scuola
Nel 1875, a 14 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia, il ministro Ruggero Bonghi prese la storica decisione di ammettere le donne ai corsi universitari. Era un passo in armonia con quello che stava succedendo in quasi tutti i paesi d’Europa, però non risolveva la questione se esse potessero anche frequentare i corsi ginnasiali e liceali, che soli qualificavano per l’università. Da qui nacque una situazione tipicamente italiana, per cui in molti luoghi d’Italia (fra cui Roma) le ragazze che facevano domanda ai licei venivano respinte. A Cuneo però una fanciulla di origine fossanese, Teresa Bargis, nata nel 1861, che quindi all’epoca aveva 14 anni, decise presentare domanda di iscrizione al Liceo Pellico. Nel corso della Notte del Liceo Classico, appena avvenuta il 6 maggio in tutta Italia, ho provato a darle voce, con la collaborazione del collega Ennio Desderi, che ha scritto il divertente copione sulla reazione dei docenti, e della studentessa Benedetta Brignone, che l’ha interpretata. Eccone, più o meno, il monologo:
Mi chiamo Teresa Bargis, mi conoscete? No, vero? Eppure mi hanno detto che c’è persino una via al mio nome nella vostra città. Vostra, eh, non mia, io in realtà ero nata Fossano nel 1861.
Dunque, sono la prima donna, anzi damigella (così mi chiamavano all’epoca), che entrò nel vostro liceo, nel 1875, una delle prime d’Italia. Interessante, no? E infatti pensavo proprio di raccontarvi come è andata.
Si dice sempre che i cuneesi sono lenti, bogianen, ed ecco un caso in cui le cose non sono andate così, neanche un po’. Si era appena unificata l’Italia, c’era entusiasmo in giro, Roma dal 1871 era anche diventata la capitale….avete presente Porta Pia e quelle cose lì? Insomma, un ministro liberale e molto aperto, o forse solo distratto, un certo Bonghi, fece un legge straordinaria e disse che anche le ragazze potevano entrare all’Università. Apriti cielo, accidenti che novità, preparavo l’uovo sbattuto a mio nonno quando lui, che leggeva il giornale, me lo disse, e mi andò in frantumi la scodella. E lui:
“Dai, su Teresin, vorrai mica andare anche tu a scuola e diventare un pozzo di scienza, un’avvocatessa, una sindachessa?” E giù risate.
Ma io non scherzavo affatto e la sera lo riferii subito a mio padre. Lui sorrise e non disse niente, ma poi qualche giorno dopo riprese il discorso:
“Lo sai Teresin che cosa hanno combinato quei politici? Hanno fatto la legge per mandare le donne all’università ma si sono dimenticati di dire se possono andare al Liceo.”
“Ma si dice che non si può?”
“No, né che si può né che non si può. “
“E allora come facciamo a decidere se provare o no?”
“Sai cosa ti dico, proviamo a fare domanda, in fondo è un problema loro, se la sbroglino”.
Così, nell’estate del 1875, Teresa presentò la domanda per entrare al Regio Liceo Silvio Pellico di Cuneo, ben sapendo che avrebbe dovuto separarsi dalla famiglia e vivere in pensione ed essere l’unica femmina in una classe di adolescenti brufolosi e imbarazzati. A testa alta consegnò la sua domanda al preside, il professor Daneo, erudito liberale che, guarda caso, aveva scritto un libro sulla figlia di Galileo e, evidentemente, teneva parecchio all’educazione femminile. La domanda fu girata alla Consulta. E poi alla Prefettura, e poi al Sovraintendente e infine, siccome proprio nessuno si voleva prendere la responsabilità di decidere, alla cosiddetta “Adunata dei professori” del Liceo, che ritennero che la sua ammissione non avrebbe ostacolato la disciplina e il lavoro scolastico di ragazzi ma anzi avrebbe potuto “ingentilire” e abituare i futuri gentiluomini a un comportamento rispettoso e responsabile nei confronti delle “damigelle”. Teresa Bargis si diplomerà con voti molto buoni, si iscriverà in seguito all’Università di Torino dove si laureerà (una delle prime laureate d’Italia) e diventerà successivamente insegnante. Pertanto il Liceo Silvio Pellico, di Cuneo, provincia che qualcuno aveva definito nel secolo prima, la “Beozia d’Italia”, ebbe il coraggio di aprire una strada.
