cuneo
La campagna elettorale non è uno scontro ma una “semina”
16 aprile 2022
Cuneo
I vari schieramenti politici cittadini stanno ormai definendo candidati, alleanze e strategie in vista delle prossime elezioni che si terranno, come noto, nel mese di giugno.
La competizione, dunque, è cominciata e l’auspicio è che possa essere un momento di confronto costruttivo o, quanto meno, non così acceso da rendere troppo complicato il dialogo tra chi risulterà vincitore nella prossima tornata elettorale e chi si siederà tra i banchi della minoranza consiliare.
Si dovrebbe trovare il modo di rinnovare le logiche della dialettica politica e di rivedere alcune modalità di comunicazione e di relazione. Se davvero si vuole fare in modo che la politica abbia autenticamente in mano il governo della cosa pubblica, allora è necessario che alcune categorie economiche non vengano applicate al dibattito in ambito politico.
Da troppo tempo, infatti, la comunicazione assomiglia al marketing inteso nella sua accezione meno nobile. Gli “spot elettorali” in molti casi hanno perso la loro connotazione di veicolo di comunicazione di contenuti politici per diventare semplicemente spot. Questi messaggi sono spesso caratterizzati da modalità che fanno leva su emozioni e personalismi, oppure assomigliano a chiamate alle armi contro nemici dei quali non si può fare a meno anche per mascherare, talvolta, una macroscopica povertà di idee e proposte.
La comunicazione pubblicitaria “emozionale”, fatta di suggestioni, mal si adatta a un dialogo serio sulle scelte piccole e grandi che la nostra comunità cittadina dovrà compiere nei prossimi mesi o anni. Purtroppo, invece, il dibattito politico qualche volta si è appiattito sulle tecniche meno lodevoli suggerite da un certo mondo dei servizi di consulenza strategica ai grandi gestori dei social network. Chi deve vendere spazi pubblicitari in internet, infatti, sa molto bene che l’obbiettivo è ottenere l’attenzione e il tempo dei potenziali clienti. Lo scopo è quindi quello di fare in modo che il navigatore del web venga colpito da una notizia, da una immagine o da una conversazione, così da catturarne l’attenzione e la permanenza sul sito o sul social; a questo punto compariranno messaggi pubblicitari a volte personalizzati e indirizzati all’utente stesso grazie alla conoscenza del “profilo” di quest’ultimo.
Purtroppo, per qualche oscura ragione, la nostra attenzione pare irresistibilmente attratta dalle notizie eclatanti (non importa se vere o false) e dalle discussioni accese, meglio ancora se violente. Per qualche strano motivo, osservano gli esperti, anche per strada tendiamo a prestare più attenzione se due sconosciuti si mettono a litigare ad alta voce di quanto non faremmo passando vicino a due persone che dialogano con toni pacati. Per ragioni ancora meno comprensibili, pare che la nostra mente sia avida di frottole; si dice che le bugie nel web, le cosiddette fake news, siano lette in una misura sette volte superiore rispetto alle notizie autentiche. La verità è molto spesso banale, poco accattivante e non si presta a essere utilizzata per fantasticare o per immaginare improbabili complotti dietro ogni angolo.
Tra i desideri che possono essere espressi rispetto alla campagna elettorale che si accinge a entrare nel vivo c’è anche quello che la politica sappia prendere le distanze da questo sottobosco di modalità di comunicazione che già tanti danni ha provocato al tessuto economico e sociale.
Un primo, piccolo, passo in questa direzione potrebbe proprio consistere nel ripensare ad alcune categorie del linguaggio e ai significati delle parole che vengono usate. L’espressione “campagna elettorale” richiama, infatti, l’idea della “campagna militare”, e quindi la tragedia della guerra e dei conflitti armati.
Sarebbe bello, invece, cominciare a utilizzare questa espressione in un modo nuovo, valorizzando il richiamo alla campagna, vale a dire quell’ambiente naturale e agricolo dove si semina, spesso in silenzio, e poi si dà il tempo al seme di crescere e di portare il proprio frutto.
La politica autentica dovrebbe avere molto a che fare con l’attività del seminatore e questa campagna elettorale potrebbe essere un’occasione preziosa per riscoprire la ricchezza e la generatività del confronto tra chi ha davvero a cuore il bene della comunità.