cuneo

312 giorni per un esame osseo in ospedale a Cuneo

22 aprile 2022

Cuneo

Cuneo - Si rimane in attesa quasi un anno a Cuneo per una densitometria ossea, l’esame per diagnosticare patologie come l’osteoporosi: ci vogliono esattamente 312 giorni e a dicembre, ma si era nel cuore della quarta ondata della pandemia, era ancora peggio l’attesa superava l’anno. 203 sono i giorni di attesa per una visita algologica, ma un anno fa bastavano 20 giorni; 192 giorni per un’asportazione chirurgica di lesione di tessuto cutaneo; 184 giorni per una visita ematologica, ma un anno fa ce ne volevano 105 in meno; 183 giorni per una colonscopia (un anno fa era ancora peggio 220); 179 giorni, cioè sei mesi, per un’ecodopller ma un anno fa bastavano due mesi. Sono i dati ufficiali dei tempi di attesa all’Ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo, mo- nitorati dalla Regione ogni mese e aggiornati ad aprile 2022. Indicano l’attesa per avere una prestazione ambulatoriale per pazienti esterni all’ospedale, non gli esami e le visite per i ricoverati quindi ma per i cittadini utenti del servizio sanitario. Una lunga lista di esami e di visite dove si registrano i tempi più lunghi per avere una prestazione della radiologia e della medicina nucleare. Segue una serie di visite di varie specializzazioni che impongono comunque mesi di attesa. Ci sono situazioni che già erano complicate che sono molto peggiorate nel corso dell’ultima ondata pandemica e che dunque allungano tempi di attesa.  Per un holter si è passati dagli 11 ai 49 giorni di attesa, per una visita diabetologica dagli 8 ai 56 giorni, per una visita ematologica dai 79 ai 184 giorni, per una spirometria, il primo esame di valutazione della funzione polmonare, dai 7 giorni di attesa di un anno fa ora si rimane in coda per 101 giorni, così come per la prima broncodinamica dai 7 agli 81 giorni. E così per la visita gastroenterologica dai 23 ai 113 giorni, per un’ecografia ginecologica dai 34 ai 122 giorni, per una scintigrafia renale dai 5 ai 91 giorni e poi le visite oculistiche dai 21 ai 161 giorni, una visita ortopedica dai 22 ai 127 giorni, un’ecografia mammaria dai 18 ai 98 giorni per non parlare delle risonanze magnetiche per cui bisogna attendere non meno di 164 fino ai 177 giorni a seconda della tipologia. Per una tac completa dell’addome si attende 171 giorni. Non tutti i tempi di attesa di sono allungati perché le cose sono migliorate in diverse settori: un’ecografia dell’addome completa si ferma ora a 113 giorni contro i 172 di un anno da e un Oct oculistica ha dimezzato i tempi di attesa da 214 giorni a 108. Sono rientrate nelle tre settimane di attesa le visite pneumologica e endrocrinologiche per cui bisognava aspettare oltre gli ottanta giorni, così come la visita pediatrica endocrinologica da 75 giorni di attesa è passata i 22. Poi ci sono risposte immediate e senza tempi di attesa con prenotazione e visita nel giro di uno, due o tre gioni: in 24 ore dalla richiesta si procede per l’ecografia ostetrica, per la visita senologica, per la broncoscopia, in 48 ore per le visite oncologiche, e una visita cardiologica, in tre giorni per la prima visita radioterapica. I fondi della Regione Giovedì 14 aprile la giunta regionale ha approvato la ripartizione delle risorse economiche alle aziende sanitarie regionali per il recupero delle liste d’attesa. In totale 36,8 milioni di euro in più (e non i 50 milioni annunciati qualche settimana fa da Cirio e Icardi), di cui oltre tre alla sola Asl Città di Torino per il potenziamento del Cup (Centro unico di prenotazione) regionale. Circa un quarto dei fondi potrà essere usato per avvalersi di prestazione da strutture private. Per quanto riguarda l’area cuneese, all’Asl Cn1 sono assegnati oltre 3,5 milioni (circa un decimo del totale regionale), divisi in 51.209 per le prime visite oncologiche, 1.655.765 per visite e prestazioni di controllo, 1.530.935 per interventi chirugici programmati dunque per i ricoveri, e 266.571 per prestazioni di screening. All’Asl Cn2 vanno 1.479.150 e altri 90.018 euro per gli screening all’Aso Santa Croce che si accorderà con le due Asl provinciali per le quote su altre visite e ricoveri.  Tutte le visite, le prestazioni e gli interventi slittati nei due anni di pandemia dovranno essere recuperati prima della fine dell’anno. Entro giugno andrà recuperato il 30% delle liste d’attesa sulle prestazioni ambulatoriali di primo accesso, ed entro settembre il sistema dovrà essere in grado di prendere in carico tutte le prescrizioni di primo accesso previste dal piano nazionale. Nell’annunciare il riparto dei fondi assegnati dall’assessorato regionale alla sanità è stato anche specificato che “entro il 31 maggio le strutture private accreditate, che erogano prestazioni per conto e a carico del servizio sanitario regionale, dovranno rendere disponibile nel sistema Cup regionale il 100 per cento delle agende destinate alla prenotazione delle prime visite e altre prestazioni di primo accesso”.  Ma a non essere d’accordo sono gli stessi privati che avevano garantito solo il 30% delle disponibilità. Il problema personale Il problema rimane quello del personale che manca in tutta la sanità piemontese, dai medici agli oss, e a cui per ora la Regione non solo non ha dato risposte ma con i nuovi tagli richiesti ha messo le aziende sanitarie locali, Aso e Asl, in seria difficoltà. Per questo da tempi i sindacati chiedono alla Regione Piemonte di rifarsi al Decreto Calabria che permette di superare i tetti di spesa del 10% e garantire la stabilizzazione di tutto il personale precario e dare così respiro e continuità ai servizi per i cittadini che ora sono sempre più a rischio. Ma per ora l’assessorato, che è alle prese con i conti e con un sempre più vicino commissariamento, non lascia porte aperte, nonostante il protocollo d’intesa firmato il 16 novembre scorso in cui Icardi si era impegnato a stabilizzare i precari almeno fino alla fine del 2022. Sono 5.700 i precari in Piemonte fra infermieri, oss e personale sociosanitario il cui contratto scade il 30 giugno, ma in base alle norme e ai requisiti imposti dall’assessorato alla sanità di Icardi solo 1.136 possono essere stabilizzati perché hanno maturato almeno 18 mesi di servizio.  Eppure senza quei 5.700 la sanità piemontese è al palo per molti servizi, senza neppure pensare al recupero delle liste di attesa che è drammatica e comune a tutto il territorio piemontese.  Per questo giovedì 21 aprile la sanità piemontese torna a protestare con un presidio davanti alla sede del Consiglio regionale del Piemonte a Torino. I sindacati uniti i Fp di Cgil, Cisl e Uil, insieme ai vertici regionali di Nursing Up, Fials e Fsi, lanciano una mobilitazione unitaria chiedendo alla Regione a stabilizzare tutto il personale sanitario precario assunto con contratti a tempo determinato per fronteggiare l’emergenza Covid.
Personale Sindacato Sanità Code Liste di attesa