cuneo

Nel Cuneese mancano gli educatori professionali

25 marzo 2022

Cuneo

Cuneo - Nel Cuneese mancano gli educatori professionali. A lanciare l’allarme sono le cooperative sociali del territorio i cui annunci di lavoro restano molto spesso senza risposta mettendo così a rischio progetti e percorsi destinati a disabili, anziani, minori, donne, migranti, persone con dipendenze e altri soggetti fragili.  Tra le figure più ricercate nel periodo post pandemico ci sono infatti, sia nel pubblico che nel privato, oltre ad infermieri, oss e personale sanitario, anche i professionisti appartenenti al mondo educativo, spesso sottovalutati, sottopagati e poco riconosciuti, ma fondamentali per lo sviluppo di una società, e anche delle singole comunità presenti sul territorio. In particolare con “educatori professionali” si fa riferimento a soggetti precisi e cioè che hanno concluso un percorso di laurea in scienze dell’educazione (classe L19) o in educazione professionale (classe sanitaria 2) e sono iscritti all’albo.  “Già da alcuni anni c’è una grande domanda per queste figure e una carenza nella risposta, la pandemia non ha fatto altro che appesantire la situazione - spiega Manuela Caula, educatore professionale, referente area risorse umane della cooperativa sociale Proposta 80 e tutor al corso di laurea in Educazione professionale dell’Università di Torino -. L’emergenza sanitaria e la riorganizzazione del lavoro in piccoli gruppi hanno aumentato la necessità di personale, nel privato ma anche nel pubblico, soprattutto nel mondo della scuola che negli ultimi due anni ha assorbito molto personale specializzato in questo ambito per poter gestire correttamente e nel rispetto della nuova normativa, bambini con disabilità e percorsi di sostegno. Per quanto riguarda la nostra cooperativa diverse educatrici professionali nell’ultimo anno e mezzo hanno fatto questo tipo di scelta ed hanno iniziato a lavorare nell’ambito scolastico, decisione assolutamente comprensibile, ma difficile da compensare per realtà come la nostra che fanno del rapporto interpersonale fra educatore e ospite e della qualità del progetto educativo e di vita intrapreso, i propri tratti distintivi e caratterizzanti. Al momento entrambi i percorsi di laurea sono a numero chiuso, forse sarebbe opportuno anche valutare la creazione di posti aggiuntivi in modo da mettere sul territorio più figure formate nel campo dell’educazione professionale”.  “Le continue emergenze che stiamo attraversando, prima la pandemia poi l’Afghanistan e oggi la guerra in Ucraina, richiedono un continuo incremento di servizi oltre a creare nuove necessità nella società e quindi opportunità lavorative nell’ambito dell’educazione professionale - aggiunge il presidente della cooperativa Momo, Danilo Costamagna -. Tra le conseguenze del Covid c’è stato anche lo stop dei tirocini e questo è stato un duro colpo, sia per le cooperative che per gli studenti: l’allentamento delle relazioni tra il mondo socio sanitario e quello universitario è stato per noi una perdita di risorse e per i giovani un’occasione mancata di imparare sul campo. Da parte degli studenti si è poi anche assistito, in piccola parte, all’abbandono del percorso scolastico a favore di altre opportunità lavorative, causato probabilmente anche da un riconoscimento insufficiente alla professione da parte degli enti pubblici, ma non solo”. “Nonostante la nostra sia una cooperativa piccola, stiamo assumendo personale, in particolare due educatori professionali e un’assistente sociale - dice Giulia Giordano, vice presidente della cooperativa Fiordaliso -. Sono figure molto preziose e difficili da reperire sul territorio che siamo riusciti ad intercettare grazie ai social, oggi i canali convenzionali e il mondo della scuola funzionano meno per la ricerca del personale. Il nostro è un lavoro complesso dove, oltre al titolo di laurea e all’iscrizione all’albo, servono moltissime competenze relazionali e organizzative, oltre che relisienza, resistenza, flessibilità e spirito di adattamento. L’operatore lavora con persone molto diverse, ognuna con problematiche e storie importanti alle spalle, dalle vittime di tratta ai soggetti senza fissa dimora, agli ospiti delle comunità psichiatriche, e questo è molto impegnativo da un punto di vista mentale quindi non mi stupisce che in molti lascino per entrare nella scuola o trovare soluzioni più stabili ed economicamente più sicure”. “Ad oggi organizzare un’attività come un banale doposcuola è sempre più complesso: con il Covid il carico burocratico e gestionale è notevolmente aumentato e il compito ricade molto spesso sull’operatore - afferma Elena Fenoglio, presidente della cooperativa Caracol -. Stiamo attraversando una nuova era, soprattutto nel mondo dei progetti dove, oltre ad aumentare la richiesta di personale, si rendono necessarie sempre maggiori competenze, dalla capacità di lavorare in equipe a quella integrare il proprio lavoro con quello di altri professionisti”.
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