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Ivano Maero, la passione per i formaggi

23 aprile 2022

Cuneo

Ivano Maero Ivano Maero, innamorato dei formaggi, è nato a Saluzzo il 7 settembre 1967 e vive a Brondello: “I miei genitori sono Anna Maria Arnaudo, casalinga e Remigio Maero. Fino al 1981 mio padre aveva una impresa edile. Dall’aprile 1981 a fine 1993, il ristorante. Dopo, un’azienda agricola”.  I suoi giochi da bambino?  A Brondello si giocava con poco, costruivamo le fionde con legno di nocciolo selvatico, o andavamo a cerca di nidi di uccelli in modo discreto, senza disturbare affinchè la mamma non abbandonasse i piccoli. Giocavo principalmente con mio fratello Emidio e mia sorella Debora. Quando era possibile andavamo con il babbo sui cantieri e ci divertivamo a raschiare le assi da muratore! Nella bella stagione, andavamo in bicicletta, mentre in inverno ci divertivamo sulla neve: i più fortunati con la slitta, gli altri con il classico sacco nero.  Le scuole?  Ho iniziato la prima elementare a Madonna delle Grazie a Brondello: una classe sola composta da quattro alunni dalla prima alla quinta. Dovevamo arrivare a scuola per accendere la stufa prima che arrivasse la maestra. La maestra era dolcissima. Verso la metà dell’anno scolastico per motivi di lavoro di mio papà ci siamo trasferiti a Saluzzo dove mi sono ritrovato in una realtà scolastica completamente diversa dalla precedente: una classe prima composta da 20 alunni. Ho finito la prima elementare a Saluzzo e poi a settembre sono tornato a Brondello dove ho frequentato nella scuola del paese tutte le elementari. Cosa sognava di fare da bambino?  Il lavoro di mio papà su pala cingolata, camion e trattori! E poi?  I miei hanno aperto il ristorante quando ho finito la terza media ovvero nel 1981, e io ci ho sempre lavorato fin da subito. Che lavori ha fatto e che lavori fa oggi? Ho sempre lavorato nel ristorante occupandomi della sala con tanta passione e con un occhio di riguardo ai vini e ai formaggi, che amo da sempre. Mi impegno costantemente per dare ai miei ospiti ciò che io vorrei ricevere quando mi trovo al loro posto. La sua grande passione per i formaggi da dove nasce e quando? Nasce all’inizio degli anni Novanta quando con un tagliere di formaggi notavo l’evidente soddisfazione nei commensali. Dal 1993 sono un “Locale del buon formaggio di Slow Food” e da lì è iniziato il mio percorso. Nel 2002 con una comunicazione per partecipare alle selezioni del concorso ‘Caseus’ rivolto al miglior carrello dei formaggi d’Italia a Maratea parte la mia vera avventura. Vengo selezionato per la finale, partecipo e mi classifico al secondo posto, così come nel 2003 e nel 2004. Nel 2005 non selezionato mi reco al concorso come spettatore per osservare al meglio le dinamiche e farne tesoro.  Nel 2006 vengo nuovamente selezionato e vinco il Premio Caseus nazionale a Roma e ottengo di diritto la partecipazione all’International Caseus Award di Lione nel 2007 dove mi sono aggiudicato il Bronzo assoluto e il titolo di campione del mondo di taglio.  Ho sempre e comunque continuato a dedicarmi alla selezione, alla stagionatura e all’affinamento dei miei formaggi sino a dare vita ad un nuovo brand (chiamato “L’emozione prende forma”). Un sogno nel cassetto che finalmente sono riuscito a realizzare, grazie anche all’apporto determinante della mia compagna Cinzia! Lei insegna e ha anche tenuto corsi: come vede i giovani d’oggi?  Saltuariamente ho collaborato con l’Agenform per interventi a dei convegni o alle lezioni della scuola casearia di Moretta circa l’importanza e il ruolo del formaggio nella ristorazione. Vedo nei giovani d’oggi interesse e tanta voglia di mettersi in gioco e me ne compiaccio. I giovani d’oggi sono il futuro di domani, se sono propositivi e intraprendenti è sicuramente una buona cosa! Il segreto per fare un buon formaggio? Io non sono un produttore, ma un trasformatore. Credo comunque che sia fondamentale partire da un ottimo latte che indubbiamente ha origine dalla selezione degli animali, dalla loro buona alimentazione e dal raggiungimento del loro benessere. Un animale che sta bene dà ottimo latte. La fatica più grande? Quando si fa un lavoro che si ama, con passione, la fatica è minima, ma se proprio devo indicarne una è quella di trovare produttori motivati e che credano in quello che fanno. La soddisfazione più grande? Essere riuscito in quello che credevo, far gustare i miei formaggi a palati competenti! La sua famiglia? Ho due figli: Enrico e Roberta. Lui agrotecnico e lei estetista. Enrico non mangia nessun tipo di formaggio, mentre Roberta al riguardo qualche soddisfazione me la dà! Mentre la mia compagna Cinzia mi sopporta e mi supporta! Il mondo di oggi le piace? Domanda importante: preferivo il mondo di quando ero ragazzo, con meno cattiverie e più semplicità. Cosa è importante per lei? La famiglia: i miei genitori sempre al mio fianco nel sostenermi, le soddisfazioni dei miei figli e la presenza di mio fratello e mia sorella.
Formaggi Chiara porta San loreno martirem San Lorenzo di Fossano