cuneo

L’altro è un mistero

03 febbraio 2022

Cuneo

C’è un lungo racconto che lo dice benissimo: “Bartleby lo scrivano” di Herman Melville (1853). È la storia di un uomo dal comportamento incomprensibile, che tale resta fine alla fine, anche per chi lo segue e osserva prima con curiosità e stupore, poi con sempre più vivo e sincero interesse: l’avvocato che lo ha assunto nel proprio ufficio di New York e che è anche la voce che narra questa storia così insolita. Bartleby, pallido e mite, rifiuta di eseguire le funzioni per cui è stato assunto. “Preferirei di no” è la sua unica risposta, ripetuta ogni volta che gli si rivolge una richiesta, persino quella di mangiare qualcosa. Non c’è ribellione né arroganza. Non sembrerebbero nemmeno esserci emozioni. Solo una quieta e passiva resistenza, forse. Solo una evidente e rinnovata rinuncia: alla vita, all’azione, a esprimersi in altro modo, a partecipare. L’avvocato non si dà pace: da uomo di legge qual è - esperto di regole civili, penali, sociali - è smosso nel profondo da quest’uomo che da ogni regola si sfila, chiuso in se stesso, in un suo sistema di coerenza interna, irraggiungibile e non decodificabile neanche da chi come l’avvocato si impegna a farlo. Bartleby è diverso. E la sua diversità mette in discussione la presunta normalità degli altri. La sua esistenza mette in crisi il sistema di certezze dell’avvocato ed è lì a ricordarci che ciascuno è un mondo, un enigma che, anche quando non appare inclassificabile come Bartleby, non può essere ridotto a standard, griglie, etichette, rassicuranti di solito per chi le applica, ma sempre riduttive del mistero più ampio che ciascuno è.
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