Cuneo - Che cosa ne sarà del Santa Croce sull’altipiano quando non sarà più ospedale?
È questa una delle domande fondamentali che deve porsi la nuova programmazione dei servizi sanitari cuneesi, punto centrale tanto quanto quello della nuova costruzione.
Il nuovo ospedale di Cuneo continuerà ad essere un Hub di secondo livello e sede di Dea di II livello e sarà punto di riferimento per le attività di ricovero ad alta complessità e ad alta specializzazione per l’intero territorio dell’Area Omogenea Piemonte Sud-Ovest, cioè per tutta la provincia di 586.000 abitanti ma sarà anche ospedale di base e di I livello per il distretto Sud-Ovest cioè per i 162.000 abitanti di Cuneo e dintorni.
L’area di Confreria intorno al Carle è stata individuata ormai da Consiglio comunale di Cuneo e dall’assemblea dei sindaci del distretto come l’area del futuro nuovo ospedale. Allo stesso tempo non è pensabile abbandonare nel cuore della città un’area immensa come quella del Santa Croce senza pensare da subito a un suo utilizzo. Il consiglio comunale ha prorogato l’esistenza della Commissione speciale per l’ospedale (ha chiuso la vecchia e dato vita ad una nuova) proprio con questo compito. Ma al di là degli annunci nulla si è più mosso e la commissione non è più stata convocata (l’ultimo incontro a novembre con i Comitati di quartiere).
Eppure è nelle priorità di tutti definire cosa fare dell’ospedale sull’altipiano.
Icardi ha dato alcune indicazioni su come la Regione si sta muovendo in altre città. I vecchi ospedali di Alba e Bra, già ora vuoti dopo l’entrata in funzione di Verduno, entreranno a far parte di un fondo immobiliare con Regione e Ream Sgr (la società specializzata nell’istituzione e gestione di fondi di investimento alternativi immobiliari, nata dalla Fondazione Crt, diretta da Giovanni Quaglia, e che ha come soci buona parte della Fondazioni bancarie piemontesi): la Regione mette gli ospedali la Ream ristruttura per farne sedi di ospedali e case di comunità. Nell’operazione potrebbero poi nei prossimi anni finirci anche Saluzzo e Savigliano su cui Icardi ha detto sarò necessario “demolire e ricostruire perché l’antisismica è un costo che si aggira sui 100 milioni”.
Per Cuneo la strada sembra potrebbe essere quella già avviata a Torino per il Parco della Salute e le Molinette: un tavolo di lavoro tra Regione, Comune, Fondazione Ospedale Santa Croce e Università per definire strategie possibili da subito. Cuneo non può aspettare, come avvenuto dopo l’abbandono del vecchio ospedale nel cuore del centro storico, settant’anni prima di vedere un grande immobile recuperato e riconvertito (sarà la nuova Biblioteca civica).
Per l’attuale Santa Croce si parla di demolizione di una parte dei fabbricati, proprio per diminuire l’intervento antisismico, e di riutilizzo sempre in ambito sanitario. L’Asl Cn1 potrebbe trasferirsi, evitando di pagare gli affitti di via Carlo Boggio e creare finalmente una nuova medicina territoriale, ma l’area del Santa Croce potrebbe avere almeno altre tre destinazioni: essere sede di housing abitativo per i professionisti della sanità che vengono a lavorare a Cuneo; centro per la ricerca sanitaria su cui Cuneo già oggi, spesso in silenzio, eccelle in vari campi; e sede universitaria con relativo campus per gli studenti. Un polo sanitario primario, non più ospedale, ma di studio da una parte e di servizi per i cittadini dall’altro, nel cuore della città.
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Cuneo - Che cosa ne sarà del Santa Croce sull’altipiano quando non sarà più ospedale?
È questa una delle domande fondamentali che deve porsi la nuova programmazione dei servizi sanitari cuneesi, punto centrale tanto quanto quello della nuova costruzione.
Il nuovo ospedale di Cuneo continuerà ad essere un Hub di secondo livello e sede di Dea di II livello e sarà punto di riferimento per le attività di ricovero ad alta complessità e ad alta specializzazione per l’intero territorio dell’Area Omogenea Piemonte Sud-Ovest, cioè per tutta la provincia di 586.000 abitanti ma sarà anche ospedale di base e di I livello per il distretto Sud-Ovest cioè per i 162.000 abitanti di Cuneo e dintorni.
L’area di Confreria intorno al Carle è stata individuata ormai da Consiglio comunale di Cuneo e dall’assemblea dei sindaci del distretto come l’area del futuro nuovo ospedale. Allo stesso tempo non è pensabile abbandonare nel cuore della città un’area immensa come quella del Santa Croce senza pensare da subito a un suo utilizzo. Il consiglio comunale ha prorogato l’esistenza della Commissione speciale per l’ospedale (ha chiuso la vecchia e dato vita ad una nuova) proprio con questo compito. Ma al di là degli annunci nulla si è più mosso e la commissione non è più stata convocata (l’ultimo incontro a novembre con i Comitati di quartiere).
Eppure è nelle priorità di tutti definire cosa fare dell’ospedale sull’altipiano.
