cronaca
In fuga dall’Ucraina trovano casa a Rosbella
17 aprile 2022
Cuneo
“C’era anche la nostra associazione, Sentieri di pace, tra i componenti della carovana che solo pochi giorni fa è arrivata a Leopoli dall’Italia grazie al coordinamento dell’associazione Papa Giovanni XXIII”, ci racconta Giorgio Falco passeggiando tra le case di Rosbella, piccola frazione montana a pochi chilometri da Boves. E per questa ragione Giorgio, infermiere professionale e sua moglie Elisa Dani, attrice, da pochi giorni hanno dei nuovi vicini di casa provenienti dall’Ucraina in guerra.
Sentieri di pace è nata nel 2004 e ha la sede proprio tra i boschi di castagno ai piedi della Bisalta. Tra i suoi scopi statutari spicca quello della promozione della non violenza da perseguire per mezzo di alcune iniziative, tra cui l’accoglienza di chi necessita di una casa in cui vivere: in questo caso, un locale ristrutturato collocato di fianco alla chiesa della borgata che negli ultimi anni ha ospitato dapprima una donna originaria di Torino e, successivamente, una famiglia di siriani giunti in Italia grazie ai corridoi umanitari. “Soprattutto in seguito a quest’ultima esperienza - ci dice Giorgio - l’associazione ha potuto ampliare la sua visione e, di conseguenza, il numero dei propri membri che, grazie a un lavoro diffuso sul territorio, può oggi farsi carico di progetti più impegnativi e di lungo periodo”.
Poco dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, Sentieri di pace ha deciso di mettersi in moto per avviare una nuova accoglienza nella casa di Rosbella, decidendo così di prendere parte al viaggio della carovana della pace e portare in Italia - grazie a molte altre realtà del terzo settore - alcune persone in fuga dal conflitto. “A Leopoli il punto di ritrovo per le persone che intendono lasciare il paese è attualmente la stazione ferroviaria, un punto di raccolta in cui si trovano anche alcune tende dell’Unhcr che hanno lo scopo di fornire almeno un minimo di riparo a chi aspetta di partire. I nostri referenti laggiù - prosegue Giorgio - sono stati tre volontari dell’Operazione Colomba gestita dalla Papa Giovanni XXIII, il cui compito era quello di organizzare in sicurezza l’espatrio dei profughi verso i vari Paesi europei disposti ad accoglierli”.
Il viaggio di ritorno, fatto su un automezzo messo a disposizione dalla Papa Giovanni, è durato poco meno di 20 ore e ha permesso a Olena, 33 anni, ai suoi due figli (Yarik di 8 e Rostic di 2) e a Svetlana, 46 di arrivare tra i boschi di Rosbella, dove per un po’ di tempo potranno cercare di dimenticare ciò che si sono lasciati alle spalle.
“Siamo tutti originari di Rubezhnoe, una cittadina della regione di Luhansk (nel Donbass), un territorio che da anni vive una situazione molto difficile e che in queste ultime settimane si è aggravata drammaticamente per i suoi abitanti», mi dice Olena, ex agente di commercio, seduta di fianco a Svetlana nel piccolo giardino della loro nuova abitazione, mentre i due figli giocano a palla. “Siamo scappati da casa nostra, di cui ora non resta niente dopo i bombardamenti, intorno alla metà di marzo, e ci siamo diretti prima a Dnipro e, agli inizi di aprile, dopo un viaggio in pullman che sembrava eterno, siamo arrivati a Leopoli. Qui ci siamo messi ad aspettare come moltissime altre persone nelle nostre condizioni, nella speranza di lasciare il paese e di metterci in salvo”. Svetlana, che in Ucraina faceva l’infermiera e non parla quasi nessuna parola di inglese, annuisce durante la conversazione guardando la cognata Olena che le traduce alcuni passaggi della nostra conversazione. “Quando ci trovavamo a Dnipro ci avevano inizialmente proposto di andare in Norvegia, ma era un viaggio davvero troppo lungo soprattutto per i miei due bambini. Restare là era però pericoloso e ci siamo quindi diretti a Leopoli. A quel punto ci hanno prospettato la possibilità di venire in Italia, ma per noi era fondamentale restare uniti anche nel lasciare il nostro paese. Questo ha comportato un’attesa un po’ più lunga nella città vicina al confine polacco, fin quando ci è stato finalmente detto che avremmo potuto raggiungere Cuneo tutti insieme”.
Come la stragrande maggioranza delle persone in fuga dall’Ucraina presenti da qualche settimana sui nostri territori, anche Olena, Svetlana e i due bambini sono partiti senza uomini al seguito. “I nostri due mariti sono rimasti a Dnipro e ora stanno cercando un lavoro e una casa, ma riusciamo a sentirli tutti i giorni grazie a Internet e ai social: ci mancano incredibilmente” bisbiglia Olena guardando la cognata.
Il silenzio di Rosbella e dei suoi boschi assolati è interrotto di tanto in tanto dal vociare divertito di Yarik e Rostik e dalla nostra chiacchierata. “Qui abbiamo trovato delle persone speciali che ci fanno sentire in una grande famiglia, e speriamo davvero tanto che i nostri mariti riescano in qualche modo a raggiungerci. Il nostro desiderio in questo momento è imparare il prima possibile l’italiano (le cui lezioni sono tenute da alcuni volontari) e, se possibile, trovare un lavoro e mandare i nostri bimbi a scuola”, conclude Olena.