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13 luglio 2026

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Il suono dolce e l’odore buono della pace

28 maggio 2022

Cuneo

Classe 4ª A scuola pimaria Garelli Cuneo La classe 4ª A della scuola elementare “Paola Garelli” di corso Soleri a Cuneo racconta come vede questo momento internazionale. Una classe che è venuta a contatto diretto con chi ha lasciato la guerra. La pandemia da Coronavirus ancora non si è conclusa, da mesi è scoppiata una guerra poco lontana da noi e c’è chi dice: “Non ce lo meritavamo”. Tu che cosa ne pensi? Camilla M.: Mi viene il mal di pancia per la preoccupazione: solo nel 2022, abbiamo vissuto la conquista dell’Afghanistan da parte dei talebani, la pandemia da Coronavirus e un’ipotetica terza guerra mondiale. I due conflitti si possono controllare ed evitare, la pandemia no: è un disastro naturale. Ho capito che la guerra non si dovrebbe fare, soprattutto ora. Matteo: Si dovrebbe trovare un modo per finire questo massacro e sono certo esista. Come dice Camilla, dopo la vicenda afghana e la pandemia, è brutto ci sia la guerra in Ucraina. No, non ci meritavamo affatto quest’altra tragedia e mi ha messo tristezza sapere che c’è gente che rischia la vita, aggrappandosi agli aerei, pur di scappare.  Riccardo: Nessuno al mondo se lo meritava. Biden, richiamando l’esercito, ha scelto di non aiutare più gli Afghani e ora, per rimediare, dovrebbe almeno aiutare gli Ucraini.  Greta C: Lo sta già facendo e anch’io credo sia proprio per rimediare a quell’errore. Quando ho capito che stava per iniziare questo conflitto, mi sono spaventata per il mio fratellino che ha meno di un anno. Elia: La guerra non si dovrebbe fare per nessun motivo. Penso che Putin abbia avuto un’infanzia triste: è stato cresciuto dai Sovietici e ha fatto la spia per loro e questo lo predispone alla guerra. Alessandro: La guerra è brutta: non solo muoiono innocenti, ma si danneggia anche l’ambiente. Penso a quanto accaduto a Chernobyl e mi fa rabbrividire che si pensi di usare l’arma nucleare anche oggi. Ginevra V: Ho paura della guerra, temo possa arrivare da noi. Spesso, guardo la culla della mia sorellina di nove mesi e mi vengono le lacrime agli occhi al pensiero che potrebbe morire, come tanti altri bambini, per colpa del conflitto.  Ginevra M: Anch’io temo arrivi in Italia. Mamma e papà mi hanno detto che siamo al sicuro, ma ho paura di morire. Nessuno merita la guerra, ma è strano che solo nel 2022 siano successe queste tre tragedie.  A febbraio 2022, questa guerra è stata dipinta come una questione che riguarda solo i soldati, solo gli uomini inviati al fronte; eppure, sono stati bombardati ospedali, parchi e scuole e sono morti donne e bambini. Perché? Matteo: Grazie agli ospedali, i soldati ucraini potrebbero essere curati, ma i Russi vogliono annientarli e colpiscono anche questi posti. Nelle scuole, ci sono ragazzi che potrebbero combattere e costituiscono una minaccia per Putin; inoltre, è possibile che i bambini uccisi siano i figli di alcuni soldati che, per la tristezza dovuta alla perdita, sono più vulnerabili.  Riccardo: Ho sentito che un paio di soldati russi si sono avvicinati a una donna ucraina, chiedendole da mangiare. Lei gli ha offerto una torta, ma avvelenata, e i soldati sono morti. Questo per dire che anche gli Ucraini sono intelligenti, hanno un piano e che la guerra raggiunge la quotidianità delle persone.  Ginevra V.: I Russi vogliono sterminare il popolo ucraino, ecco perché colpiscono le donne e i bambini: loro rappresentano la vita.  Alessandro: No, credo che uccidano i bambini perché, pur non essendo ancora soldati, un domani potrebbero ribellarsi. “Immaginate tutta la gente, che vive la vita in pace, si potrebbe dire che io sia un sognatore, ma non sono l’unico” (John Lennon). Per te, che cosa significa la parola pace e che cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per promuoverla?  Camilla M: Avremo la pace, quando non ci saranno più guerra e odio. La immagino come il colore bianco, che è nitido e pulito, perché non c’è odio. Il suo odore è buono, senza fumo legato alle bombe, e il suono è dolce. Caterina: Per me, la pace è come una margherita: un fiorellino da proteggere e bianco, che è il colore opposto alla guerra, il nero. La pace ha un odore e un sapore buono come quello di una torta.   Ginevra M: Per me, invece, ha l’odore delle ciliegie! Riccardo: La pace ha i colori dell’arcobaleno e il suono del paradiso. Samuele: Sul dizionario, la pace coincide con l’assenza di guerre tra Stati e continenti. Per me, ha il sapore di un hamburger, anzi, di un BigMac!  Greta T: Tra amici, capita si litighi, ma sbolliamo da soli e poi chiediamo all’altro di fare la pace. Lo stesso vale per gli adulti: anziché combattere, potrebbero fare una bella passeggiata e schiarirsi le idee.   Alessandro: Per me, pace significa non litigare anche in una realtà piccola come una classe. Purtroppo, capita lo stesso ci si arrabbi, ma bisogna imparare a gestire quest’emozione: se si inizia ad alzare le mani, la situazione non migliora. Bisogna riflettere, capire perché si sta litigando e cosa è giusto fare. Camilla: Pace significa smettere di comandare e scegliere di lasciare libera la gente. La pace ha l’odore di un Paese nuovo, diverso, dove non ci sono fumi e odore di bruciato. Greta: La pace è colorata come l’arcobaleno, ha il profumo di un fiore e il cinguettio degli uccellini. Ricordo che, un’estate, sono andata al mare con i miei nonni, nessuno litigava e stavo benissimo e lì ho detto: “Questa è la vera pace!”.  Matteo: Immagino la pace come le montagne con gli alberi e gli animali, che non temono l’uomo, perché non li caccia. Un posto dove la natura prospera e possiamo tutti vivere in armonia. Spesso, comprendiamo il valore di una persona o di una cosa solo quando la perdiamo. In questo momento, che cosa pensi possa mancare di più a un bambino ucraino? Camilla: I famigliari, gli animali domestici, gli amici, la casa, la scuola, le maestre.  Greta: La nostra compagna Serafina ci ha raccontato che, in Ucraina, aveva un gatto, ma scappando non è riuscita a potarlo con sé e ovviamente le manca. Riccardo: A un bambino ucraino credo manchi la famiglia ma, soprattutto, il papà, che immagino al fronte. Se fossi ricchissimo, gli regalerei una villa al mare ma, nel caso di Serafina, spenderei tutti i soldi per ritrovare proprio il suo gatto.  Ginevra V: La pace, i compagni di classe, i nonni, ma anche la sua lingua, che è diversa dall’italiano e che qui non ha più potuto usare. Greta C: Penso gli manchi una casa e, se potessi, gliene regalerei una dove stare con la famiglia e gli amici.  Caterina: Anch’io gli regalerei una casa, ma con la piscina!  Alessandro: Ovviamente, credo gli manchino la famiglia e la casa, ma anche quei luoghi che visitava più volte al giorno, come i giardinetti e le fontane. Userei i soldi per far cessare la guerra in tutto il mondo.  Greta T: Mi piacerebbe regalarle una casa con una stanza tutta sua, per restare sola quando ha bisogno di intimità.
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