Icardi ha dato alcune indicazioni su come la Regione si sta muovendo in altre città. I vecchi ospedali di Alba e Bra, già ora vuoti dopo l’entrata in funzione di Verduno, entreranno a far parte di un fondo immobiliare con Regione e Ream Sgr (la società specializzata nell’istituzione e gestione di fondi di investimento alternativi immobiliari, nata dalla Fondazione Crt, diretta da Giovanni Quaglia, e che ha come soci buona parte della Fondazioni bancarie piemontesi): la Regione mette gli ospedali la Ream ristruttura per farne sedi di ospedali e case di comunità. Nell’operazione potrebbero poi nei prossimi anni finirci anche Saluzzo e Savigliano su cui Icardi ha detto sarò necessario “demolire e ricostruire perché l’antisismica è un costo che si aggira sui 100 milioni”.
Per Cuneo la strada sembra potrebbe essere quella già avviata a Torino per il Parco della Salute e le Molinette: un tavolo di lavoro tra Regione, Comune, Fondazione Ospedale Santa Croce e Università per definire strategie possibili da subito. Cuneo non può aspettare, come avvenuto dopo l’abbandono del vecchio ospedale nel cuore del centro storico, settant’anni prima di vedere un grande immobile recuperato e riconvertito (sarà la nuova Biblioteca civica).
Per l’attuale Santa Croce si parla di demolizione di una parte dei fabbricati, proprio per diminuire l’intervento antisismico, e di riutilizzo sempre in ambito sanitario. L’Asl Cn1 potrebbe trasferirsi, evitando di pagare gli affitti di via Carlo Boggio e creare finalmente una nuova medicina territoriale, ma l’area del Santa Croce potrebbe avere almeno altre tre destinazioni: essere sede di housing abitativo per i professionisti della sanità che vengono a lavorare a Cuneo; centro per la ricerca sanitaria su cui Cuneo già oggi, spesso in silenzio, eccelle in vari campi; e sede universitaria con relativo campus per gli studenti. Un polo sanitario primario, non più ospedale, ma di studio da una parte e di servizi per i cittadini dall’altro, nel cuore della città.
Riutilizzare il Santa Croce per la sanità
06 febbraio 2022
Cuneo
Cuneo - Che cosa ne sarà del Santa Croce sull’altipiano quando non sarà più ospedale?
È questa una delle domande fondamentali che deve porsi la nuova programmazione dei servizi sanitari cuneesi, punto centrale tanto quanto quello della nuova costruzione.
Il nuovo ospedale di Cuneo continuerà ad essere un Hub di secondo livello e sede di Dea di II livello e sarà punto di riferimento per le attività di ricovero ad alta complessità e ad alta specializzazione per l’intero territorio dell’Area Omogenea Piemonte Sud-Ovest, cioè per tutta la provincia di 586.000 abitanti ma sarà anche ospedale di base e di I livello per il distretto Sud-Ovest cioè per i 162.000 abitanti di Cuneo e dintorni.
L’area di Confreria intorno al Carle è stata individuata ormai da Consiglio comunale di Cuneo e dall’assemblea dei sindaci del distretto come l’area del futuro nuovo ospedale. Allo stesso tempo non è pensabile abbandonare nel cuore della città un’area immensa come quella del Santa Croce senza pensare da subito a un suo utilizzo. Il consiglio comunale ha prorogato l’esistenza della Commissione speciale per l’ospedale (ha chiuso la vecchia e dato vita ad una nuova) proprio con questo compito. Ma al di là degli annunci nulla si è più mosso e la commissione non è più stata convocata (l’ultimo incontro a novembre con i Comitati di quartiere).
Eppure è nelle priorità di tutti definire cosa fare dell’ospedale sull’altipiano.
Icardi ha dato alcune indicazioni su come la Regione si sta muovendo in altre città. I vecchi ospedali di Alba e Bra, già ora vuoti dopo l’entrata in funzione di Verduno, entreranno a far parte di un fondo immobiliare con Regione e Ream Sgr (la società specializzata nell’istituzione e gestione di fondi di investimento alternativi immobiliari, nata dalla Fondazione Crt, diretta da Giovanni Quaglia, e che ha come soci buona parte della Fondazioni bancarie piemontesi): la Regione mette gli ospedali la Ream ristruttura per farne sedi di ospedali e case di comunità. Nell’operazione potrebbero poi nei prossimi anni finirci anche Saluzzo e Savigliano su cui Icardi ha detto sarò necessario “demolire e ricostruire perché l’antisismica è un costo che si aggira sui 100 milioni”.
Per Cuneo la strada sembra potrebbe essere quella già avviata a Torino per il Parco della Salute e le Molinette: un tavolo di lavoro tra Regione, Comune, Fondazione Ospedale Santa Croce e Università per definire strategie possibili da subito. Cuneo non può aspettare, come avvenuto dopo l’abbandono del vecchio ospedale nel cuore del centro storico, settant’anni prima di vedere un grande immobile recuperato e riconvertito (sarà la nuova Biblioteca civica).
Per l’attuale Santa Croce si parla di demolizione di una parte dei fabbricati, proprio per diminuire l’intervento antisismico, e di riutilizzo sempre in ambito sanitario. L’Asl Cn1 potrebbe trasferirsi, evitando di pagare gli affitti di via Carlo Boggio e creare finalmente una nuova medicina territoriale, ma l’area del Santa Croce potrebbe avere almeno altre tre destinazioni: essere sede di housing abitativo per i professionisti della sanità che vengono a lavorare a Cuneo; centro per la ricerca sanitaria su cui Cuneo già oggi, spesso in silenzio, eccelle in vari campi; e sede universitaria con relativo campus per gli studenti. Un polo sanitario primario, non più ospedale, ma di studio da una parte e di servizi per i cittadini dall’altro, nel cuore della città.