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Charles De Foucauld, il nobile che scelse gli ultimi
13 maggio 2022
Cuneo
Domenica 15 maggio, in piazza San Pietro in Vaticano, alle ore 10, Charles de Foucauld verrà proclamato Santo. Per l’occasione abbiamo intervistato don Pino Isoardi, sacerdote del Movimento Contemplativo Missionario, comunemente detto Città dei Ragazzi, che proprio a padre de Foucauld si ispira.
In che senso don Gasparino ha trovato un riferimento nella figura di Charles de Foucauld?
Fin da giovanissimo padre Andrea sognava la missione, ma i sogni non hanno quasi mai contorni definiti.
Quattro anni dopo l’ordinazione, avvenuta nel 1947, si è messo al lavoro con i ragazzi di famiglie ferite dalla guerra, guardando sempre oltre i confini di Cuneo.
Agli inizi degli anni 60 erano già nate le prime missioni in Brasile, Madagascar, Korea. Ed era già iniziata l‘adorazione eucaristica continua. Il sogno del primato della preghiera e della missione tra i più poveri si concretizzava con l’arrivo delle prime sorelle e dei primi fratelli. L’incontro con la spiritualità di Charles de Foucauld è stata la gioiosa scoperta di una sintonia evangelica. Una conferma e anche un precisarsi dello stile missionario: il vivere tra i poveri non creando strutture, ma relazioni fraterne.
“Signore, se esisti fa’ che ti conosca”: questa frase di de Foucauld che segna una svolta importante del suo cammino spirituale, può essere un segno di un animo inquieto, in continua ricerca, capace di tenere insieme dubbio e ricerca?
Charles de Foucauld parla all’uomo di oggi anche per la sua ricerca travagliata e onesta, durata anni. Si è lasciato interrogare dalla realtà che si presentava ai suoi occhi: la preghiera dell’Islam, l’ospitalità sperimentata presso le famiglie ebree in Marocco, la fede sincera dei suoi parenti, l’amarezza della propria coscienza per una vita vuota. Non ha mai soffocato l’inquietudine né le domande più graffianti, neppure quando si è lasciato travolgere dalla mondanità. E anche quando è approdato alla fede e alla scelta radicale di Dio, ha continuato a interrogarsi, non accontentandosi mai e non sentendosi mai arrivato. Tipici segni di un’autentica umanità e di vera santità.
Charles compie sì un cammino solitario ma è anche stato aiutato in questo percorso. Su tutti, la cugina di Charles, Marie de Bondy e l’abbé Huvelin. Possiamo dire che la grazia di Dio entra nella vita delle persone tramite delle relazioni umane?
Un cammino certo originale quello di Charles de Foucauld, aprendo un sentiero e uno stile nuovi di presenza missionaria. Ma l’originalità cristiana nasce sempre da una comunione, da una rete di testimoni che “mostrano” la fede vissuta. Nessuno si inventa la fede o la santità. Siamo, molto più di quanto pensiamo, debitori a tanti compagni di viaggio per i passi che possiamo fare nella grazia di Dio. Fratel Charles ha avuto la grazia di compagni di viaggio di alto profilo.
“Chiedevo delle lezioni di religione e l’abbé Huvelin - facendomi entrare nel suo confessionale - mi fece mettere in ginocchio e mi fece confessare”: così de Foucauld ricorda quell’incontro così significativo per la sua vita. Una fede che richiede un gesto del corpo più che una riflessione e l’inginocchiarsi può essere visto come la prima discesa di Charles. Discendere, ultimo (o penultimo) posto: sono questi due punti fermi della sua spiritualità?
Il punto fermo della spiritualità di Charles de Foucauld è stato una sete inestinguibile di conformarsi a Gesù nella vita di Nazareth. Il discendere, la ricerca dell’ultimo posto è stato conseguenza di questa urgenza, il vero filo rosso di tutta la sua vita: di qui la scelta della trappa, l’uscita dalla trappa per vivere a Nazareth, il lasciare Nazareth per la missione in Algeria. Il visconte de Foucauld, l’ufficiale di cavalleria, il Francese di un impero coloniale, ha dovuto scendere molti gradini per farsi fratello in un popolo così lontano dalla sua formazione culturale, sociale, religiosa. Quella prima confessione è stata un’intuizione ispirata dell’abbé Huvelin e insieme il primo decisivo passo di umiltà che ha aperto le porte alla grazia per Charles de Foucauld.
La grazia passa attraverso dei volti ma anche dei luoghi. Nazareth e il deserto che cosa hanno significato per de Foucauld?
