cuneo
Conti in rosso nelle Asl e il personale che se ne va
24 febbraio 2022
Cuneo
Cuneo - I conti in rosso della maggior parte delle aziende ospedaliere piemontesi e il personale che manca, che se ne va nel privato o in altre regioni, sono i due problemi che stanno attanagliando l’assessorato regionale alla sanità. A questa situazione, ma è strettamente legato, c’è il sempre più pesante scenario delle liste di attesa.
Il problema conti appare evidente in questa situazione sospesa tra due anni di pandemia e un futuro che non si conosce. L’assessore regionale alla sanità Luigi Icardi ha detto che il Covid è costato al Piemonte più di un miliardo in due anni. E dunque occhi ben aperti sui conti di Aso e Asl che stanno arrivando in questi giorni in assessorato su cui non ci sono buone prospettive, con centinaia di milioni di euro fuori dai budget. E se nel 2021 con i fondi Covid promessi dallo Stato (le Regioni hanno chiesto 2 miliardi e 200 milioni ma solo una parte è arrivata) si pensa di coprire i buchi, il vero problema è questo 2022. La Regione ha già fatto capire che non è in grado di affrontare i bilanci finora presentati delle aziende sanitarie. E Icardi ha detto esplicitamente ai direttori generali di ridurre le spese possibilmente senza mettere in discussione le prestazioni.
Venendo meno le risorse extra dell’emergenza Covid le Asl corrono davvero il rischio di trovarsi con bilanci decisamente in rosso tanto da riportare il Piemonte verso “il commissariamento” della sanità regionale ovvero il ritorno al piano di rientro controllato dal ministero.
A quello dei conti si unisce il problema delle liste di attesa. Un problema enorme che tanto maggiormente colpisce le zone più “periferiche” come il Cuneese.
Cirio e Icardi hanno annunciato un investimento di circa 50 milioni di euro per recuperare le liste di attesa, di nuovo con il soccorso dei privati. Si tratterebbero di 36 milioni di fondi statali nuovi e di, forse, una dozzina di milioni rimasti dallo scorso anno, in attesa della chiusura dei conti.
“Useremo - dicono Cirio e Icardi - il Dirmei, il dipartimento interaziendale che con l’Unità di crisi che ha gestito la pandemia e che ora si concentrerà sul superamento delle liste d’attesa. Uno degli aspetti più gravi negli anni passati è stato non dare il giusto riconoscimento al personale sanitario, non sostituendo quello andato in pensione e causando la fuga dal sistema pubblico per il privato. Questo ha creato un depauperamento enorme del nostro sistema sanitario e ora lavoriamo perché non siano più commessi questi errori”.
Anche sulle liste di attesa ci sono molti ma. Perché non si conoscono esattamente numeri e tempi di ogni singola realtà territoriale e poi c’è l’incognita dei privati che si sono dichiarati disponibili a soccorrere il pubblico dietro lauto pagamento, ma facendo prima i loro conti, ovvero intervenendo non tanto dove sono le maggiori esigenza ma solo dove è conveniente operare per un privato. La scorsa settimana è stato pubblicato un bando proprio per raccogliere le adesione dei privati valido per tutto il territorio piemontese, con scadenza il 7 marzo.
In questa situazione rimane anche la questione della medicina territoriale da risolvere con i fondi del Pnrr per ospedali, case della comunità e centrali operative territoriali, che ci sono e sono reali ma che hanno bisogno che le singole Asl siano efficienti al 100%, rispettando tempi di realizzazione e attivazione perché tutto dovrà essere completato, funzionante e rendicontato entro il 2026. Proprio il dossier medicina territoriale è approdato martedì in consiglio regionale ed è stato approvato con i consiglieri della minoranza Pd che hanno chiesto “più trasparenza e condivisione, perché la delibera è un elenco di indirizzi e di potenziali scatole vuote che poco hanno a che vedere con un lavoro di progettazione”.
Perché non sia un elenco vuoto e cercare di uniformare i tempi, anche se in alcuni casi si tratta di adeguamenti di strutture esistenti e in altri di costruzioni ex novo, e per verificare passo passo il rispetto del cronoprogramma, Icardi ha voluto costituire un settore della direzione Sanità ad hoc affidato all’ex direttore sanitario dell’Asl Cn2 Mario Traina.
Ma il problema che sottende a tutto questo è quello del personale.
Il sindacato Anaao Assomed che ha scritto in questi giorni una lettera all’assessorato regionale, spinge anche sui medici in formazione specialistica e chiede di sapere quanti “attualmente sono contrattualizzati tramite il decreto legge Calabria, in quali specialità e quanti di essi lo sono in aziende ospedaliere non universitarie”. Proprio sugli specializzandi il sindacato aveva avanzato proposte concrete e attuabili: mandare gli specializzandi dei primi anni a vaccinare, liberando gli ospedalieri in modo che potessero continuare con il loro lavoro, e quelli degli ultimi anni in corsia, a dare un sostegno in ospedale, soprattutto quelli di provincia.
Il dl era stato approvato proprio nella pandemia per dare una risposta alla carenza di personale. I dati in mano al sindacato parlano chiaro: c’è una grave carenza di personale dirigente ospedaliero, che si riscontra in molte unità operative e in quasi tutti i presidi ospedalieri.
“Sono carenze generali e - dicono all’Anaao regionale - il personale impegnato dei medici ospedalieri è sottosposto a carico di lavoro eccessivo tra le normali attività ordinarie pre-esistenti alla pandemia da Covid-19, tra lo smaltimento delle liste d’attesa, tra la campagna vaccinale e la cura dei pazienti affetti da Covid -19”.
Una situazione che si sta aggravando dal fatto che c’è un continuo allontamento del personale dagli ospedali pubblici, e questo sta avvenendo pesantemente anche nel Cuneese. Sono licenziamenti, richieste di pre-prensionamento, spostamenti ad altre strutture sanitarie, soprattutto private, ma anche pubbliche ma fuori regione.
“Ci sono numerose dimissioni volontarie di dirigenti dagli ospedali pubblici, la maggior parte verso il privato - conclude Anaao - che sono da attribuire esclusivamente al crescente disagio lavorativo che nel pubblico si evidenzia e che la pandemia non ha fatto altro che esasperare”.
Un problema che è comune a tutto il personale sanitario, specie gli infermieri (secondo il sindacato Nursing Up mancano in Piemonte almeno 4.000 infermieri), e che è destinato a peggiorare e ad acuirsi con l’aumento delle strutture sanitarie previste dal Pnrr, ospedali e case di comunità.