Richard H. Thaler
I cantori dell’infallibilità dell’intelletto umano da tempo hanno motivi per rivedere alcune conclusioni che, alla luce dei fallimenti e dei danni provocati dalla nostra specie, sono parse ingenuamente ottimistiche.
L’agire e il pensiero umano sono connotati da errori talvolta macroscopici che, per qualche strana ragione, appaiono nella loro evidenza spesso a cose fatte, quando oramai è troppo tardi e ci si può solo adoperare per rimuoverne le conseguenze, quando ciò è possibile.
Anche questo tipo di consapevolezza e gli approfondimenti che ne sono derivati sono valsi al professor Richard Thaler il Premio Nobel per l’economia nel 2017. L’illustre economista americano ha osservato come il comportamento economico delle persone sia costantemente connotato da errori. Alcuni di questi errori tendono a ripetersi nello stesso modo per la generalità delle persone. È come se, nelle nostre scelte, fossimo boicottati da una parte del nostro cervello, che tende a ingannarci non solo nella formazione della nostra volontà, ma nella stessa percezione della realtà e, quindi, nei processi decisionali conseguenti agli stimoli quotidiani.
Ad esempio, la percezione della scontistica nei prezzi dei beni offerti in vendita è evidentemente fuorviante. Se ci dicessero che un bene dal prezzo originario di venti euro è offerto a dieci euro in un negozio appena fuori città, in posizione leggermente più scomoda di quella dove si trova il negozio che frequentiamo abitualmente, è più probabile che ciò ci induca ad andare in quel negozio di quanto non sarebbe se venissimo a sapere che un bene dal prezzo di mille euro è lì proposto in sconto a novecentonovanta euro nello stesso esercizio commerciale.
Malgrado il risparmio sia sempre lo stesso (dieci euro) e quindi la convenienza sia identica, la nostra attenzione viene attratta dalla valutazione del vantaggio in termini percentuali (il 50% nella prima ipotesi, l’1% nella seconda), facendo apparire più allettante il primo sconto rispetto al secondo sebbene, in termini assoluti, il vantaggio sia lo stesso.
Processi simili avvengono in molte altre situazioni, ed è anche questa la ragione per la quale capita di acquistare beni di cui non abbiamo bisogno, oppure di impiegare le nostre risorse in modo non ottimale.
Come ampiamente dimostrato dal prof. Thaler e da altri studiosi, questo tipo di errori sono estremamente comuni nell’agire; tuttavia, (e forse questo è l’errore più evidente) quando agiamo siamo convinti di essere nel giusto e tendiamo ad escludere di esserci sbagliati anche quando ce ne vengono spiegate le ragioni.
Evidentemente, questi ragionamenti non devono e non possono indurre all’immobilismo. Si tratta invece di assumere quella consapevolezza che dovrebbe portare a valutare con prudenza alcune delle nostre scelte, individuali e collettive, e a rivedere i canoni di confronto con chi esprime un punto diverso dal nostro. Detto, infatti, che non ci si può bloccare per la paura dell’errore, è altrettanto saggio ponderare attentamente le scelte irreversibili e i processi che tendono ad accelerare le dinamiche valutazione – decisione – azione.
L’irreversibilità di alcune scelte è un tema centrale; nucleare o non nucleare, se e come realizzare una importante opera pubblica, aderire oppure non aderire a un determinato sistema monetario, valutare le alleanze politiche ed economiche in campo internazionale sono solo alcuni esempi di decisioni che hanno effetti tendenzialmente non reversibili, oppure che lo sono a prezzo di enormi sacrifici e con conseguenze serissime.
Analogamente, vale forse la pena di riflettere sui grandi consensi che riscuotono i meccanismi che fanno della velocità il grande tratto caratteristico. L’idea di riflettere prima di parlare o di agire, oppure di ritagliare per se stessi spazi di silenzio e tempi per metabolizzare gli stimoli e le suggestioni che continuamente vengono proposti sembrano appartenere a un passato da non rimpiangere. Eppure, pare evidente che maggiore è la velocità con la quale si parla e si fa, maggiore sarà la possibilità di dire e fare cose sbagliate.
Ovviamente, si diceva e si ripete, questo non può bloccare tutto e tutti all’infinito. Se, però, in certe circostanze, è necessario agire e farlo tempestivamente, sarebbe quanto meno opportuno che ciò avvenga con modalità che lascino spazio al dissenso e al confronto con chi non la pensa allo stesso modo e può farci notare dove sbagliamo. Non farlo, sarebbe il più grave degli errori.
economia
Richard H. Thaler
I cantori dell’infallibilità dell’intelletto umano da tempo hanno motivi per rivedere alcune conclusioni che, alla luce dei fallimenti e dei danni provocati dalla nostra specie, sono parse ingenuamente ottimistiche.
