cuneo
La pandemia ha sconvolto le nostre vite: molte persone non ci sono più, abbiamo rivisto le abitudini e fatto i conti con diverse novità. La classe 5ª A della scuola elementare “Andrea Fiore” riflette sui temi più importanti di questi anni.
Le emozioni non espresse sono come un lungo filo di lana tutto ingarbugliato: è facile si mescolino tutte. Quali sono state più difficili da gestire, quando eri in quarantena?
Tommaso S: La tristezza per non venire a scuola e vedere i miei amici; allora, li chiamavo sul cellulare o giocavamo ai videogiochi, sentendoci in cuffia.
Marianna C: La noia di stare in casa senza fare niente.
Nicola: La noia: dopo una settimana in dad, ero già stufo.
Talete: La paura appena il virus è arrivato in Italia.
Arianna: Ero felice: mamma era a casa e potevo giocare con lei.
Gabriele C: Mi sono sentito solo e avevo paura per la situazione nuova.
Leni: Ero triste: i miei genitori sono separati, ho fatto la quarantena da mamma e papà lo vedevo solo in videochiamata.
Marianna V: Ho patito la prima ondata, quando ho capito che non tornavamo in classe ma, poi, abbiamo preso un cane e ho dedicato a lui il mio tempo.
Gianluca: Io invece ho patito di più la seconda: c’erano state alcune riaperture, ma non avevano retto molto e mi sentivo illuso e annoiato.
Jacopo: Ogni tanto, avevo un senso d’impotenza per non poter cambiare la situazione.
Amalia: Quando mi sentivo sola, provavo a stare con il gatto o chiamavo le mie cugine. Tutti abbiamo avuto paura, anche i grandi che dovevano spiegarci le cose con il rischio di farci venire più ansia.
Tommaso R: La solitudine: non parlavo mai con gli amici e la noia era tanta. Spesso, cercavo cose nuove da fare ma alla fine mi stufavo e accarezzavo il cane o il gatto.
Simone: Io, invece, non mi sono sentito solo. Stavo sempre in camera con i videogiochi e sentivo i miei amici, mentre mamma e papà non li vedevo mai.
Racconta: hai un ricordo nero legato al Coronavirus?
Amalia: Quando una mia cugina ha preso il Covid finendo in ospedale.
Arianna: In lockdown, non potevo vedere mio padre, che era in Svizzera e lo sentivo solo con le videochiamate. Inoltre, la mia maestra preferita ha smesso di lavorare qui.
Lorenzo G: Quando non ho potuto passare Natale e Capodanno con i miei amici della Liguria.
Marianna C: Il giorno del mio compleanno è morta mia nonna di Covid ed è stato molto difficile.
Marianna V: Mi sono spaventata quando mio padre si è ammalato di Covid.
Lorenzo C: Quando mio nonno è andato in ospedale per l’anca ma, dopo l’operazione, è diventato positivo. Mi è dispiaciuto che nonna non poteva andare a trovarlo, ma doveva salutarlo dalla finestra.
Talete: Prima della pandemia, mio fratello ha avuto la febbre e quando ho sentito che il Covid era arrivato in Italia, mi sono spaventato: pensavo l’avesse preso.
Leni: Anch’io ho avuto il Covid; ho fatto una quarantena lunghissima, mi annoiavo molto e temevo di contagiare papà, che ha problemi cardiaci.
Gabriele C: Per il compleanno avevo promesso a papà un bel regalo ma con la quarantena non ho potuto prenderglielo. Poi, è mancata la mia prozia e mi è dispiaciuto molto.
Nicola: Quando ho visto la vicina tornare a casa da sola con la spesa e stava piangendo. Sono sceso, ho sentito che arrivava l’ambulanza e ho capito che il marito era morto.
Tommaso R: Mia sorella ha avuto il Covid e non potevo giocare con lei o starle vicino e poi è morto il mio gatto.
Lorenzo C: Anche il mio gatto è morto, ma davanti a me e ora ho quest’immagine impressa.
Il 9 marzo 2020, in Italia, è iniziato il primo lockdown. Il tempo si è fermato, le strade erano deserte, ma piene di paura. Dopo due anni, cos’è per te la libertà?
Luca: Girare senza mascherina e andare nei negozi, ma quando eravamo in quarantena già solo poter uscire dava l’idea di libertà.
Arianna: Se, oggi, penso alla libertà mi viene in mente il pass. Ok che c’è il vaccino, ma dovrebbe essere una libera scelta, non un obbligo. C’è chi teme il green pass per la privacy, perché non è più libero: una cliente di mia madre le ha detto di avere il pass ma non ha voluto mostrarglielo per privacy
Amalia: No, invece è giusto che ci sia: capisco che alcuni abbiano dubbi o paura degli aghi, ma così non ne usciamo.
Talete: Dovremmo essere liberi di decidere se vaccinarci, ma poi anche assumerci le conseguenze. I novax si lamentano che si muore per il vaccino, ma se ti informi vedi che la maggior parte della gente che muore non è vaccinata.