Charles de Foucauld leggeva e rileggeva il vangelo in adorazione di fronte all’Eucaristia e dunque conosceva tutta la vita di Gesù. Ma la sua attenzione è stata conquistata dalla vita di Gesù a Nazareth. I trent’anni di vita ordinaria in un villaggio di periferia. Il Figlio di Dio vive così la maggior parte della sua esistenza terrena. Ed è già missione di santificare, salvare. Charles de Foucauld vuole conformarsi a Gesù nella sua vita di Nazareth. E i tre anni che passerà in Palestina, soprattutto a Nazareth (1897 – 1900) saranno di una importanza unica per il resto della sua vita. Ma non si ferma qui: scopre che Nazareth può essere qualunque luogo dove Gesù non è conosciuto, dove le persone soffrono povertà ed emarginazione. Ecco dunque la sua missione in Algeria. Il deserto non è per fratel Charles allontanarsi dagli uomini, ma rimanere lungamente con Gesù per farsi vicino alla gente, accogliere, diventare fratello.
Nei suoi scritti de Foucauld parla anche di “fallimento”. Cosa può voler dire per un discepolo, per la Chiesa fare i conti con il fallire?
1° dicembre 1916: fratel Charles viene ucciso, tutto sembra finito. Fallimento. Ha sognato discepoli e scritto regole dettagliate. Fallimento. Colpisce la fede di quest’uomo che nei suoi scritti non è mai lagnoso, mai deluso per ciò che smentiva i suoi progetti e le sue attese. La sua vita è interamente giocata su Dio e fratel Charles rimane saldo nella speranza, dando pieno credito a Lui. È un uomo libero da se stesso: tanto è appassionato in ciò che vive, quanto è abbandonato in Dio per i risultati mancati. La preghiera dell’abbandono, diventata famosa, traduce bene il cuore di Charles di fronte ai fallimenti. Non abbiamo bisogno anche noi di questa profezia oggi, nel guardare con realismo ai nostri “fallimenti” senza distogliere lo sguardo dal Signore?
“L’Islam ha prodotto in me un turbamento profondo. La vista di questa fede, di queste anime che vivono alla continua presenza di Dio, mi ha fatto intuire qualcosa di più grande e di più vero delle occupazioni mondane. Mi sono messo a studiare l’Islam, in seguito la Bibbia”: così scriveva Charles in una lettera. Cosa possono imparare i cristiani dall’incontro con le altre religioni?
Possiamo sempre imparare molto da tutti, ma per farlo in modo sano, sono necessarie alcune condizioni: la profonda gioia nel vivere la propria fede (identità consapevole) che ci libera dalla paura della diversità; la sapiente apertura al diverso, nella fiducia che lo Spirito di Cristo non ama i recinti, ma si riserva la libertà di agire in ogni popolo e religione; l’umiltà per non procedere da soli, ma sentendo il bisogno di camminare insieme ad altri per discernere i segni del Regno di Dio operante nella Chiesa, ma anche ben oltre i confini della Chiesa.
Come Comunità come vi siete preparati alla canonizzazione di de Foucauld?
Oltre a quello che ognuno ha potuto fare personalmente, e alle condivisioni che ci sono state richieste, abbiamo sentito il desiderio, di preparare una serie di incontri di riflessione e preghiera. Ogni volta si approfondiva un aspetto di fratel Charles e insieme si mostrava la ricerca di attualizzazione di quel tratto nelle fraternità in mezzo ai poveri, quindi si sostava in preghiera. È stato un viaggio missionario a cui hanno partecipato tutte le fraternità nei vari paesi e ci ha aperto gli occhi e il cuore su Charles de Foucauld e sulla sfida a non lasciar cadere la sua profezia. Gli otto incontri sono fruibili sul nostro canale youtube e tanti amici che li hanno seguiti in streaming ci hanno incoraggiato con la loro riconoscenza. Vogliamo però richiamarci che la canonizzazione del 15 maggio non è una meta, ma una grazia che ci chiama a lasciarsi contagiare per un cammino più vero nella nostra vocazione e missione.
Quale libro suggerisci per una prima conoscenza di Charles de Foucauld?
Sono molte le biografie e gli studi su fratel Charles, ne indico due sintetici e profondi: A. Mandonico, “Mio Dio come sei buono!”, L.E.V., preparato proprio in vista della canonizzazione da questo amico, missionario della SMA, che ha scritto la sua tesi di dottorato proprio su Charles de Foucauld; Petite Soeur Annie di Gesù, “Charles de Foucauld”, Edizioni Qiqajon. Questo piccolo libro è un vero gioiello di spiritualità.