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“Non sono arrabbiata con Dio perché ci ha tolto Carlo, ma Lo ringrazio: perché siamo stati fortunati ad averlo con noi per tanti anni”

10 febbraio 2022

Cuneo

Manta - Maria Grazia Agasso è nata a Piasco e vive a Manta. I giochi, le scuole, il primo incontro con Carlo Scaramozzino, che diventa poi suo marito: “Nella sua vita ha sofferto tanto, ma ha saputo perdonare”. Carlo nel sogno la sera del suo funerale. “Lui non ha sprecato la sua vita: era capace di tanti gesti squisiti verso gli altri”. La toccante storia si può leggere sul settimanale "la Guida" in edicola da oggi, giovedì 10 febbraio, o qui sotto in abbonamento all’edizione digitale de La Guida.   Maria Grazia Agasso, che vive a Manta, è nata il 22 dicembre 1957 a Piasco: “Mia madre si chiamava Elda Bernardi, mio padre Pier Ettore. Era un grande appassionato dei vecchi mestieri, aveva costruito anche la Wild in miniatura: le sue creazioni oggi sono visibili a Busca, presso l’associazione Ingenium. I miei genitori erano delle brave persone, che hanno sempre voluto bene a noi cinque figli (Bruna, io, Domenico, Alberto e Mariangela)”. I suoi giochi? Ho giocato tanto a Piasco, in strada: eravamo in tanti! Ne abbiamo combinate tante, davvero! Le scuole? Ho studiato fino alla terza Media. Poi ho lavorato in un negozio di articoli sportivi. Quindi ho fatto per un po’ la parrucchiera da Ambra a Piasco (il lavoro che sognavo di fare!). Poi è uscita un’allergia e ho dovuto smettere. In seguito andavo a guardare i bambini di Ambra (alla sua famiglia sono molto legata) e ho lavorato fino al 1990 alla Rogel di Rossana, come operaia, quando è nata Alice. Dove ha conosciuto suo marito Carlo Scaramozzino, mancato a 65 anni nel maggio del 2021? A Piasco, Carlo era in bici con degli amici: era il giugno del 1976. La simpatia è nata subito, io stavo prendendo la patente. Quando l’ho presa, lui è arrivato con una magnifica composizione di fiori, con scritto ‘Complimenti’! Anche i miei erano stati colpiti da questo suo gesto... Lui aveva già il cuore buono da giovane, e quando ci trovavamo di sera con gli amici, pagava sempre il gelato a tutti! Quello che aveva, Carlo lo condivideva con tutti. Le vostre nozze? Il 5 dicembre 1982, a Piasco, davanti a don Garnero. Ero già incinta di Marica e abbiamo fatto una grande festa alla ‘Pantalera’, con 200 persone. Abbiamo avuto due figlie: Marica ed Alice. E tre nipoti: Elisabetta, Elia e Manuel. Come era Carlo visto da vicino? Era un uomo buono e generoso. Unico, capace di tanti squisiti gesti di attenzione verso di me e verso gli altri. Legatissimo alla famiglia, è stato anche un grande padre. Sul lavoro, non aveva orari e i fiori erano la sua grande passione. Gentile e disponibile con tutti a qualunque ora (quanti pasti interrotti per andare a dare i fiori ai clienti!), anche per aiutare gli amici a fare lavori faticosi, anche se aveva la schiena a pezzi … Non era capace a dire di no a nessuno! Si arrabbiava? Solo quando giocavamo a carte, a ‘scala quaranta’, perché io non ricordavo le carte. Era sempre molto dispiaciuto nel vedere i giovani morti e mi diceva sempre: “Pensa a quanto noi siamo fortunati”. Che lezioni ha lasciato Carlo? Tante e tanti ricordi bellissimi! L’importanza di non litigare e di andare sempre d’accordo (lui soffriva quando non era così). Nella sua vita ha sofferto tanto, ma ha saputo perdonare. Quando è mancato Paolo, suo padre, lui è diventato il perno della sua numerosa famiglia. E con i nipotini che faceva? Li coccolava, li adorava. Quanti gesti, quanti vizi ha dato a loro! E tutti le mattine quando faceva colazione metteva le monete in disparte per loro, due euro per ogni nipote. Come affrontava i problemi di salute? Ci conviveva. Con il suo mal di schiena, con il diabete, aveva avuto perdite momentanee della memoria, ma non si abbatteva mai! Era sempre positivo e infondeva coraggio negli altri.  Le reazioni della gente quando Carlo è mancato? Abbiamo capito, vedendo centinaia di persone piangere lacrime sincere, che Carlo era benvoluto da tutti! E questo ci ha fatto felici e ci aiuta ad andare avanti.  Il suo funerale? Mi ha dato una forza enorme. Anche in quei momenti di grande dolore è venuta fuori la grandezza di mio marito, in tante testimonianze lette in chiesa. A don Beppe (senza parole e che non sapeva cosa dirmi) ho spiegato che io non sono arrabbiata con Dio che ci ha portato via Carlo, perché penso a tutti quelli che stanno peggio. Ringrazio Dio: in fondo noi siamo stati fortunati, perché abbiamo avuto la fortuna di godere della sua compagnia per tanti anni! Io sono serena, anche se so bene che ci saranno momenti difficili.  È vero che l’ha sognato? Sì. La sera del funerale l’ho sognato, era tornato qui a casa nostra: non era un fantasma, ci siamo abbracciati forte forte! Io gli ho detto, felice: “Ma Carlo, hai visto quante cose hanno fatto per te oggi?”. E lui mi ha stretto forte: “Ma voi siete tutti matti!”. E dopo: “Vado ancora sul balcone a vedere i fiori”. Io: “No, non andare, stai ancora qui con noi, perché le nostre figlie stanno soffrendo tanto! Dai un segno anche a loro”. Carlo mi ha risposto: “Non so se posso”, ed è sparito. Ma io non mi sento abbandonata, né da Carlo, né da Dio. Come vede il suo futuro? Con tanto dolore ma anche tanto amore dentro. E sono sicura che sarà sempre vicino a noi. Lui non ha sprecato la sua vita, aveva tanti amici.  E la casa di Maria Grazia Agasso, che domina le serre dove sono coltivati molti fiori, è tappezzata da tanti disegni colorati di nonno Carlo, fatti dalla nipotina che va all’asilo. Carlo Scaramozzino Carlo Scaramozzino
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