Lorenzo C: Dovrebbe essere una scelta, non un obbligo. Il pass toglie la libertà: non si possono fare un sacco di cose, è limitante.
Gianluca: Non sono vaccinato e vorrei almeno fosse valido il pass dei tamponi. Non è giusto essere esclusi dalla vita sociale perché non si è vaccinati e, già ora, non posso mangiare nei locali con la mia famiglia. Ognuno deve tutelare la propria singola libertà e questo non è egoismo.
Leni: Non dici il vero. Se non indossi la mascherina, metti a rischio le persone che ti sono accanto. Per ora, è giusto che le persone possano scegliere se vaccinarsi ma se la situazione peggiorerà sarebbe meglio l’obbligo per tutti.
Marianna V: C’è gente che, per non rinunciare alla libertà di entrare nei locali, si fa prestare il pass. A Boves, ho visto un gruppo di quattro persone che si passavano un unico pass per entrare nel bar.
Tommaso S: Il vaccino ci tutela e non fa male, come invece alcuni pensano, e solo così potremo uscirne. Le persone non dovrebbero poter protestare: non capiscono che cosi favoriscono la diffusione dei virus.
Gabriele C: No, non è giusto: bisogna rispettare l’opinione anche di chi ha paura, che però non deve entrare nei locali, sia chiaro.
Gabriele P: Sì, invece, l’obbligo vaccinale è giusto. È vero che i no-vax dovrebbero avere libertà di scelta, ma mettono in pericolo anche tutti gli altri.
Lorenzo G: Credo sia giusto l’obbligo vaccinale e andrebbe esteso fino ai sei anni per permettere a tutti di entrare nei locali.
Tommaso R: Estendere l’obbligo vaccinale significa evitare discriminazioni: è brutto che un no-vax non possa entrare in un bar con i suoi amici.
Spesso, sui balconi, c’erano striscioni e cori di persone che dicevano: “Ce la faremo. Ne usciremo migliori”. È vero?
Tommaso S: No, nulla è andato bene e non ne usciamo migliori: le persone pensano di più a se stesse.
Gabriele C: Sono d’accordo, non ne siamo usciti migliori, ma più egoisti.
Lorenzo G: Il Covid sta sparendo e noi ne stiamo uscendo da persone migliori.
Leni: Siamo migliori perché, ora, ci laviamo le mani, ma per il resto non siamo cambiati. “Andrà tutto bene” lo dicevano per non scoraggiare le persone davanti alla novità del virus e, per me, andrà bene, ma non è ancora una storia finita.
La pandemia vista dalla 5ª A della scuola “Andrea Fiore”
08 aprile 2022
Cuneo
La pandemia ha sconvolto le nostre vite: molte persone non ci sono più, abbiamo rivisto le abitudini e fatto i conti con diverse novità. La classe 5ª A della scuola elementare “Andrea Fiore” riflette sui temi più importanti di questi anni.
Le emozioni non espresse sono come un lungo filo di lana tutto ingarbugliato: è facile si mescolino tutte. Quali sono state più difficili da gestire, quando eri in quarantena?
Tommaso S: La tristezza per non venire a scuola e vedere i miei amici; allora, li chiamavo sul cellulare o giocavamo ai videogiochi, sentendoci in cuffia.
Marianna C: La noia di stare in casa senza fare niente.
Nicola: La noia: dopo una settimana in dad, ero già stufo.
Talete: La paura appena il virus è arrivato in Italia.
Arianna: Ero felice: mamma era a casa e potevo giocare con lei.
Gabriele C: Mi sono sentito solo e avevo paura per la situazione nuova.
Leni: Ero triste: i miei genitori sono separati, ho fatto la quarantena da mamma e papà lo vedevo solo in videochiamata.
Marianna V: Ho patito la prima ondata, quando ho capito che non tornavamo in classe ma, poi, abbiamo preso un cane e ho dedicato a lui il mio tempo.
Gianluca: Io invece ho patito di più la seconda: c’erano state alcune riaperture, ma non avevano retto molto e mi sentivo illuso e annoiato.
Jacopo: Ogni tanto, avevo un senso d’impotenza per non poter cambiare la situazione.
Amalia: Quando mi sentivo sola, provavo a stare con il gatto o chiamavo le mie cugine. Tutti abbiamo avuto paura, anche i grandi che dovevano spiegarci le cose con il rischio di farci venire più ansia.
Tommaso R: La solitudine: non parlavo mai con gli amici e la noia era tanta. Spesso, cercavo cose nuove da fare ma alla fine mi stufavo e accarezzavo il cane o il gatto.
Simone: Io, invece, non mi sono sentito solo. Stavo sempre in camera con i videogiochi e sentivo i miei amici, mentre mamma e papà non li vedevo mai.
Racconta: hai un ricordo nero legato al Coronavirus?
Amalia: Quando una mia cugina ha preso il Covid finendo in ospedale.
Arianna: In lockdown, non potevo vedere mio padre, che era in Svizzera e lo sentivo solo con le videochiamate. Inoltre, la mia maestra preferita ha smesso di lavorare qui.