L’agire e il pensiero umano sono connotati da errori talvolta macroscopici che, per qualche strana ragione, appaiono nella loro evidenza spesso a cose fatte, quando oramai è troppo tardi e ci si può solo adoperare per rimuoverne le conseguenze, quando ciò è possibile.
Anche questo tipo di consapevolezza e gli approfondimenti che ne sono derivati sono valsi al professor Richard Thaler il Premio Nobel per l’economia nel 2017. L’illustre economista americano ha osservato come il comportamento economico delle persone sia costantemente connotato da errori. Alcuni di questi errori tendono a ripetersi nello stesso modo per la generalità delle persone. È come se, nelle nostre scelte, fossimo boicottati da una parte del nostro cervello, che tende a ingannarci non solo nella formazione della nostra volontà, ma nella stessa percezione della realtà e, quindi, nei processi decisionali conseguenti agli stimoli quotidiani.
Ad esempio, la percezione della scontistica nei prezzi dei beni offerti in vendita è evidentemente fuorviante. Se ci dicessero che un bene dal prezzo originario di venti euro è offerto a dieci euro in un negozio appena fuori città, in posizione leggermente più scomoda di quella dove si trova il negozio che frequentiamo abitualmente, è più probabile che ciò ci induca ad andare in quel negozio di quanto non sarebbe se venissimo a sapere che un bene dal prezzo di mille euro è lì proposto in sconto a novecentonovanta euro nello stesso esercizio commerciale.
Malgrado il risparmio sia sempre lo stesso (dieci euro) e quindi la convenienza sia identica, la nostra attenzione viene attratta dalla valutazione del vantaggio in termini percentuali (il 50% nella prima ipotesi, l’1% nella seconda), facendo apparire più allettante il primo sconto rispetto al secondo sebbene, in termini assoluti, il vantaggio sia lo stesso.
Processi simili avvengono in molte altre situazioni, ed è anche questa la ragione per la quale capita di acquistare beni di cui non abbiamo bisogno, oppure di impiegare le nostre risorse in modo non ottimale.
Come ampiamente dimostrato dal prof. Thaler e da altri studiosi, questo tipo di errori sono estremamente comuni nell’agire; tuttavia, (e forse questo è l’errore più evidente) quando agiamo siamo convinti di essere nel giusto e tendiamo ad escludere di esserci sbagliati anche quando ce ne vengono spiegate le ragioni.
Evidentemente, questi ragionamenti non devono e non possono indurre all’immobilismo. Si tratta invece di assumere quella consapevolezza che dovrebbe portare a valutare con prudenza alcune delle nostre scelte, individuali e collettive, e a rivedere i canoni di confronto con chi esprime un punto diverso dal nostro. Detto, infatti, che non ci si può bloccare per la paura dell’errore, è altrettanto saggio ponderare attentamente le scelte irreversibili e i processi che tendono ad accelerare le dinamiche valutazione – decisione – azione.
L’irreversibilità di alcune scelte è un tema centrale; nucleare o non nucleare, se e come realizzare una importante opera pubblica, aderire oppure non aderire a un determinato sistema monetario, valutare le alleanze politiche ed economiche in campo internazionale sono solo alcuni esempi di decisioni che hanno effetti tendenzialmente non reversibili, oppure che lo sono a prezzo di enormi sacrifici e con conseguenze serissime.
Analogamente, vale forse la pena di riflettere sui grandi consensi che riscuotono i meccanismi che fanno della velocità il grande tratto caratteristico. L’idea di riflettere prima di parlare o di agire, oppure di ritagliare per se stessi spazi di silenzio e tempi per metabolizzare gli stimoli e le suggestioni che continuamente vengono proposti sembrano appartenere a un passato da non rimpiangere. Eppure, pare evidente che maggiore è la velocità con la quale si parla e si fa, maggiore sarà la possibilità di dire e fare cose sbagliate.
Ovviamente, si diceva e si ripete, questo non può bloccare tutto e tutti all’infinito. Se, però, in certe circostanze, è necessario agire e farlo tempestivamente, sarebbe quanto meno opportuno che ciò avvenga con modalità che lascino spazio al dissenso e al confronto con chi non la pensa allo stesso modo e può farci notare dove sbagliamo. Non farlo, sarebbe il più grave degli errori.
