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Ospedale di Demonte, quale futuro?
20 febbraio 2022
Cuneo
Demonte - Adesso è ufficiale, come già annunciato da La Guida nelle scorse settimane, l’Ospedale di Comunità di Demonte non rientrerà nei progetti finanziati con i bandi Pnrr e, da quanto si legge nel documento approvato dalla Giunta Regionale, neanche nell’elenco degli interventi per cui saranno stanziati altri tipi di risorse.
“Adesso è chiaro che l’esclusione non era una fantasia, ma un dato reale - commenta il presidente dell’Unione Montana Loris Emanuel -. Da parte delle amministrazioni locali esiste una fondata preoccupazione per il futuro di questa struttura. L’essere stati esclusi dall’opportunità di accedere a un finanziamento importante come quello dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rischia di mettere in discussione il futuro di questa realtà. Si tratta infatti di un edificio grande che richiede importanti lavori strutturali, l’ipotesi di intervento che l’Asl aveva presentato alla Regione parlava di un preventivo di spesa di oltre 2.000.000 euro. Pensare oggi di recuperare questi soldi attraverso fondi propri dell’AslCn1, conoscendo le difficoltà economiche in cui versa il comparto della sanità, è veramente difficile. Siamo molto, molto preoccupati”.
Oggi i tre piani dell’ospedale sono occupati per meno del 50%. Una parte del primo piano ospita la comunità per anziani autosufficienti “La Susto” (12 posti), la restante uffici del personale e locali di servizio; al secondo piano vengono ospitati i ragazzi della Residenza Assistenziale Flessibile per disabili che si è trasferita a Demonte dopo l’inagibilità della sede di Beinette; al terzo piano, attualmente sottooccupato, si trovano 24 letti tutti collegati all’ossigeno e altri aggiuntivi ricavabili in alcune stanze attualmente utilizzate come deposito/magazzino, qui il personale permette turni completi di infermieri e Oss, vi operano i quattro medici della valle, ha sede lo sportello Asl e del servizio sociale.
Da anni di parla di un progetto di rilancio della struttura, che andrebbe rivista e potenziata anche per essere più “efficiente” e sostenibile. Un primo passo era stato fatto con l’arrivo di nuovi ambulatori specialistici, come quello della cronicità, ma il sogno di trasformarlo in una vera Casa della Salute non è mai andato del tutto in porto, se non parzialmente.
Sulla proposta di rafforzamento dei servizi ha lavorato per lungo tempo il dottor Corrado Camilla, tra i fondatori dell’associazione di volontariato “Insieme ... Diamoci una mano onlus”, impegnato come medico nella prima esperienza di cure primarie portata avanti a Demonte dal 2002 al 2011. “Questo ospedale è stato lasciato nel limbo, così come è adesso è una cattedrale nel deserto - commenta Camilla -.Il numero esiguo di pazienti, non contemplato nelle linee guida italiane degli Ospedali di Comunità, rende non sostenibile nel tempo l’attività. Inoltre una struttura che potrebbe e dovrebbe servire più valli è invece a servizio esclusivo dei pazienti dei medici della valle Stura. Serve lavorare sui contenuti: sul versante ospedaliero si può prevedere un canale privilegiato con l’Ospedale Santa Croce, facilitandone dimissioni di pazienti, anche con un certo grado di complessità, ma ormai stabilizzati e con un percorso terapeutico definito e riducendo gli accessi impropri al Dea. E’ possibile anche strutturare il sistema in modo che sempre al S. Croce si possano effettuare accertamenti e consulenze in giornata per i pazienti dell’Ospedale di Comunità di Demonte, senza che ne derivi necessariamente un ricovero. Utile ragionare poi sulla possibilità di utilizzare parte dei tanti posti disponibili come letti di sollievo (con spesa compartecipata dai pazienti) per chi non necessita più di cure sanitarie particolari ma non è dimissibile per vari motivi. Ultimo punto, sarebbe vantaggioso valutare un accordo con i medici di famiglia per garantire che i pazienti provenienti da altre zone possano essere seguiti a Demonte dai medici dell’Ospedale di Comunità, per il solo periodo del ricovero senza dover cambiare il proprio dottore. Infatti per i medici delle valli vicine può essere un ostacolo al ricovero il dover effettuare lunghi spostamenti, talvolta giornalieri, che vanno a scapito del tempo dedicato ai propri pazienti. Sul versante territoriale occorre invece, oltre alla buona volontà dei singoli, meglio strutturare la collaborazione fra Ospedale di Comunità, medici di Medicina Generale, servizio infermieristico, servizio sociale, volontariato e soprattutto istituzioni locali. Perché la struttura possa effettivamente costituire lo snodo che mette in comunicazione l’Aso Croce con i territori occorre costruire percorsi e definire modalità di lavoro che comportino vantaggi per entrambi. La struttura c’è, le potenzialità anche, bisogna solo credere nella bontà di questo progetto di integrazione tra medicina territoriale, Ospedale di Comunità e ospedale di livello superiore”.
Da parte degli amministratori locali c’è la massima disponibilità a trovare una soluzione e si sta lavorando in questa direzione. “Se ci fosse la volontà politica di lasciare la Raf a Demonte vorrebbe dire dare un futuro a questa struttura, ma è una scelta che coinvolge tutti i sindaci e che Beinette e Demonte devono risolvere insieme. Il problema comunque non è solo del Comune di Demonte e della Valle Stura - sottolinea Emanuel -, ma è di tutti i sindaci del distretto dell’Asl Cn1 perché l’Ospedale è di proprietà dell’Asl, quindi è un bene che rischia, se non si interviene in modo strutturale e dandogli una destinazione d’uso, di gravare su bilancio di tutti. L’Ospedale di Demonte è già una realtà come sostiene la Regione, ma esiste oggi e domani? La notizia della costruzione di un nuovo ospedale di Comunità a Borgo San Dalmazzo rende tutto ancora più incerto e preoccupante, chi ci assicura che tra qualche anno non si decida di spostare i posti da Demonte a fondo valle? E’ necessario confrontarsi con maggiore chiarezza su questa situazione, il rischio è che sia stata assunta una scelta irreversibile”.