Lorenzo G: Quando non ho potuto passare Natale e Capodanno con i miei amici della Liguria.
Marianna C: Il giorno del mio compleanno è morta mia nonna di Covid ed è stato molto difficile.
Marianna V: Mi sono spaventata quando mio padre si è ammalato di Covid.
Lorenzo C: Quando mio nonno è andato in ospedale per l’anca ma, dopo l’operazione, è diventato positivo. Mi è dispiaciuto che nonna non poteva andare a trovarlo, ma doveva salutarlo dalla finestra.
Talete: Prima della pandemia, mio fratello ha avuto la febbre e quando ho sentito che il Covid era arrivato in Italia, mi sono spaventato: pensavo l’avesse preso.
Leni: Anch’io ho avuto il Covid; ho fatto una quarantena lunghissima, mi annoiavo molto e temevo di contagiare papà, che ha problemi cardiaci.
Gabriele C: Per il compleanno avevo promesso a papà un bel regalo ma con la quarantena non ho potuto prenderglielo. Poi, è mancata la mia prozia e mi è dispiaciuto molto.
Nicola: Quando ho visto la vicina tornare a casa da sola con la spesa e stava piangendo. Sono sceso, ho sentito che arrivava l’ambulanza e ho capito che il marito era morto.
Tommaso R: Mia sorella ha avuto il Covid e non potevo giocare con lei o starle vicino e poi è morto il mio gatto.
Lorenzo C: Anche il mio gatto è morto, ma davanti a me e ora ho quest’immagine impressa.
Il 9 marzo 2020, in Italia, è iniziato il primo lockdown. Il tempo si è fermato, le strade erano deserte, ma piene di paura. Dopo due anni, cos’è per te la libertà?
Luca: Girare senza mascherina e andare nei negozi, ma quando eravamo in quarantena già solo poter uscire dava l’idea di libertà.
Arianna: Se, oggi, penso alla libertà mi viene in mente il pass. Ok che c’è il vaccino, ma dovrebbe essere una libera scelta, non un obbligo. C’è chi teme il green pass per la privacy, perché non è più libero: una cliente di mia madre le ha detto di avere il pass ma non ha voluto mostrarglielo per privacy
Amalia: No, invece è giusto che ci sia: capisco che alcuni abbiano dubbi o paura degli aghi, ma così non ne usciamo.
Talete: Dovremmo essere liberi di decidere se vaccinarci, ma poi anche assumerci le conseguenze. I novax si lamentano che si muore per il vaccino, ma se ti informi vedi che la maggior parte della gente che muore non è vaccinata.
Lorenzo C: Dovrebbe essere una scelta, non un obbligo. Il pass toglie la libertà: non si possono fare un sacco di cose, è limitante.
Gianluca: Non sono vaccinato e vorrei almeno fosse valido il pass dei tamponi. Non è giusto essere esclusi dalla vita sociale perché non si è vaccinati e, già ora, non posso mangiare nei locali con la mia famiglia. Ognuno deve tutelare la propria singola libertà e questo non è egoismo.
Leni: Non dici il vero. Se non indossi la mascherina, metti a rischio le persone che ti sono accanto. Per ora, è giusto che le persone possano scegliere se vaccinarsi ma se la situazione peggiorerà sarebbe meglio l’obbligo per tutti.
Marianna V: C’è gente che, per non rinunciare alla libertà di entrare nei locali, si fa prestare il pass. A Boves, ho visto un gruppo di quattro persone che si passavano un unico pass per entrare nel bar.
Tommaso S: Il vaccino ci tutela e non fa male, come invece alcuni pensano, e solo così potremo uscirne. Le persone non dovrebbero poter protestare: non capiscono che cosi favoriscono la diffusione dei virus.
Gabriele C: No, non è giusto: bisogna rispettare l’opinione anche di chi ha paura, che però non deve entrare nei locali, sia chiaro.
Gabriele P: Sì, invece, l’obbligo vaccinale è giusto. È vero che i no-vax dovrebbero avere libertà di scelta, ma mettono in pericolo anche tutti gli altri.
Lorenzo G: Credo sia giusto l’obbligo vaccinale e andrebbe esteso fino ai sei anni per permettere a tutti di entrare nei locali.
Tommaso R: Estendere l’obbligo vaccinale significa evitare discriminazioni: è brutto che un no-vax non possa entrare in un bar con i suoi amici.
Spesso, sui balconi, c’erano striscioni e cori di persone che dicevano: “Ce la faremo. Ne usciremo migliori”. È vero?
Tommaso S: No, nulla è andato bene e non ne usciamo migliori: le persone pensano di più a se stesse.
Gabriele C: Sono d’accordo, non ne siamo usciti migliori, ma più egoisti.
Lorenzo G: Il Covid sta sparendo e noi ne stiamo uscendo da persone migliori.
Leni: Siamo migliori perché, ora, ci laviamo le mani, ma per il resto non siamo cambiati. “Andrà tutto bene” lo dicevano per non scoraggiare le persone davanti alla novità del virus e, per me, andrà bene, ma non è ancora una storia finita.