L’errore in economia e non solo, valutare le scelte con prudenza
01 maggio 2022
Cuneo
Richard H. Thaler
I cantori dell’infallibilità dell’intelletto umano da tempo hanno motivi per rivedere alcune conclusioni che, alla luce dei fallimenti e dei danni provocati dalla nostra specie, sono parse ingenuamente ottimistiche.
L’agire e il pensiero umano sono connotati da errori talvolta macroscopici che, per qualche strana ragione, appaiono nella loro evidenza spesso a cose fatte, quando oramai è troppo tardi e ci si può solo adoperare per rimuoverne le conseguenze, quando ciò è possibile.
Anche questo tipo di consapevolezza e gli approfondimenti che ne sono derivati sono valsi al professor Richard Thaler il Premio Nobel per l’economia nel 2017. L’illustre economista americano ha osservato come il comportamento economico delle persone sia costantemente connotato da errori. Alcuni di questi errori tendono a ripetersi nello stesso modo per la generalità delle persone. È come se, nelle nostre scelte, fossimo boicottati da una parte del nostro cervello, che tende a ingannarci non solo nella formazione della nostra volontà, ma nella stessa percezione della realtà e, quindi, nei processi decisionali conseguenti agli stimoli quotidiani.
Ad esempio, la percezione della scontistica nei prezzi dei beni offerti in vendita è evidentemente fuorviante. Se ci dicessero che un bene dal prezzo originario di venti euro è offerto a dieci euro in un negozio appena fuori città, in posizione leggermente più scomoda di quella dove si trova il negozio che frequentiamo abitualmente, è più probabile che ciò ci induca ad andare in quel negozio di quanto non sarebbe se venissimo a sapere che un bene dal prezzo di mille euro è lì proposto in sconto a novecentonovanta euro nello stesso esercizio commerciale.
Malgrado il risparmio sia sempre lo stesso (dieci euro) e quindi la convenienza sia identica, la nostra attenzione viene attratta dalla valutazione del vantaggio in termini percentuali (il 50% nella prima ipotesi, l’1% nella seconda), facendo apparire più allettante il primo sconto rispetto al secondo sebbene, in termini assoluti, il vantaggio sia lo stesso.
Processi simili avvengono in molte altre situazioni, ed è anche questa la ragione per la quale capita di acquistare beni di cui non abbiamo bisogno, oppure di impiegare le nostre risorse in modo non ottimale.
Come ampiamente dimostrato dal prof. Thaler e da altri studiosi, questo tipo di errori sono estremamente comuni nell’agire; tuttavia, (e forse questo è l’errore più evidente) quando agiamo siamo convinti di essere nel giusto e tendiamo ad escludere di esserci sbagliati anche quando ce ne vengono spiegate le ragioni.
Evidentemente, questi ragionamenti non devono e non possono indurre all’immobilismo. Si tratta invece di assumere quella consapevolezza che dovrebbe portare a valutare con prudenza alcune delle nostre scelte, individuali e collettive, e a rivedere i canoni di confronto con chi esprime un punto diverso dal nostro. Detto, infatti, che non ci si può bloccare per la paura dell’errore, è altrettanto saggio ponderare attentamente le scelte irreversibili e i processi che tendono ad accelerare le dinamiche valutazione – decisione – azione.
L’irreversibilità di alcune scelte è un tema centrale; nucleare o non nucleare, se e come realizzare una importante opera pubblica, aderire oppure non aderire a un determinato sistema monetario, valutare le alleanze politiche ed economiche in campo internazionale sono solo alcuni esempi di decisioni che hanno effetti tendenzialmente non reversibili, oppure che lo sono a prezzo di enormi sacrifici e con conseguenze serissime.
Analogamente, vale forse la pena di riflettere sui grandi consensi che riscuotono i meccanismi che fanno della velocità il grande tratto caratteristico. L’idea di riflettere prima di parlare o di agire, oppure di ritagliare per se stessi spazi di silenzio e tempi per metabolizzare gli stimoli e le suggestioni che continuamente vengono proposti sembrano appartenere a un passato da non rimpiangere. Eppure, pare evidente che maggiore è la velocità con la quale si parla e si fa, maggiore sarà la possibilità di dire e fare cose sbagliate.
Ovviamente, si diceva e si ripete, questo non può bloccare tutto e tutti all’infinito. Se, però, in certe circostanze, è necessario agire e farlo tempestivamente, sarebbe quanto meno opportuno che ciò avvenga con modalità che lascino spazio al dissenso e al confronto con chi non la pensa allo stesso modo e può farci notare dove sbagliamo. Non farlo, sarebbe il più grave degli errori.