
I sindaci di Cuneo hanno una dote comune: la longevità; intesa nel doppio significato di una lunga vita e di una lunga permanenza alla guida del Municipio.
Negli ultimi settanta anni abbiamo avuto Mario Dal Pozzo, Tancredi Dotta Rosso, Guido Bonino, Elvio Viano, Giuseppe Menardi, Elio Rostagno, Alberto Valmaggia, Federico Borgna: otto sindaci, durati in media otto anni e nove mesi. Di questi otto gli ultimi sei sono in vita e in ottima salute, due di loro hanno superato gli ottanta anni e uno ha passato i novanta.
Un segno di stabilità che ben si adatta allo spirito di una città che non ama i cambiamenti repentini e tuttavia si appresta a compiere un (probabile) passo fortemente innovativo: quello di affidare a una donna le chiavi della città.
È probabile (o almeno possibile) che il passo successivo, fra una decina di anni, sarà di affidare il municipio a uno “straniero”.
Idea fino ad oggi temeraria: in base a una legge non scritta ma assolutamente vincolante la guida del Comune doveva essere affidata a una persona con sicure radici cuneesi.
Questa condizione è rimasta salda anche quando la città ha aperto le porte alla prima immigrazione degli anni Cinquanta-Sessanta: quella dei “meridionali” che si sono rapidamente non solo integrati ma addirittura omologati.
Oggi però stiamo assistendo a un fenomeno diverso, profondo e innovativo.
La città negli ultimi venti anni ha cambiato pelle ma anche muscoli e ossa: presto ci accorgeremo che anche il sistema nervoso e lo stesso cervello stanno cambiando.
La città del Duemila è profondamente diversa da quella del Novecento. Abbiamo via Roma pedonalizzata, una piazza gradevole al posto del mercato delle vacche, un attraversamento diretto dall’Oltre Gesso all’Oltre Stura, eccetera, eccetera.
Ma è soprattutto diversa dentro, in chi la abita.
Intanto è invecchiata. Segno che si vive meglio e di più…
E poi è piena di facce nuove: ce ne rendiamo conto quando passeggiamo sotto i portici e incrociamo gruppi di ragazzi multicolori che parlano tra di loro... con accento piemontese!
Un fenomeno che ha cominciato a farsi sentire all’inizio degli anni Novanta quando arrivarono in città i primi Albanesi, guardati con sospetto e preoccupazione. Oggi gli Albanesi costituiscono la comunità più numerosa, ormai saldamente integrata.
Quanto “pesano” gli stranieri in città?
Se intendiamo andare oltre le nostre sensazioni, verificarle e interpretarle, non ci resta che constatare “con i numeri” come sono cambiate le cose e come potranno ulteriormente cambiare.
Ci possono aiutare le tavole dell’Istat, i dati dei servizi demografici e quelli dell’anagrafe del Comune.
Confrontiamo quelli del 1° gennaio 2002 con quelli di vent’anni dopo, al primo gennaio di quest’anno.
Gli abitanti (i residenti) passano da 52.309 a 55.813: una crescita importante, vicina al 7%, ma non drammatica, superiore a quella italiana che si attesta sul 3,5%. L’aumento si è verificato quasi interamente nei primi dieci anni di questo secolo, poi si è praticamente arrestato.
Non si è invece fermato l’andamento calante delle nascite: il numero dei bambini di età inferiore a un anno era arrivato a 490 nel 2005 ma è poi sceso stabilmente sotto i 400 a partire dal 2019.
Al contrario aumentano (quasi raddoppiano!) gli ultraottantenni che passano da 2325 a 4201.
Nello stesso periodo si è verificato un altro fenomeno che ha parzialmente contrastato lo scivolamento in avanti dell’età media: l’arrivo degli immigrati.
Negli ultimi vent’anni sono quintuplicati passando da 1334 a 6447 e rappresentano quasi il 12% dei residenti.
La quota di cittadini di origini straniere è però molto più elevata se contiamo i “regolarizzati”: nello stesso periodo 2575 immigrati hanno pronunciato davanti al Sindaco la dichiarazione solenne ““Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato” ed hanno ottenuto la cittadinanza italiana.
Il fenomeno riguardava poche decine di persone all’inizio del secolo ma è poi cresciuto fino a raggiungere e talvolta a superare i duecento casi all’anno.
Dobbiamo quindi correggere il conto degli “stranieri” che vivono in città: sommando i residenti cittadini di Stati esteri a quelli “regolarizzati” arriviamo a superare i novemila (erano 8989 nel 2021): il 16% del totale!
Come si distribuisce la presenza straniera nelle diverse fasce di età? È “utile” o parassitaria? I numeri parlano chiaro: grazie all’immigrazione si è almeno parzialmente salvato l’equilibrio tra le generazioni minacciato dalla riduzione della natalità e dall’allungarsi della vita media.
In effetti la percentuale di stranieri è vicina a zero tra gli anziani ma è molto alta nelle fasce più giovani e in particolare tra quelle più “produttive”: rappresenta addirittura un quarto dei cuneesi tra i venti e i quaranta anni, un quinto tra i bambini fino ai sei anni.
Il Consiglio comunale è formato da 32 consiglieri, circa 1 ogni 1750 abitanti.
Però non tutti i residenti hanno diritto di voto (attivo e passivo). Tra gli stranieri sono pienamente rappresentati i 2575 che hanno ottenuto la cittadinanza e i 1670 che provengono da Paesi dell’Unione Europea: in totale un “pacchetto” di circa quattromila voti che ha un peso non indifferente. Vedremo presto se le liste in appoggio ai sei candidati sindaco sapranno rappresentarli.