cuneo

Tagli alla sanità cuneese e non solo

20 marzo 2022

Cuneo

Cuneo - Tutto come prima del Covid, anzi peggio. La sanità piemontese langue sulla soglia di un nuovo commissariamento da parte del ministero della Salute e il ritorno ad un Piano di rientro. Finita la pioggia di fondi Covid, la sanità torna a fare i conti con le proprie risorse e le aziende si trovano tutte in rosso. Per questo l’assessorato di Icardi ha previsto un taglio netto. E mentre in modo strabico da una parte promette fondi per le liste di attesa e una programmazione da 1 miliardo e 285 milioni di nuova edilizia sanitaria, dall’altro trancia i bilanci previsionali delle singole aziende. In provincia di Cuneo a farne le spese, tanto per cambiare, è soprattutto l’Aso Santa Croce e Carle che vede il suo bilancio tagliato di oltre il 20% a differenza delle due Asl di area provinciale, Asl Cn1 e soprattutto l’Asl Cn2 Alba Bra che viene appena toccata. “Sono tagli che arrivano per tutti - spiega il direttore generale  dell’Aso Santa Croce, Elide Azzan - perché la Regione ci chiede di stare allineati su alcuni capitoli importanti, mantenendo il turn over del personale e tornando alle attività pre-Covid del 2019 con l’abbattimento delle liste di attesa. Ci sono tagli ma ci stiamo, siamo avendo gli incontri per il budget con i clinici ma dovremmo tornare al 2019 nella programmazione di questo 2022 anche se abbiamo l’incognita di come saranno l’autunno e l’inverno prossimi. Recuperare le prestazioni perse e ridurre i tempi di attesa per abbattere le liste su cui ci sono risorse ad hoc, prestazioni aggiuntive extra bugdet”. Ora ai direttori generali di Asl e Aso è stato chiesto di rivedere i bilanci preventivi per l’anno in corso, con i tagli, e ripresentarli entro il prossimo 21 marzo con voci e obiettivi ben dettagliati. Per il 2021 il Piemonte è riuscito a chiudere in pareggio grazie ai fondi europei arrivati che hanno dato ossigeno alle casse. I bilanci sono comunque legati alle prestazioni, alle liste di attesa e al personale. L’indicazione data dalla Regione sul personale sanitario è chiara, ma anche in questo caso è contraddittoria: assumere per sopperire alle mancanze di personale e per coprire le liste di attesa ma con quali risorse? L’assessorato ha dato indicazioni di confermare medici, infermieri e operatori sociosanitari assunti con contratti a termine per l’emergenza Covid, allungando i contratti, stabilizzandoli direttamente o  attraverso i concorsi. Per Cuneo significa oggi stabilizzare, in scadenza il 31 marzo con la fine dell’emergenza, 3 ostetriche, 7 oss, un infermiere pediatrico e 13 amministrativi. E a questi si aggiungono i medici e i primari che mancano e per cui sono in corso affidamenti e concorsi. Ma anche la stabilizzazione degli assunti a tempo determinato per l’emergenza, non basta, perché tra pensionamenti, dimissioni volontarie,  trasferimenti al privato sono centinaia i posti vacanti. Le liste di attesa La questione personale si inserisce sul problema delle liste di attesa. Cirio e Icardi annunciano 50 milioni di euro ad hoc e l’obiettivo, di qui a giugno, di ridurre le liste d’attesa del 30 per cento. E da settembre si annuncia anche una presa in carico del cittadino per alcune prestazioni più delicate, come è avvenuto per i vaccini: i pazienti saranno contattati direttamente per l’appuntamento con sms che indica data e luogo della visita o intervento in base al codice di priorità dell’impegnativa. Questo comporterà maggiore mobilità dei pazienti tra un ospedale e l’altro non solo all’interno della propria area provinciale ma anche fuori.  La Regione avvierà un monitoraggio azienda per azienda per capire dove e per quali prestazioni esistono particolari criticità e settimana dopo settimana monitorare i progressi del piano regionale. Ancora tante promesse, ma senza soldi non si possono assumere i professionisti che permetterebbero di abbattere le liste di attesa, se non affidandosi per buona parte al privato. Al di là degli annunci a fare chairezza sono i numeri: confrontando i dati pre e post Covid rispetto al 2019 i ricoveri programmati hanno avuto un calo del 33,7% nel 2020 fermandosi a 133.500, calo che si è attestato al 20,5% nel 2021 ovvero 160.100; le visite e prestazioni ambulatoriali, invece, sono calate del 34,5% nel 2020 da quasi 4 milioni a 2,61 milioni e del 24,7% l’anno successivo (fermandosi a 3 milioni). Ma i dati dello screening oncologico sono gravi, e proprio su questi da tempo era arrivato l’allarme dei medici: oltre il 50,3% in meno nel 2020 (211.300 contro i 425.100 del 2019) con un recupero però del 45% nel 2021 (403.800). Nel 2020 lo screeening oncologico dell’utero è precipitato al 55,7% e del colon-retto al 51,7%, solo il tumore al seno nel 2021 ha avuto un’accelerazione recuperando il gap del 2020 e andando oltre del 5,2% in più. Gli altri dati impietosi sono quelli attuali delle liste di attesa: 117 giorni per una mammografia (ma sono stati anche 140), 89 giorni per una visita endocrinologica, 88 giorni per un ecodoppler (ma sono stati anche 112), 70 giorni per un fondo oculare, 70 giorni per una spirometria, 61 giorni per un Holter.
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