Teresa Bargis, la prima ragazza diplomatasi al Liceo Pellico di Cuneo
27 maggio 2022
Cuneo
Nel 1875, a 14 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia, il ministro Ruggero Bonghi prese la storica decisione di ammettere le donne ai corsi universitari. Era un passo in armonia con quello che stava succedendo in quasi tutti i paesi d’Europa, però non risolveva la questione se esse potessero anche frequentare i corsi ginnasiali e liceali, che soli qualificavano per l’università. Da qui nacque una situazione tipicamente italiana, per cui in molti luoghi d’Italia (fra cui Roma) le ragazze che facevano domanda ai licei venivano respinte. A Cuneo però una fanciulla di origine fossanese, Teresa Bargis, nata nel 1861, che quindi all’epoca aveva 14 anni, decise presentare domanda di iscrizione al Liceo Pellico. Nel corso della Notte del Liceo Classico, appena avvenuta il 6 maggio in tutta Italia, ho provato a darle voce, con la collaborazione del collega Ennio Desderi, che ha scritto il divertente copione sulla reazione dei docenti, e della studentessa Benedetta Brignone, che l’ha interpretata. Eccone, più o meno, il monologo:
Mi chiamo Teresa Bargis, mi conoscete? No, vero? Eppure mi hanno detto che c’è persino una via al mio nome nella vostra città. Vostra, eh, non mia, io in realtà ero nata Fossano nel 1861.
Dunque, sono la prima donna, anzi damigella (così mi chiamavano all’epoca), che entrò nel vostro liceo, nel 1875, una delle prime d’Italia. Interessante, no? E infatti pensavo proprio di raccontarvi come è andata.
Si dice sempre che i cuneesi sono lenti, bogianen, ed ecco un caso in cui le cose non sono andate così, neanche un po’. Si era appena unificata l’Italia, c’era entusiasmo in giro, Roma dal 1871 era anche diventata la capitale….avete presente Porta Pia e quelle cose lì? Insomma, un ministro liberale e molto aperto, o forse solo distratto, un certo Bonghi, fece un legge straordinaria e disse che anche le ragazze potevano entrare all’Università. Apriti cielo, accidenti che novità, preparavo l’uovo sbattuto a mio nonno quando lui, che leggeva il giornale, me lo disse, e mi andò in frantumi la scodella. E lui:
“Dai, su Teresin, vorrai mica andare anche tu a scuola e diventare un pozzo di scienza, un’avvocatessa, una sindachessa?” E giù risate.
Ma io non scherzavo affatto e la sera lo riferii subito a mio padre. Lui sorrise e non disse niente, ma poi qualche giorno dopo riprese il discorso:
“Lo sai Teresin che cosa hanno combinato quei politici? Hanno fatto la legge per mandare le donne all’università ma si sono dimenticati di dire se possono andare al Liceo.”
“Ma si dice che non si può?”
“No, né che si può né che non si può. “
“E allora come facciamo a decidere se provare o no?”
“Sai cosa ti dico, proviamo a fare domanda, in fondo è un problema loro, se la sbroglino”.
Così, nell’estate del 1875, Teresa presentò la domanda per entrare al Regio Liceo Silvio Pellico di Cuneo, ben sapendo che avrebbe dovuto separarsi dalla famiglia e vivere in pensione ed essere l’unica femmina in una classe di adolescenti brufolosi e imbarazzati. A testa alta consegnò la sua domanda al preside, il professor Daneo, erudito liberale che, guarda caso, aveva scritto un libro sulla figlia di Galileo e, evidentemente, teneva parecchio all’educazione femminile. La domanda fu girata alla Consulta. E poi alla Prefettura, e poi al Sovraintendente e infine, siccome proprio nessuno si voleva prendere la responsabilità di decidere, alla cosiddetta “Adunata dei professori” del Liceo, che ritennero che la sua ammissione non avrebbe ostacolato la disciplina e il lavoro scolastico di ragazzi ma anzi avrebbe potuto “ingentilire” e abituare i futuri gentiluomini a un comportamento rispettoso e responsabile nei confronti delle “damigelle”. Teresa Bargis si diplomerà con voti molto buoni, si iscriverà in seguito all’Università di Torino dove si laureerà (una delle prime laureate d’Italia) e diventerà successivamente insegnante. Pertanto il Liceo Silvio Pellico, di Cuneo, provincia che qualcuno aveva definito nel secolo prima, la “Beozia d’Italia”, ebbe il coraggio di aprire una strada.