cultura

Come si difendono i popoli aggrediti?

10 aprile 2022

Cuneo

Si è conclusa da poche ore la missione per la pace dall’Italia a Leopoli, nell’Ucraina devastata dalla guerra. Abbiamo raccolto la testimonianza di Ivana Borsotto, presidente della Focsiv (Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario). Di cosa si è trattato e quali realtà ha coinvolto? “#stopthewarnow è un’azione non violenta, di pace: siamo felici di aver fatto parte, come Focsiv, del gruppo promotore di quest’iniziativa, organizzata con la regia dell’associazione Papa Giovanni XXIII per esprimere solidarietà al popolo ucraino e condannare la guerra, dando forza al dialogo e alla diplomazia dal basso. L’idea è nata meno di 3 settimane fa, ma ha subito raccolto oltre un centinaio di adesioni di associazioni della società civile impegnate nella cooperazione allo sviluppo, nelle politiche sociali, nel volontariato, nella solidarietà internazionale e nella costruzione della pace in tante parti del mondo. I numeri sono significativi: alla carovana hanno partecipato 221 volontari su 66 veicoli autofinanziati partiti da tutt’Italia. Un popolo dalle mille sensibilità, per cui la diversità e il confronto sono un elemento di forza e di autorevolezza. ‘La pace attende i suoi artefici’ e non possiamo disattenderla, limitandoci a essere semplici spettatori delle tragiche immagini che giungono da poche migliaia di chilometri da noi. Non possiamo voltarci dall’altra parte e stare con le mani in mano: gli astratti appelli alla pace, le più sofisticate analisi geopolitiche, le più nobili bandiere o la più pragmatica realpolitik non bastano. Abbiamo quindi sentito il dovere di fare la nostra parte in prima persona, confortati e assistiti dalla presenza dell’arcivescovo di Bari Giuseppe Satriano, segretario della commissione CEI per l’evangelizzazione dei popoli. La carovana doveva arricchirsi di qualche nome rappresentativo del mondo politico e delle istituzioni ma il ministero degli Esteri – per ragioni di sicurezza che hanno un loro fondamento – ne ha sconsigliato la partecipazione”. Qual era lo scopo?  “L’obiettivo era testimoniare pace e fratellanza con la nostra presenza personale in Ucraina; ma anche esprimere solidarietà dell’Italia e dell’Europa. Abbiamo trasportato e distribuito 32 tonnellate di beni di prima necessità, incontrato organizzazioni della società civile e le autorità cittadine, civili e religiose, accompagnato in Italia donne, bambini e le persone più colpite dalla guerra”.  Che situazione avete trovato a Leopoli? Avevate contatti con realtà simili alle vostre? “Leopoli è stata solo marginalmente colpita dalla ferocia degli attacchi dell’esercito russo, ma vive comunque in stato di allerta. La popolazione e le sue istituzioni hanno reagito con grande senso di cittadinanza e un’efficace organizzazione. Anche per questo una città di 725mila abitanti ha saputo accogliere oltre 200mila persone sfollate da altre zone del Paese: la stazione ferroviaria, le scuole, le palestre e i conventi sono diventati luoghi di rifugio. Dista 70 km dal confine con la Polonia, il che ne fa un nodo strategico per chi abbandona le zone di guerra. Abbiamo incontrato il delegato del sindaco Andrij Sedov, le rappresentanze diplomatiche e il vescovo greco-cattolico, che hanno apprezzato la nostra presenza, oltre a intrecciare rapporti di collaborazione con la Caritas ucraina e la Ukrainian Education Platform, che lavorano per il soccorso di chi fugge. Alcune persone ci hanno detto che vogliono la pace ma non la resa, che non intendono rinunciare all’integrità territoriale del loro Paese, ricordandoci che Ucraina è Europa e che è difficile essere pacifisti sotto le bombe. Personalmente credo che su queste parole dobbiamo meditare. La domanda è sempre la stessa, anche se ogni volta la poniamo in nuovi contesti: come si difendono i popoli aggrediti?”. Quanto ha inciso l’iniziativa su ciò che sta accadendo? “Siamo una goccia nel mare, forse quella goccia che scava la pietra. Certamente non siamo presuntuosi: ben altre sono le forze che hanno deciso l’invasione e la guerra e possono costruire la pace con negoziati veri, corridoi umanitari, il cessate il fuoco e il ritiro delle armi russe dall’Ucraina. In questo senso stiamo pensando a una nuova iniziativa per testimoniare la vicinanza alla società civile russa contraria a questa guerra. Ci piace però pensare di essere un seme di speranza: con la nostra solidarietà 300 donne, bambini e disabili ucraini hanno potuto sottrarsi al conflitto raggiungendo l’Italia. Con il pulmino partito da Fossano – organizzato dall’associazione Sapori Reclusi e Focsiv – abbiamo accompagnato a Trento una bimba di 7 anni con mamma, zia e nonna. L’accoglienza ricevuta ha fatto tornare i sorrisi sui loro volti, ed è valsa la pena fare il viaggio anche solo per questo; siamo fiduciosi che il nostro governo e l’Europa vorranno essere protagonisti e sostenere questo lavoro. Anche in questa prospettiva, stiamo realizzando con Aoi, Cini e Link 2007 la campagna 070, che chiede al governo e al Parlamento italiani di rispettare l’impegno assunto anni fa in sede Onu di dedicare entro il 2030 lo 0,70% del nostro Pil alla cooperazione internazionale allo sviluppo, anticipando il traguardo da cui siamo ancora ben lontani e applicando così la Legge 125/2014 che la riconosce come parte integrante e qualificante della politica estera dell’Italia. Tuttavia, ancor di più oggi, non dobbiamo scordare i conflitti che continuano a insanguinare il mondo, dall’Etiopia allo Yemen, dal Sud Sudan al Nagorno Karabakh, dalla Palestina alla Birmania, dal Sahel alla Siria, alla Libia al Mediterraneo. Perciò voglio ricordare Campagna Medio Oriente lanciata in questi giorni da Focsiv con Caritas italiana, che sostiene progetti di formazione e lavoro per i giovani in Siria come in Iraq, in Libano e in Giordania: giovani che ne sono il futuro. Come ci indica papa Francesco, “occorrono percorsi di pace che conducano a rimarginare le ferite, c’è bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia”.
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