: La tecnologia è un rituale di felicità.
A scuola, abbiamo fatto una gara: non usare cellulare, videogame, computer e televisione per una settimana.
Avrei dovuto spegnere il cellulare, ma non l’ho fatto, non ci sono riuscita e ho perso la sfida.
Miriam: Stare con la mia famiglia, accarezzare gli animali e poi non potrei vivere senza i miei hobby: la chitarra, il nuoto, l’equitazione e la danza.
Francesco: Non riesco a resistere al calcio e ai videogame.
Luca: Non potrei vivere senza tutta la mia famiglia, i miei amici che mi fanno ridere sempre, uno spazio per giocare e svagarmi.
Simone G: La famiglia, gli amici e il basket.