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15 luglio 2026

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Sanità, continua lo svilimento di Cuneo per riempire Verduno

08 maggio 2022

Cuneo

Cuneo - Cuneo da svuotare e Verduno da riempire. Dopo la struttura complessa di malattie dell’apparato respiratorio, la struttura complessa di chirurgia generale ad indirizzo oncologico, e il dipartimento funzionale di ricerca e clinica della nutrizione, Alba cerca, con il beneplacito della Regione, di portare via a Cuneo, o quanto meno di duplicare a Verduno, la chirurgia vascolare e la chirurgia plastica, oltre alla fisica sanitaria e la radioterapia che sono strutture già operanti in collegamento tra Asl Cn2 e Aso Santa Croce e Carle. Riempire Verduno La logica della politica sanitaria della Regione Piemonte in provincia di Cuneo sembra andare sempre più nella direzione di favorire Verduno, un ospedale costato troppo, costruito in vent’anni in una zona infelice, una collina franosa, anche dal punto di vista di strade e infrastrutture e aperto all’improvviso per l’emergenza Covid. D’altra parte sono albesi Cirio e Icardi che governano la sanità piemontese e albesi sono anche Marello e Martinetti che guidano le opposizioni, con Cuneo ai margini. A farne le spese gli altri ospedali del territorio ma soprattutto il centro hub provinciale del Santa Croce di Cuneo. Ad ulteriore conferma arrivano anche gli ultimi atti aziendali delle aziende sanitarie della Granda e in particolare quello dell’Asl Cn2 di Verduno.  La Regione Piemonte già nella giunta del 26 novembre  scorso aveva ufficializzato che l’ospedale di Verduno poteva “allargarsi” anche su specialità e reparti che non sono propri degli ospedali spoke, cioè degli ospedali di territorio come è quello albese. Specialità che invece spettano per norma agli hub come il Santa Croce di Cuneo. La giunta, su relazione dell’assessore Luigi Icardi, aveva approvato l’atto aziendale dell’Asl Cn2 Alba e Bra, che prevedeva “modifiche organizzative a livello amministrativo ed ospedaliero”, andando a rettificare l’atto aziendale di due anni prima. Una modifica sostanziale dello strumento che disegna l’organizzazione dell’azienda sanitaria e stabilisce il numero di strutture complesse da cui consegue il numero dei primariati, del personale e dei fondi a disposizione. I cambiamenti in espansione del nuovo atto aziendale, si legge, sarebbero giustificati “in quanto il trasferimento delle attività ospedaliere al presidio ospedaliero unico a Verduno, ha determinato nuove esigenze in relazione ai maggiori volumi di attività attesi, alla necessità di assicurare il governo degli eventi collegati alla pandemia da Covid 19”.  Per tutto questo l’Asl Cn2 ritiene giustificata, con l’avvallo forte della Regione, di ascrivere a Verduno nuove strutture e nuovi primari in deroga alla legge che regola le strutture ospedaliere e i parametri standard. Una deroga concessa in base all’autonomia sanitaria della Regione che ora cerca anche di accelerare in prospettiva di finire in piano di rientro che porrebbe la sanità piemontese sotto il controllo ministeriale, che sicuramente in base ai parametri nazionali del Decreto ministeriale 70 avrebbe molto da ridire sulle scelte di Cirio e Icardi. La deroga ha infatti molti aspetti che lasciano perplessità rispetto ai criteri.  I parametri nazionali Il Decreto ministeriale 70, che dal 2015 regola e definisce gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera in Italia, è attentamente costruito sulle reti di emergenza su cui si modellano le reti specialistiche in base al numero dei cittadini utenti. Per un tot di abitanti devono essere garantiti dei servizi di emergenza di secondo livello e in base a questi servizi l’ospedale hub deve avere una serie di supporti specialistici. Più gli interventi sono specifici e complessi più strutture deve garantire l’hub, mentre tutte gli altri servizi più di base sono garantiti dal territorio, dagli spoke.  La qualità della specificità e della complessità è garantita, nella letteratura medica, da due aspetti: un ospedale che abbia tutte le specialità di supporto e la multidisciplinarietà in modo da rispondere a tutte le eventuali complicanze (l’intervento complesso ha bisogno di un’anestesia specialistica per esempio); e la garanzia dei volumi, cioè del numero degli interventi, che assicurano efficienza e aggiornamento. Periferizzare i servizi per accontentare i “campanili” significa impoverire il territorio e garantire meno qualità per tutti. L’ospedale provinciale Avere un ospedale hub di eccellenza, come è Cuneo, è garanzia di sicurezza per l’intera popolazione della provincia. Togliere “pezzi” al Santa Croce per metterli a Verduno non significa dare più risposte adeguate ma far scendere la qualità della sanità della provincia. La garanzia di cure di eccellenza la dà la multidisciplinarietà della struttura. Un’altra anomalia è data dalle convenzioni. Le strutture operanti in collegamento tra Asl Cn2 e Aso Santa Croce dovrebbero essere rette da direttori delle strutture complesse dell’ospedale hub che dovrebbero coordinare l’organizzazione e i percorsi assistenziali delle omologhe strutture semplici a Verduno. Questo significa strutture interaziendali con obiettivi armonizzati secondo le esigenze delle reti specialistiche, che ovviamente non preclude la possibilità di attivare servizi dove è possibile, più vicini alla gente lì dove è. In realtà il sistema usato delle convenzioni e degli obiettivi diversi e contrapposti che la Regione affida ai vari direttori, non mettono le strutture simili in rete e collaborazione ma solo in competizione, e moltiplicano primariati e costi. Insomma un “dividi et impera” sulla pelle dei cittadini e sulla qualità dei servizi.
Ospedale Santa Croce Regione Sanità Verduno