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Ospedali, liste di attesa chilometriche e personale che manca

18 febbraio 2022

Cuneo

Cuneo - È un lento ritorno alla normalità anche negli ospedali cuneesi. Lento perché i ricoveri Covid continuano e perché bisogna ritornare a riorganizzare il personale sanitario. E lento perché le liste di attesa, anche quelle che in parte erano state sfoltite nel corso dell’estate e fino a ottobre, sono ritornate chilometriche. Lo conferma il direttore generale del Santa Croce e Carle, Elide Azzan: “Ad oggi, (mercoledì 16 febbraio ndr), sono ancora 51 i ricoverati al Santa Croce e Carle per Covid, e dunque non possiamo abbassare la guardia, ma man mano chiudiamo i posti Covid e li riconvertiamo in posti bianchi per riprendere ricoveri ordinari programmati e attività ambulatoriale per affrontare le liste di attesa. I reparti Covid restano ma hanno meno letti, e se prima li abbiamo concentrati al Carle ora lo faremo al Santa Croce con accesso diretto dal Pronto Soccorso, perché vogliamo fare meno trasferimenti possibili di pazienti”. La Regione Piemonte ha dato indicazioni alle Aziende sanitarie di spingere per una progressiva ripresa delle attività ordinarie negli ospedali, sia mediche che chirurgiche ed ambulatoriali, sulla base dell’andamento epidemiologico. Da tre settimane consecutive l’incidenza del contagio in Piemonte è in netto calo e da due anche i ricoveri. Cuneo torna dunque ad attivare l’attività ambulatoriale procrastinabile (prestazioni in classe P e D); e poi ricomincerà anche con i ricoveri procrastinabili cioè ordinari programmati non oncologici con classe di priorità B e C, e ricoveri elettivi con classe D e infine la libera professione intramuraria. “Non abbiamo mai chiuso del tutto - continua la Azzan - ora ritorniamo ad aprire ma sempre con la duttilità del personale. Per gli interventi e i ricoveri servono anestesisti e personale infermieristico che deve liberarsi dai reparti Covid. Non cambia la nostra linea: cerchiamo di assumere per sopperire al turn over, coprire le assenze ed espletare le nostre attività istituzionali”.  I problemi rimangono comunque quelli di organizzazioni ad ampio raggio non solo di una singola azienda ospedaliera ma di tutto il territorio e quelli della mancanza del personale, oltre alla questione liste di attesa. Sulle liste la Regione annuncia l’investimento di 50 milioni di euro per recuperare le prestazioni che i due anni di pandemia hanno rallentato: 36 milioni stanziati dallo Stato e altre risorse ed economie esistenti. Come? Non è ben chiaro se non, di nuovo, facendosi aiutare dal privato.  L’assessore alla sanità ha infatti appena pubblicato un bando per nuovi accreditamenti di strutture private esclusivamente su alcune delle prestazioni ambulatoriali maggiormente da potenziare per ridurre le attese. In provincia di Cuneo le criticità maggiori sono individuate in undici ambiti: allergologia, cardiologia, chirurgia vascolare, dermatologia, gastroenterologia-chirurgia ed endoscopia digestiva, oculistica, ortopedia e traumatologia, ginecologia, otorinolaringoiatria, pneumologia, radiologia diagnostica, reumatologia, recupero e rieducazione funzionale primo livello. La Regione punta ad azzerare le code entro la metà del 2023 attuando da subito un sistema di monitoraggio settimanale di verifica dell’avanzamento nelle prestazioni con sistemi di penalità e premialità sugli obiettivi da raggiungere.  Una premialità già garantita per direttori generali, amministrativi e sanitari, perché la giunta regionale ha deliberato l’aumento del 7% degli stipendi dei vertici di Asl e Aso. Ma le liste di attesa si possono azzerare solo potenziando il personale ed è lì che si inceppa il meccanismo. Il personale, medico e infermieristico manca e continua a mancare. Anche nel dibattito in Commissione sanità regionale è emerso il problema: tutti i finanziamenti rischiano di essere solo annunci o “operazioni di edilizia sanitaria senza la previsione di un piano d’investimento per medici, infermieri e operatori sociosanitari”. Il personale continua a mancare nonostante i concorsi, soprattutto perché aumentano le mansioni e le coperture da garantire: dai vaccini ai tamponi, dalla medicina territoriale agli ospedali, in concorrenza tra loro. E a questo si aggiungono sia le convenzione tra aziende sia il problema dell’organizzazione territoriale generale. E il più “danneggiato” in questo gioco ad incastri continua ad essere l’ospedale hub di riferimento che è il Santa Croce e Carle di Cuneo. Nelle ultime settimane sono tante le convenzioni di collaborazioni più con l’Asl Cn2, cioè Verduno, che con l’Asl Cn1: personale medico che oltre al suo lavoro a Cuneo deve fare e supportare i servizi a Verduno e negli altri ospedali. Un sovraccarico che va a penalizzare il capoluogo.  “Sono convenzioni che l’hub di riferimento deve fare con il territorio, con le attività di spoke per essere più vicini ai pazienti lì dove si trovano - spiega Elide Azzan -. Alcune azioni di secondo livello e le urgenze si fanno solo a Cuneo altri servizi si possono fare anche sul territorio. Con l’Asl Cn1 abbiamo una collaborazione dall’atto aziendale, anche con strutture complesse interaziendali, si va a definire chi e dove si fanno le cose”. Nell’organizzazione territoriale Cuneo rimane comunque sempre centro nevralgico ed è la realtà a cui si dovrebbe prestare più attenzione con più risorse. Il sindacato lamenta che invece non sempre è così e porta ad esempio la gestione dell’ortopedia: Mondovì ha 10 ortopedici, Savigliano 13, Cuneo soltanto 11 ma il pronto soccorso ortopedico cuneese è aperto 24 ore su 24 a differenza degli altri due ospedali. “L’organizzazione territoriale forse dovrebbe essere rivista un po’ meglio  - dicono i sindacati medici - e non sempre a discapito dei soliti. Ma i casi come l’ortopedia sono molteplici e riguardano un po’ tutta l’area chirurgica, con un ospedale a cui tutti fanno riferimento ma che non ha risorse umane sufficienti per rispondere a tutti”. Scrivi qui il
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